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“NOVE PETALI DI LOTO”

Il caso Cucchi, il processo agli accusatori di Saviano, la sentenza #grandirischi a L’Aquila…ma anche l’assoluzione delle 3 maestre di Pinerolo, gli scontri tra magistrati alla procura di Milano… la cronaca giudiziaria italiana offre quotidianamente la fotografia di un sistema ASSURDO, CHIUSO IN SE STESSO, incapace di assicurare la GIUSTIZIA, di autocorreggersi, di ottenere così la fiducia dei cittadini. Martedì 18 novembre – presso il Teatro Sala Fontana – debutta in Prima Nazionale a Milano “Nove Petali di Loto”, l’opera di cine-prosa di Milo Vallone e Luca Pompei liberamente ispirata ad una vicenda minore (il “Caso Cearpes” in Abruzzo”) ma emblematica di tante storie italiane. Dalla storia paradossale e kafkiana di Cearpes e del suo direttore Dominique Quattrocchi nasce uno spettacolo che affronta i temi scottanti del potere, della relazione con le istituzioni, la burocrazia…dei rapporti tortuosi tra chi agisce e chi gestisce. Il calvario umano, professionale e giudiziario di un uomo e dei suoi amici/soci  alle prese con un lavoro difficile (occuparsi di minori con problemi socio-comportamentali…), a contatto quotidianamente con la vera FOLLIA umana, la pazzia di ragazzi che vivono – soprattutto in Italia – in un autentico LIMBO, tra leggi che non esistono e strutture che non hanno l’adeguato sostegno della politica ma soprattutto della comunità civile. Una pièce che si colloca nell’ambito della migliore tradizione del teatro civile italiano, per far conoscere un caso paradossale e accendere così i riflettori sulla SCHIZZOFRENIA, su come la si cura, sulle professionalità necessarie e sulle autorità chiamate a riconoscerle e a tutelarle. Un progetto culturale che intende perciò rappresentare un GRIDO, una DENUNCIA per aprire un varco su un mondo – la malattia mentale – che esiste e che non si vuole conoscere e/o accettare perché ha sempre fatto PAURA. 80 minuti, 6 attori in scena ed un progetto tra cinema e teatro che vede la firma dell’attore e regista Milo Vallone e di Luca Pompei.  «“Nove petali di Loto” è un testo di fantasia, liberamente ispirato ad una storia vera. Già nel titolo c’è la metafora che vogliamo raccontare: il fiore di loto è un fiore bellissimo ma la sua esistenza non è così facile. Quando inizia a germogliare, si trova sotto l’acqua sporca di laghi o piccoli stagni, circondato da fango e melma e tormentato da pesci e insetti. Ma il fiore di loto si fa forza e, crescendo, sale verso la superficie dell’acqua. Col tempo lo stelo continua ad allungarsi e il baccello lentamente emerge dall’acquitrino. E’ allora che il loto comincia ad aprirsi, petalo dopo petalo, nell’aria pulita e nel sole – spiega Milo Vallone regista, attore e coautore di questa pièce della memoria. –   Lo spettacolo segue il progetto CineprOsa, un modello di realizzazione che vede l’incontro e l’intreccio tra i linguaggi teatrali e quelli cinematografici, ne nasce così un vero e proprio cine-spettacolo che vede un continuo rimbalzo narrativo tra palco e schermo». Un affresco drammatico, liberamente tratto da una vicenda che ha fatto scalpore e continua a farlo per l’evidenza di quegli elementi di malaffare, di superficialità e violenza che sono un emblema dell’Italia che prova a farcela ma sbatte contro il muro d’acciaio degli interessi dei pochi. La vicenda kafkiana di un uomo nel giusto schiacciato da un meccanismo capace di stritolare chi prova a mettersi di traverso, anche solo per difendere se stesso, il proprio lavoro, i principi in cui crede. Dopo 9 anni ora si cerca di ristabilire una verità accertata sul piano giudiziario ma ancora lontana dall’essere abbracciata appieno da una comunità troppo spesso sviata e sconvolta da notizie parziali, sensazionalistiche e spesso prive di fondamento.«La nostra struttura era un punto di riferimento in Italia per l’accoglienza di minori con gravi e gravissimi disagi socio-comportamentali. In pochi giorni siamo diventati degli orchi, un’ associazione a delinquere ed i segni di un calvario giudiziario ed umano durato 9 anni, pure con la completa assoluzione di tutti gli imputati, ci sono rimasti impressi sulla pelle. – spiega Dominique Quattrocchi, fondatore della cooperativa C.E.A.R.P.E.S.  – Nessuno si è preso la briga di chiedere scusa per un errore giudiziario che ha messo in ginocchio 70 famiglie per bene e aumentato a dismisura le difficoltà dei ragazzi nostri ospiti. Ed ora che abbiamo ottenuto giustizia crediamo di avere il dovere di raccontare la nostra storia e di chiedere una completa riabilitazione dei nostri nomi, del nostro passato, del nostro lavoro. Ancora una volta occorre poi sottolineare come, oltre a noi operatori, sono stati loro, i ragazzi, le vittime di una macchina del fango che ha spazzato via la struttura che li ospitava, li ha costretti a tornare al loro disagio, in circostanze percepite come ostili, creando loro ansia e fomentando la sensazione di inadeguatezza e insicurezza che li aveva condotti verso la necessita di un’assistenza».Per la tutela delle vittime e per la difesa di chi ha messo nel suo lavoro ogni oncia della sua vita ed ha visto sgretolarsi ogni cosa nasce inoltre l’associazione Amici di CEARPES le cui finalità sono quelle della tutela di tutte le vittime: di quelle del disagio, tornando a proporre strumenti di sostegno socio sanitari di qualità ma anche di quelle della malagiustizia, a partire dalla cooperativa Cerapes fino a tutte le strutture colpite ingiustamente  da procedimenti giudiziari o campagne diffamatorie attraverso i media.

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