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Nuoto e.. salute

Nel corpo umano sono presenti 327 muscoli classificati come scheletrici (tramite tendini sono collegati alle ossa e svolgono una funzione motoria): questo numero va però raddoppiato dal momento che ciascuno di essi è presente in entrambi i lati del corpo.

Per completare la nozione a questi vanno aggiunti i due muscoli impari del corpo umano: il diaframma (o muscolo respiratorio) che separa la cavità addominale da quella toracica e il pelvico, che riveste il bacino.

Il numero diventa molto più elevato se ai muscoli scheletrici aggiungiamo i piccoli muscoli situati nel dorso, a livello delle vertebre, che compongono il muscolo erettore della colonna vertebrale (sono circa un centinaio).

Questi muscoli spesso “dimenticati” sono invece fondamentali sia per la postura sia come muscoli accessori all’azione di “frusta” che ha la colonna vertebrale in molti sport; la ricerca “ossessiva” della massima performance negli atleti ha portato alla ribalta proprio questi piccoli gruppi muscolari (spesso non considerati) e.. sono risultati proprio loro quelli che hanno portano al miglioramento di record fino a qualche anno fa impensabili.

Ma per allenare contemporaneamente ben 752 muscoli quale sport bisogna praticare? La risposta è solo una: il nuoto.

Da sempre considerato lo sport più completo, negli ultimi anni grazie alla specializzazione medica dei preparatori e degli allenatori, è stato lo sport in cui si sono “frantumati” il maggior numero dei record precedenti.

Unendo le varie discipline del nuoto olimpico (crawl, rana, farfalla e dorso) abbiamo che tutti i gruppi muscolari “lavorano” senza esclusione alcuna e questo porta gli atleti di questo sport ad essere, oltre che competitivi, anche esteticamente molto “apprezzati”: fisici statuari, glutei alti, spalle ben conformate e postura perfetta.

Riportato a livello amatoriale praticare questa disciplina con regolarità (almeno tre volte a settimana per una ora) fa sì che l’allenamento diventa total-body; durante un allenamento in piscina di una ora (utilizzando le varie discipline) si compiono in media 1500 bracciate (e simultaneamente quasi il doppio di gambate) con un consumo di circa 500 calorie, se l’allenamento prevede step di 15 minuti per ognuno dei quattro stili (eseguiti correttamente) vengono utilizzati tutti i muscoli scheletrici con notevoli benefici sia di salute… sia estetici.

Se si volesse quantificare la prestazione di uno sportivo amatoriale che pratica lo sport con regolarità (nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni) basta dividere i tempi e le prestazioni dei “campioni” diviso due; nel crawl un ottimo atleta percorre i cento metri in meno di un minuto, un amatore ne impiega meno di due: questo è il parametro che in fase di allenamento spinge anche “l’amatore” a sognare in grande e a migliorarsi.

Il nuoto è sempre stato, quasi naturalmente, il sistema per l’uomo di “muoversi in acqua”, ci sono testimonianze di uomini che nuotano nella caverna di Gilf Kebir  (un altopiano nella parte sud-occidentale del deserto libico al confine fra Egitto, Libia e Sudan) insieme ad altre raffigurazioni risalenti a 9000 anni fa.

Quello che oggi sembra lo stile più naturale di nuotare, e che erroneamente viene chiamato “stile libero”, è stato inventato solo nel 1873 da John Arthur Trudgen, che lo copiò dallo stile degli amerindi (le popolazioni che abitavano nel continente americano prima della colonizzazione europea); fino a quella data si nuotava in stile rana o di dorso e … lo stile farfalla fu “adottato” solo nel 1952.

Per pura curiosità il primo italiano a scendere sotto la barriera di 1 minuto (59.50) nei 100 m, in stile crawl, fu Carlo Pedersoli nel 1950 (meglio noto come Bud Spencer) in una gara a Salsomaggiore in vasca da 25 m. 

Per completare questo excursus sul nuoto aggiungiamo che quello che viene chiamato erroneamente stile libero è invece la possibilità di effettuare una gara utilizzando tutti i vari stili consentiti… è chiaro che essendo il crawl lo stile più veloce tutti gli atleti lo utilizzano preferenzialmente.

Il nuoto è uno sport aerobico (cardiofitness), fisiologicamente significa che lo sforzo è prolungato per più di venti minuti e siccome le scorte di glicogeno muscolare non sono sufficienti per produrre “energia” (ATP) vengono bruciati i lipidi e i glucidi, inoltre il nuoto può essere considerato anche uno sport anticellulite in quanto all’attività sportiva (aumento della capillarizzazione muscolare) si somma l’idratazione continua della pelle; a completamento delle azioni benefiche abbiamo una aumentata percezione dell’equilibrio corporeo ed una azione antistress.

Il nuoto è diventato uno sport molto tecnico e negli anni agli istruttori si sono affiancati medici fisiologi, fisici e ingegneri aereonautici che con le loro sapienti nozioni sull’idrodinamica e sulla portanza hanno permesso di ridurre le forze di resistenza e migliorare quelle di galleggiamento e di penetrazione. Dichiarava Jacques Yves Cousteau  esploratore, navigatore e oceanografo  francese: tutti nuotano ma pochi sanno nuotare … la prima regola è … non spaventare i pesci.