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Moreno Burattini, l’editor della collana dedicata a Zagor

Editor della collana dedicata a Zagor, uno dei più longevi personaggi a fumetti del panorama nazionale, dopo Tex,
Diabolik e Alan Ford

Toscano, di San Marcello Pistoiese, Moreno Burattini, classe 1962, si è laureato in Lettere presso l’Università di Firenze con una tesi sulla sceneggiatura di fumetti. Una passione traslata in lavoro, grazie all’opportunità che gli diede il celebre editore Sergio Bonelli, il quale riuscì a intravedere in lui una scintilla, divenuta, con il passare del tempo, sacra fiamma.

Dal 2007 editor della collana dedicata a Zagor, uno dei più longevi personaggi a fumetti del panorama nazionale, dopo Tex, Diabolik e Alan Ford, per citare i più famosi. Dalla Nona Arte ha poi confermato le sue doti come scrittore, critico letterario e anche blogger, giacché è quotidianamente presente sul Web, dove non manca di sollecitare i lettori con i suoi “utili sputi di riflessione”, titolo di un libro del 2015, nel quale raccolse gli aforismi twittati fino a quel momento. Simpatico e sagace, si è gentilmente prestato a rispondere alle nostre domande.

Iniziamo con una domanda che ci conduce all’attualità. Sei una persona molto attiva anche attraverso i social e, grazie al tuo lavoro, voli alto con la fantasia. Al di là delle idee complottiste e senza bisogno di scomodare, per una volta, insigni virologi, ti sei fatto una personale idea di questa pandemia? Cosa prevedi per il futuro: saremo davvero migliori, magari ne usciremo peggiori oppure tornerà tutto come prima?

Le idee complottiste sono sempre così singolari e bizzarre da farmi chiedere se siano parto di un solo creativo o ci sia dietro un intero team di sceneggiatori. Mi viene in mente Il pendolo di Foucault, a mio avviso il miglior romanzo di Umberto Eco, che scriveva: “L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata.

E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli”. A proposito della pandemia, mi rifiuto naturalmente di credere a congiure di Bill Gates, di Big Pharma, del Deep State e dei cinesi. Al di là di questo, mi sono fatto un’idea fondata unicamente su ciò che leggo e che sento (mi baso insomma sul parere altrui), e non essendo io uno scienziato prendo le mie stesse poche convinzioni con il beneficio d’inventario.

Il pericolo di una pandemia era comunque stato prospettato sia da molti scienziati, sia da tanti scrittori (basterà pensare a L’ombra dello Scorpione, di Stephen King) e si sapeva che prima o poi si sarebbe concretizzato, facilitato dagli scambi interpersonali di un mondo che si è fatto sempre più piccolo. Non ne usciremo affatto migliori, come hanno dimostrato i comportamenti irrazionali di cui siamo stati testimoni. Mi pare che si siano anzi acuite le tendenze antiscientifiche e la polarizzazione in schieramenti ferocemente contrapposti, già stimolate anche in precedenza dalla degenerazione di social in cui prevalgono gli haters e la disinformazione.

Se ci aggiungiamo una classe politica incompetente e senza credito, in Italia e nel mondo, e l’imbarbarimento del dibattito a tutti i livelli, non vedo come ci si possano aspettare dei miglioramenti. Siamo al “si salvi chi può”, ognuno per sé. A epidemia sgonfiata (confido più in un naturale annichilimento del virus, come nel caso dell’influenza spagnola, che in un vaccino), i sopravvissuti si leccheranno le ferite e proveranno a ricostruire un minimo di comunità internazionale, che mi pareva già assente prima e del tutto scomparsa adesso. A livello sociale, purtroppo, non torneremo più indietro dall’e-commerce e spariranno i negozi sotto casa, chiuderanno le ultime edicole, i cinema e le librerie.

Ci guarderemo con più diffidenza di prima e tutti si rinfacceranno qualcosa. Forse, in una decina di anni avremo riassorbito le cicatrici. In ogni caso saremo nelle mani dei grandi colossi del Web, che detteranno le leggi agli Stati. Isaac Asimov aveva previsto tutto, del resto, immaginando sia una US Robotics monopolista, sia una ribellione antiscientista dell’opinione pubblica.

La celebre attrice statunitense Wanda Sykes ha dichiarato: “se senti che c’è qualcosa là fuori che dovresti fare, se ne hai una passione, allora smetti di desiderare e fallo”. Il sogno nel cassetto di chiunque è far diventare un lavoro ciò che più ci piace e tu l’hai realizzato. Come ci sei riuscito e quali sono i segreti che conducono al successo?

Erskine Caldwell diceva che il segreto della vita è quello di trovare persone disposte a pagarti per fare delle cose che tu saresti disposto a fare pagando, se avessi il denaro necessario. Io sarei stato disposto a pagare, pur di riuscire a scrivere Zagor e ho trovato la persona disposta a pagarmi perché lo facessi, Sergio Bonelli.

