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NON C’E’ MIGLIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE

Le Associazioni per la conservazione della memoria della Filanda NON acconsentiranno mai a che un solo cm. quadrato di patrimonio verde di Pescara sparisca. Lavorano solo perché si accresca la massa fotosintetica di cui Pescara ha un bisogno vitale! Le Associazioni per la Filanda, conosciuta solo ieri mattina l’area dove “pare” il costruttore potrebbe collocare la palazzina, non hanno alcun dubbio a ritenere assolutamente inaccettabile quella collocazione nel cuore dell’area verde del quartiere. Nei propri autonomi sopralluoghi, avevano pensato di poter valutare diversamente una eventuale collocazione in zone marginali dell’area. Ma hanno sempre evitato di proporre in prima persona aree di scambio, lasciando il compito all’autorità comunale che – nell’interesse generale della cittadinanza – ha il quadro dei pesi e contrappesi.
Il ruolo della Associazioni resta quello di indicare alla comunità l’esigenza di salvaguardare un luogo storico della città, impedendo che anche le residue tracce dell’originario complesso, come il pregevole Casino di caccia, vengano affogate in una oppressiva edificazione e, sostanzialmente, cancellate dalla possibile fruizione collettiva.
Il compito dell’Amministrazione Comunale è quello di individuare le possibili soluzioni urbanistiche, compatibili con gli assetti della zona prescelta per lo spostamento dei volumi oggi previsti, nell’ambito delle aree nella sua disponibilità. Per questo è giusto sollecitarla ad approfondire la ricerca, anche con soluzioni alternative, seguendo il principio del minor consumo del suolo e della equilibrata dotazione di servizi per la città.
Acclarato questo, dichiarano:
E’ offensivo che alcuni consiglieri comunali continuino a mistificare e diffondere false notizie circa le finalità del comitato che intende, invece, solo contribuire – senza alcun tornaconto personale presente o futuro – a dotare la nostra città di aree memoriali di interesse generale, e a farle vivere come luoghi socializzanti e culturalmente significativi, con un percorso – già in itinere – di urbanistica partecipata. Il comitato non sta quindi pensando al cortile della propria abitazione, ma ad un bene comune!
E’ offensivo che qualcuno possa permettersi di dire che sarebbe meglio, piuttosto, chiudere le buche delle strade. Sembra veramente mistificatorio contrapporre le esigenze della manutenzione ordinaria degli spazi pubblici ad una progettualità di più ampio respiro di cui  la città non può privarsi senza smarrire la propria coscienza di essere comunità. E’, dunque, auspicabile che questa dichiarazione non nasconda una preconcetta opposizione al fatto che la “memoria” di cui si parla contenga anche la storia femminile della città, e che la mobilitazione sia partecipata da tantissime donne, giovani e non giovani.
Perché se così fosse, sarebbe un boomerang innanzitutto per chi tali dichiarazioni osa formulare, specie se, in altri momenti, ha contribuito a creare la situazione di rimozione storica a cui si sta cercando di rimediare con tantissima fatica.

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