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Partita il 6 marzo la campagna dell’Uaar incentrata sulla Ru486

«Ho scelto di interrompere volontariamente una gravidanza con la terapia farmacologica. L’ho potuto fare in tutta sicurezza. La Ru486 evita il ricovero ospedaliero e l’intervento chirurgico: una scoperta scientifica meravigliosa per la salute delle donne».

È partita il 6 marzo, a Pescara, con un camion vela che toccherà diversi punti strategici della città, la nuova campagna dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) incentrata sull’aborto e in particolare sulla Ru486 e che vede come testimonial Alice Merlo, una giovane donna che nei mesi scorsi ha raccontato la propria esperienza in un post su Facebook denunciando che i «maggiori problemi legati all’ivg sono le dinamiche colpevolizzanti, la riprovazione sociale per aver fatto quella scelta, l’imposizione del senso di colpa e del dolore».

«I concetti-chiave attorno a cui ruota la nostra nuova campagna sono autodeterminazione, libertà e scienza», spiega Cinzia Visciano, responsabile nazionale dei circoli territoriali. «Per questo abbiamo chiesto ad Alice di esserne il volto: perché il suo sguardo e le parole da lei scelte per raccontare la propria esperienza di aborto medico testimoniano proprio tutto ciò: la capacità di ogni donna di scegliere per se stessa, l’irrinunciabilità di decidere del proprio corpo e della propria vita, l’importanza della ricerca scientifica in materia di salute sessuale e riproduttiva».

Il lancio di oggi è una delle tappe di questa campagna, che vedrà manifesti informativi e di sensibilizzazione ben presto anche a L’Aquila e Teramo.

«Con questa campagna vogliamo dire basta ai paternalismi e basta alle stigmatizzazioni», spiega ancora Visciano. «Ma è anche occasione per ribadire alcuni degli obiettivi della nostra associazione in materia, come l’abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici (che devono garantire premura e tempestività nei confronti di chi chiede di abortire e che dovrebbero inibire l’accesso agli attivisti ideologicamente orientati) e l’imposizione di sanzioni ai farmacisti che “obiettano”. Speriamo inoltre che sia un modo per decostruire il mito dell’aborto come scelta per forza drammatica e sofferta. E per ribadire l’importanza di una legge (la 194 del 1978) senza la quale ripiomberemmo nel dramma – quello sì, sempre tale – dell’aborto clandestino».