Nuova Pescara, fusione comuni: il peccato originale
Il peccato originale e la sfida futura della Nuova Pescara è la fusione dei comuni coinvolti tramite un referendum sulla fusione comuni di Nuova Pescara. Infatti, tutto è iniziato quando è emersa l’intuizione.
Fin da quando è emersa l’intuizione della “Nuova Pescara”, ci siamo portati dietro un grande limite originario. Si è celebrato un referendum non su una proposta di legge strutturata, ma su un istinto emotivo. Il quesito di fondo era: “Volete voi una città di Pescara più grande, che assuma dentro di sé Spoltore e Montesilvano?”. Tuttavia, un referendum avrebbe dovuto determinare un pronunciamento su un testo normativo, non su un’emozione. Questo riguardava anche la fusione comuni nel contesto della Nuova Pescara.
Il voto popolare della Nuova Pescara
Il voto ha comunque avuto un riscontro gigantesco. Personalmente, non sono mai stato tra gli entusiasti dell’ingrandimento come valore in sé: ponevo il tema del rischio di una “grande periferizzazione” che, negando le convenienze, avrebbe ridotto tutto a una mera operazione estetica. Questa fusione tra comuni porterebbe a una grande città ma senza progetto solido. Tuttavia, nel momento in cui i cittadini, attraverso la propria autoconvocazione per la fusione dei comuni, hanno determinato una stragrande maggioranza per il “Sì”, il compito delle classi dirigenti deve essere chiaro. Devono far accadere le cose nella maniera migliore possibile in relazione alla fusione comuni e la Nuova Pescara.
Le leggi regionali
Da Presidente della Giunta regionale ereditai due proposte di legge debolissime. Una era a firma Sospiri, e una a firma Mercante. Sembravano concepite più dalla vecchia SIP come cartelle esattoriali che come contenuti progettuali capaci di generare fusione dei comuni per la città di Nuova Pescara. Dopo aver esaminato le due asfittiche proposte dei colleghi dell’allora Consiglio regionale, mi misi al lavoro per elaborare due nuovi testi. Fui coadiuvato dalla Facoltà di Scienze Politiche di Teramo.
Le ipotesi erano due. Prima determinare una fusione graduale, mettendo insieme i servizi e poi attendendo il destino. Oppure operare una “fusione a caldo”, coinvolgendo direttamente i Parlamenti comunali. Questi non dovevano agire da contrarianti, ma da architetti della nuova città. Questo lavoro, frutto di un confronto duale, ha prodotto il voto sulla fusione a caldo. È stata determinata dopo quasi 40 mesi di attività. Il processo della fusione comuni per Nuova Pescara è stato complesso.
Nuova Pescara, fusione comuni e le risorse economiche
Da allora nulla è stato aggiunto, se non due leggi nazionali da me promosse durante la mia presidenza della Commissione Finanze al Senato. Una legge per assegnare alla Nuova Pescara 105 milioni di euro in 10 anni. E una norma che garantisse ai consiglieri comunali dei preesistenti municipi la legittimità di lavorare alla nuova città con tutte le tutele dell’ordinamento. L’integrazione dei comuni in Nuova Pescara è una fusione necessaria per accedere a queste risorse economiche.
A parte questo, nulla si è fatto se non una ginnastica ridente e furtiva. Più grave; da Giamburrasca che da Eta Beta. Ogni giorno dedicato a “fare finta”, come i soldati di Re Ferdinando.
Nuova Pescara e fusione dei comuni: il progetto che manca
Quello che è sempre mancato è un vero progetto di fusione. Spetta ai Parlamenti comunali generarlo, iniziando con l’implementazione della fusione dei comuni di Nuova Pescara. Devono essere aiutati da strutture burocratiche che devono sdoppiarsi, come fecero le assemblee del secondo dopoguerra. In particolare l’Assemblea Costituente eletta nel 1946, quando una parte operava per l’ordinario e l’altra lavorava con la Commissione dei 75.
C’è ancora una possibilità di mettere in campo un progetto serio. Questo eviterebbe la brodaglia cartolare che ogni tanto riemerge come un pesce malato in acqua sporca. So bene che le istituzioni evolvono se garantiscono convenienze collettive, opportunità e comodità. Tuttavia senza un progetto di fusione corriamo il rischio che Pescara diventi come Plinio il Vecchio, senza essere mai stata Plinio il Giovane. Serve un nuovo contratto sociale tra Istituzione e cittadini, imprenditori, portatori di progetti di vita, residenti tradizionali e residenti quotidiani. Questa fusione dei comuni di Nuova Pescara è fondamentale per garantire un’evoluzione delle istituzioni. Ad oggi, nelle carte che girano burocraticamente non c’è un grammo di pensiero. Sembra quasi di leggere le missive di convocazione del Catasto del vecchio Impero.