Ovindoli protagonista: per due giorni capitale italiana di esercitazione e ricerca in superficie delle unità cinofile

A questo importante Polo Formativo Cinofilo organizzato dal Soccorso Alpino Nazionale, hanno partecipato molte unità provenienti da Trentino Alto Adige, Lombardia, Marche, Lazio, Basilicata, Calabria e naturalmente Abruzzo.

Luogo delle attività di formazione è stato il comprensorio di Ovindoli, inclusa l’area della cabinovia, in cui si sono svolte molteplici attività di ricerca, sia diurne che notturne, delle persone scomparse da parte delle varie unità cinofile. Una complicità importante quella che si instaura nel rapporto uomo-cane, fulcro dell’attività cinofila.

“E a tal proposito, passo dopo passo, ai cani si insegna a concentrarsi, ma – spiega Vincenzo Di Giulio, della stazione di Sulmona-Alto Sangro conduttore del cane Maja -, anche a fidarsi di se stessi e del proprio conduttore, a perseverare in ciò che per loro resta un entusiasmante gioco, ovviamente sempre attraverso rinforzi positivi e lo riempie di complimenti festosi al ritrovamento del manicotto, in sostanza lo fa sentire bravo e ricompensato per il lavoro svolto”. Ma tutto questo non si ottiene in un giorno.

“Fin da quando sono cuccioli e – conferma Viviana Ricci della stazione di L’Aquila unità cinofila da ricerca in superficie e valanga, conduttore di Huber – inizia la loro vita nel Soccorso al cane, si insegna attraverso uno schema comportamentale ripetitivo, con situazioni via via più complesse nelle quali si ritrova anche ad agire da solo, a capire il momento in cui finisce la passeggiata e inizia il lavoro vero e proprio”.

Il cane intuisce che sta per entrare in una dimensione “giocosa”, che si traduce in ricerca per i soccorritori, e trova la sua concentrazione. Lo spiega Diego Antonucci, conduttore Abruzzese dell’Unità Cinofila ricerca molecolare del Soccorso Alpino Nazionale, con il suo cane Karjiang: “Per farlo è necessario sottoporre il cane anche ad ambienti contaminati da molteplici odori. Non è escluso che prima di far lavorare un cane maschio, si lasci che un luogo sia attraversato da una femmina in calore. Del resto testiamo le loro capacità fino in fondo in maniera capillare”.

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