Il paradosso energetico e la dialettica delle ombre: oltre il modello spagnolo

Il paradosso energetico europeo torna al centro del dibattito politico italiano. Più che una notizia di giornata, il tema rappresenta una riflessione ampia sulle scelte strategiche dell’Europa, sul rapporto tra indipendenza energetica, gas naturale, nucleare e competitività industriale.

Per questo motivo, il confronto sul modello spagnolo può essere letto come un’occasione per andare oltre la cronaca politica. Infatti, il nodo centrale non riguarda soltanto una polemica tra maggioranza e opposizione, ma il futuro energetico del continente.

Il paradosso energetico europeo emerso attorno al modello spagnolo

​”Non c’è niente di più ingannevole di un fatto ovvio.” ​— Arthur Conan Doyle

​Nel teatro della politica contemporanea, la retorica spesso si scontra con la nuda realtà dei numeri, creando un cortocircuito informativo che confonde l’elettorato. Il recente scontro tra la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e il senatore di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, rappresenta un caso di studio esemplare su come la geopolitica dell’energia possa diventare un terreno di scontro ideologico, spesso a scapito della coerenza logica. Al centro della disputa non vi è solo il prezzo delle bollette, ma la visione stessa dell’indipendenza nazionale e la scelta dei partner strategici in un mondo che sta ridisegnando i propri flussi di approvvigionamento.

Il paradosso energetico europeo nel modello iberico: mito o realtà?

​Elly Schlein ha identificato nel governo di Pedro Sanchez in Spagna un modello di riferimento assoluto. Per la segretaria dem, la penisola iberica rappresenta l’avanguardia di una politica industriale. Questa politica sarebbe capace di scindere il costo dell’elettricità da quello del gas.

Inoltre, proteggerebbe cittadini e imprese dalle fluttuazioni dei mercati internazionali. Tuttavia, come spesso accade quando si elevano modelli stranieri a feticci politici, la realtà sottostante appare molto più complessa. Risulta anche più contraddittoria di quanto la narrazione dell’opposizione voglia ammettere. La critica mossa dalla Schlein al governo Meloni si concentra su un presunto passaggio di sudditanza.

Si passerebbe dalla dipendenza dal gas russo di Putin a quella dal gas americano di Trump. Questa accusa, tuttavia, ignora un dato fondamentale della geografia energetica globale. La diversificazione non è un atto di sottomissione politica, ma una necessità di sicurezza nazionale. Eppure, il paradosso sollevato da Malan squarcia il velo di questa retorica. Il “modello” spagnolo si regge su fondamenta energetiche identiche, se non più compromesse, di quelle italiane.

​I numeri che smontano il racconto

​Secondo i dati ufficiali di Snam ed Enagás, l’Italia ha importato dagli Stati Uniti circa 9-10 miliardi di metri cubi di gas nel 2025. Nello stesso periodo, la Spagna di Sanchez ha importato tra i 9 e gli 11 miliardi di metri cubi. Nonostante una retorica spesso critica verso l’atlantismo più marcato, Madrid attinge a piene mani dalle risorse energetiche d’oltreoceano, smentendo nei fatti la narrazione di una “via terza” europea ed autonoma.

​L’aspetto più spinoso riguarda però il gas russo. Mentre l’Europa si è data obiettivi ambiziosi per azzerare la dipendenza da Mosca, la Spagna di Sanchez sembra aver percorso una strada ambivalente. Le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dalla Russia verso la Spagna non solo non si sono azzerate, ma hanno mantenuto volumi significativi, stimati intorno ai 3 miliardi di metri cubi. Questo dato pone un interrogativo etico monumentale: com’è possibile eleggere a modello un governo che continua a rimpinguare le casse del Cremlino mentre professa fedeltà ai valori europei?

Il paradosso energetico che attraversa l’Europa

Il tabù nucleare e la competitività

​Un altro elemento di frizione riguarda la composizione del mix energetico. La Spagna riesce a mantenere prezzi competitivi anche grazie a una risorsa che in Italia rimane un tabù per il PD: l’energia nucleare. Circa il 20% della produzione elettrica spagnola deriva dall’atomo, fornendo una base di carico costante e a basse emissioni. Chiedere il “modello spagnolo” senza accettare il nucleare è una contraddizione in termini: non si può avere la stabilità dei prezzi di Madrid mantenendo i pregiudizi ideologici di Roma.

​Conclusione

​In definitiva, la “buccia di banana” su cui è scivolata Elly Schlein mette a nudo la fragilità di una narrazione che usa i modelli stranieri come clave contro l’avversario interno, dimenticando che i numeri non possono essere piegati all’infinito. Se la Spagna è il modello, bisogna accettarne anche le contraddizioni: il gas americano, il gas russo e l’atomo. Senza questa onestà intellettuale, il dibattito sull’energia rimarrà un “disco rotto”, incapace di accendere la luce nel futuro del Paese.

diCarlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
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