Dopo trent’anni che faccio questo mestiere, posso dire di aver realizzato il mio sogno di ragazzo. Faccio il lavoro che volevo fare, che è come essere innamorati della propria moglie. Come ci sono riuscito? Un po’ per fortuna, un po’ per merito, come in tutte le cose. Però c’è qualcosa in più: la passione che mi ha spinto a crederci, giorno dopo giorno. Non sono state tutte rose e fiori, non si è trattato di una strada in discesa, non è stata (e non è) una passeggiata. A volte sono stato sul punto di andar via sbattendo la porta, ho trovato i miei ostacoli. Ma sono andato avanti e oggi mi sento molto sereno, valutando il percorso compiuto.

Il tuo recente matrimonio sembra tratto anch’esso da una sceneggiatura, sia per la genesi, sia per come si è concretizzato. Vuoi raccontarlo ai nostri lettori?

Con grande sorpresa mia e di Valentina (la dolce metà), di questa storia hanno parlato giornali e TV, siamo stati intervistati e abbiamo avuto persino dei giornalisti alla cerimonia. Tutto è nato in seguito a una discussione su Twitter. Ho fatto una battuta che a una mia follower è sembrata sessista (questa: “le donne credono più degli uomini nella reincarnazione, perché a loro piace cambiarsi d’abito”), abbiamo chattato per chiarirci, è cominciata una frequentazione via messaggi privati finché abbiamo deciso di incontrarci a metà strada fra le nostre città, per conoscerci di persona.

Dopo una normalissima cena, in attesa del mio treno, abbiamo fatto una passeggiata in un giardino pubblico davanti alla stazione, finché, cercando di uscirne in tempo utile, ci siamo accorti che il parco aveva un orario di chiusura e i cancelli erano stati incatenati, bloccandoci dentro. Invece di inveire l’abbiamo presa a ridere e, aiutandoci a vicenda, abbiamo scavalcato l’inferriata, che era pure di una certa altezza. Pare che questa impresa ci abbia convinti a vicenda che il destino ci aveva lanciato un segnale.

Abbiamo iniziato una nostra storia, entrambi avendo dei figli ormai grandi, nati in precedenza e dopo tre anni abbiamo deciso di sposarci, nonostante la pandemia in corso. È la mia donna ideale perché ha la casa piena di libri e di fumetti come me. Abbiamo unito le nostre biblioteche.

Escludendo Zagor, sarebbe una scelta troppo scontata, quale supereroe dei fumetti ti piacerebbe impersonare e, se potessi, in che modo utilizzeresti i tuoi poteri?

Dal punto di vista pratico, i poteri che preferirei avere sono quelli di Sue Storm, la donna invisibile dei Fantastici Quattro. Potrei entrare dappertutto senza essere visto. Mi vengono in mente un sacco di possibili circostanze in cui mi farebbe comodo, non solo la prima che viene in mente ai maschietti. Vero è che da super poteri derivano super responsabilità, per cui ogni tanto, protetto dal mio campo di forza, andrei a fare degli scherzetti ai bulli che infastidiscono i più deboli.

Impossibile intervistare Moreno Burattini e non dialogare su Zagor. Nato dalla mente creativa di Sergio Bonelli e graficamente realizzato dal disegnatore Gallieno Ferri, uscì nelle edicole, con l’allora tipico formato a striscia, nel lontano 1961. Il prossimo anno sarà, quindi, quello del sessantennale. Una ricorrenza importante, che pone questo eroe del fumetto, per cui scrivi storie da 29 anni e la cui testata curi personalmente da quasi 14, ormai fra gli immortali del genere. Raccontaci quando e come nacque questa tua grande passione e, infine, se puoi, svelaci qualche anticipazione per i festeggiamenti previsti nel corso dell’imminente 2021.

Lo Spirito con la Scure è una sorta di mio fratello maggiore, più vecchio di un anno (lui del 1961, io del 1962), i cui consigli mi aiutano da una vita. Con la differenza che io invecchio, lui no. Quando lessi la prima avventura di Zagor, avevo sette o otto anni.

Bonelli e Ferri mi hanno fatto crescere nella foresta che avevano creato su misura per Zagor: Darkwood. Come me, ci sono cresciuti milioni di lettori, i ragazzi degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta. Una volta, nella rubrica della posta di uno degli albi di Zagor, un lettore confidava a Sergio Bonelli: “So di aver avuto un’infanzia splendida, grazie allo Spirito con la Scure”. Il segreto del successo dell’eroe è nella formula escogitata dal suo creatore, che non aveva voluto legarlo a un genere preciso (quello della western Vecchia Frontiera e degli scenari da “Ultimo dei Mohicani”), ma farne un crocevia fra le suggestioni di ogni derivazione, per cui le storie possono essere contaminate dall’horror, dalla fantascienza, dal fantasy, dal giallo, dall’avventura esotica come da quella storica.

Per questo i lettori non sanno mai che tipo di storia aspettarsi nell’avventura successiva. In sessant’anni ci siamo rinnovati nel rispetto della tradizione e per questo abbiamo conservato uno zoccolo duro di lettori che ci premiamo in edicola ogni mese. Anche in libreria, dato che ci siamo allargati pure là.
Per il 2021 ci saranno molte sorprese, la più eclatante delle quali è un viaggio di Zagor in Europa, e un transito anche dall’Italia.