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NODI AL PETTINE

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242Stanno mutando parecchi equilibri semplicemente perché la gente comune non ne può più di condotte politiche tanto lontane da tutti quei disagi sociali che ottenebrano la nostra vita tutti i giorni e non solo degli italiani. La prevedibile farlocca campagna elettorale della sinistra ha dato risultati altrettanto prevedibili dal momento che la gauche ha traslocato le terga dalle catene di montaggio alle più pacifiche e allettanti poltrone del palazzo. Non ha saputo interpretare l’angoscia dei cittadini riguardo il lavoro, la sicurezza, l’immigrazione incontrollata, il welfare, il fisco troppo famelico, la natalità ridotta al negativo sostituita da un’apertura dei confini con forze lavoro molto discutibili in utilità, cavalcando nobili cause mondializzanti come i diritti procreativi con uteri in affitto, lo ius soli, il divorzio breve, l’insignificanza della pena giudiziale con ergastoli ridotti e svuotacarceri, la stigmatizzazione di pericoli inesistenti come i gruppi di reiterazione littoria o onda nera che dir si voglia, visti i risultati elettorali da zero virgola, la negazione di una violenza rossa ancora attuale ed anacronistica, perdonata in tutti gli ambiti socio politici e giudiziali, se non addirittura seguita e ammirata come le abitazioni dei pulpiti da parte di chi non smette di abiurare il passato terroristico nel novero dei “compagni che sbagliano” e la moltiplicazione di quei centri sociali(se ne contano tra i conosciuti 250 ma i gruppi antagonisti sono migliaia), cui regalano strutture pubbliche d’incontro che pullulano di adepti uniti dal sincero democratico sentimento di odio omicida verso chi non la pensa come loro. Si affianca un Papa che vuole tutte le frontiere aperte, che plaude Lutero, visita Evo Morales, plaude l’abortista Emma Bonino, abbraccia un sincretismo impossibile con la religione islamica, non sale sulle barricate a difendere i cristiani uccisi nel mondo ma accetta che nel suo Stato non ci sia lo ius soli e che non si possa entrare e circolare liberamente. Sono idiosincrasie ed ossimori così evidenti che anche l’umile fornaio o artigiano inizia a rendersi conto. E quanto il nostro paese non conti più nulla in termini decisionali in ambito europeo, ma nel contempo esercita grande timore il risveglio di una coscienza popolare poco incline all’autodistruzione lo dimostra l’ansia dell’asse franco tedesco nella prospettiva di modificare l’assetto costituzionale della UE ma non nel senso del rispetto delle sovranità nazionali bensì nel creare istituzioni a più largo raggio e in tutti i settori che indeboliscono ancora di più le volontà dei popoli che ne costituiscono l’ossatura come difesa comune, finanza comune, parlamento comune, legislazione comune. E questa la “Spectre” che presto si abbatterà sui nostri italici, non solo, destini. L’Italia è troppo importante come porta al mediterraneo per le nazioni nordeuropee e pertanto dev’essere disarticolata e smembrata nella sua identità, come d’altronde già nei decenni passati si è fatto col delitto Mattei perché al nostro paese era venuto in mente di avere una politica petrolifera propria. Italia serva e tale dovrà rimanere. E se ci fosse ancora qualche dubbio basta osservare cosa sta succedendo in questi giorni col nostro carissimo presidente del consiglio che, allora nel 2015 ministro dell’Interno, firmò un accordo per cedere alla Francia circa 400 Km2 di mare fra Sardegna e Liguria molto ricco in fauna ittica e di risorse di gas naturale e che in queste ore dovrebbe essere ratificato a Bruxelles ma che ha indotto l’onorevole Meloni a denunciare Gentiloni ipotizzando reati come atti di ostilità e infedeltà contro lo Stato italiano. Siamo arrivati a questo punto! Per non parlare dell’agricoltura ridotta terra terra per usare un eufemismo, dalle arance marocchine, olio tunisino e quote latte che avviliscono i nostri allevamenti. O del sequestro delle navi di ONG( Proactiva Open arms spagnola o in precedenza la tedesca Jugend Rettet ) che sbarcano immigrati illegalmente, infischiandosene dei trattati del nostro governo con i paesi nordafricani, verso le nostre coste come rispondessero a ben altri ordini di chi vuole ridurre il nostro paese ad una banlieue europea. E siamo arrivati al punto che l’Italia è spaccata in due blocchi del tutto prevedibili, come nella UE il blocco di Bruxelles e il blocco di Visegrad, separati nella casa comune della ribellione verso l’establishment dittatoriale ed espropriatorio che nulla ha a che fare con la vita reale ma che non dividono il talamo nuziale in quanto infastiditi dal russare dell’altro: un sud in apnea in cerca di ossigeno, un nord che si ingegna a come produrlo. E pensare che storicamente era proprio il Sud ad essere un faro di ricchezza e civiltà, defraudato dei suoi averi da un regno sabaudo feroce ed accentratore e da quelle pseudo rivoluzioni unitarie che sono rimaste ancora oggi sulla carta. Qualche guizzo leghista meridionale mi ha fatto capire che non tutto è perduto e che anche al sud c’è ancora gente che non ama ciucciare la lupa perché sa cosa significa la manna dal deserto e quanto costi in termini di dignità umana. E spero tanto che l’intelligenza greco latina mediterranea la spunti sugli asburgici frattali e riprenda un glorioso cammino riportando all’interesse universale la ricchezza delle sue bellezze e che non cadano ancora nel baratro di un meridionalismo allargato e civilmente indegno. La cittadinanza non può essere il solo requisito per un reddito. Ci vuole quel minimo orgoglio che possa esprimersi col mantra “questo l’ho fatto io!”. Italiani unitevi veramente, senza furbizie e favoritismi perché quello che stiamo assistendo oggi al teatrino del governo in fìeri è colpa solo nostra, della nostra natura egoista e traditrice che assimila tanto la vita reale che la kermesse politica. Nessuno cede: alla fine moriamo tutti per eccesso di democrazia e non saremo certo noi a scrivere questa angosciosa pagine storica decadente ed insulsa. Ma a rileggerla i nostri figli e nipoti non ne comprenderanno il linguaggio!!

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