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“MERDE ALORS”

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2 Il generale Pierre Cambronne esclamò “Merde!” durante la disfatta di Waterloo quale ultimo grido, anche con tocco di nobiltà, di chi rifiutava la resa quale servitore della Patria. Qualche giorno fa l’epiteto da nobile lignaggio scatologico è uscito dalla bocca del Ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn e riferito al nostro Ministro dell’Interno perché dissentiva dalle conclusioni “politicamente corrette” del ministro lussemburghese. E qualche riflessione andrebbe fatta in merito all’episodio. Innanzitutto il constatare il livello da trivio nel quale è scaduto il dibattito politico specie se in un contesto fra nazioni diverse nell’ambito di quella “Unione” che tanto unita non sembra essere, e che rasenta quasi il corpo a corpo col dito puntato a sfiorare le gote del nostro ministro. Perché un conto è lavare i panni in casa con alterchi anche vivaci ma fra le quattro mura, un conto è il confronto con altre realtà nazionali in campo aperto. Segno che oramai siamo alle battaglie finali di una guerra iniziata qualche decennio fa con l’istituzione di una Unione Europea partita capovolta dalla comunione di una sola moneta senza predisporre l’unione d’intenti fra le nazioni nella fiscalità, difesa, lingua, leggi a tutto vantaggio di quegli Stati (Germania e Francia) che hanno il timbro di voce più alto e che non smentiscono l’antico sogno del predominio nel Vecchio Continente. Tutti avvertiamo la necessità di una Europa a due livelli di potenza economica ma non è mai stato possibile concretizzarla perché significherebbe un’autonomia eccessiva di quei Paesi che sono predestinati ad essere portatori d’acqua al mulino altrui e la scomparsa stessa del progetto europeista così come è stato ideato: non la collaborazione fra Stati che hanno sistemi socio economici diversi (com’era bella e godibile la CEE) bensì un caos propositivo ed esecutivo che “bullizza” i più deboli indebolendo le loro possibilità di crescita come il non poter stampare moneta per risollevarsi economicamente come ha fatto il Giappone di Abe. Ed è proprio questo scadimento comportamentale di chi siede gli scranni europei che forse è di buon auspicio perché evidenzia con discreto vigore la débâcle di questa struttura, probabilmente il “merde” come disse il generale francese di Waterloo può essere interpretato come rivolto a se stesso prima della incipiente resa. Poi andrebbe ancora una volta, se proprio necessario, enfatizzato il rispetto di cui godiamo dei nostri colleghi, se ai loro occhi siamo soltanto sterco. Ed è sempre quella goccia che fa traboccare il vaso che rivela il giudizio sempre sottaciuto dei nostri coinquilini. Ma ne hanno ben donde visti i nostri governi che hanno sempre appoggiato scelte che continuamente hanno minato la nostra sovranità in tutti i campi per noi migliori (scienza, agricoltura, Know how innovativi) ed essenziali come immersi in una sindrome di Stoccolma spero non voluta ma non c’è da crederci. In tal caso non posso misconoscere che forse quel termine ce lo meritiamo tutto in virtù di attività truffaldine a vantaggio di chi vuole negare ed estromettere dalle decisioni la volontà popolare. Cittadini degradati a servitù in questa falsa democrazia che allontana sempre di più le necessità del delegante dal potere molto personale del delegato. E come sta succedendo in altri paesi, Svezia compresa, culla stanca del degrado lib-lab, la popolazione invoca a gran voce la nascita di altri leader che possano arginare questa volontà schiavizzante. E qualcuno anche da noi ha cominciato ad alzare la voce richiedendo rispetto per le proprie esigenze con un linguaggio semplice chiaro e che ovviamente miete proseliti ogni minuto e riprendendo le carte in mano esprime dissenso verso il “mainstream” UE. Ed era doveroso mettere i puntini sulle “i” per un’affermazione del ministro lussemburghese che paventava l’importanza del fenomeno migratorio per contrastare l’invecchiamento della popolazione europea. Al che il nostro ministro ha replicato che preferiva “aiutare i nostri giovani a fare figli e a non avere nuovi schiavi provenienti dall’Africa”. E la contro replica non si è fatta attendere “In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinché voi in Italia poteste avere dei soldi per i vostri figli” concludendo con il verbo scatologico. Ma come fa un uomo politico, se non accecato dalla protervia di una presunta superiorità morale, morbo di cui soffrono gli esponenti della sinistra, a fare simili paragoni? E’ vero che molti italiani sono migrati in Lussemburgo nel secondo dopoguerra, ma anche in altri Sati come USA e Australia, ma è altrettanto vero che quella immigrazione ha portato benefici al piccolo Stato prima come operai delle miniere poi come operai nell’industria siderurgica oggi come esperti nel settore finanziario, non avendo mai creato problemi di sicurezza o di convivenza, anche perché condividevano la cultura del paese d’approdo molto diversamente dai migranti di oggi. Non solo, ma quando arrivavano venivano anche messi in quarantena altro che trattenuti sulla nave Diciotti o in alberghi e andare in giro a sporcare e a fare casino. Ma sappiamo che il Ministro mandarino di questo staterello è ministro degli esteri da 14 anni in quota Partito Socialista Operaio ed è lo stesso che rivolgendosi ad Orban lo ha definito “Viktator” perché trattava i migranti peggio degli animali. Ed è il culmine di un disprezzo tutto europeo, culturale ed antropologico verso l’Italia, come si evince da analoghi comportamenti ingiuriosi di Pierre Moscovici che straparla di “piccoli Mussolini” o come l’altro commissario europeo Oettinger che addirittura ha proposto di esporre a mezz’asta davanti alle istituzioni comunitarie le bandiere di quegli Stati, ovviamente nostro compreso, considerati inadempienti ai dettami finanziari di Bruxelles. E come annota Marco Ajello sul “Messaggero” il monopolio delle buone maniere, che certo establishment attribuisce a se stesso, non sta sempre o non sta affatto in quella parte che crede di incarnarlo. E la volgarità di Asselborn fa il paio col nuovo titolo del “Financial Times” così espresso “L’abbaiare dei populisti italiani è peggiore del loro morso”. Per tutto questo, insieme al fazzoletto di terra lussemburghese che da grande paradiso fiscale vuole impartire lezioni di etica, solidarietà e multiculturalismo al nostro Paese, i populisti continueranno a spopolare!

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