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Pasqua d’Abruzzo in chiave contemporanea

Le festività Pasquali sono da sempre vissute con il calore del sapore familiare strettamente connaturato ai folclori propri della terra d’origine.

Quest’anno ancor di più, poiché, anche coloro che hanno reso proprio il motto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” si troveranno “loro malgrado” catapultati nuovamente nel più classico presepe di tradizioni familiari.

La Pasqua abruzzese, da sempre radicata sul territorio nel rispetto del passato contadine, stagionale ed agricolo, tanto che spesso è possibile trovare manifestazioni che hanno i connotati di una celebrazione religiosa e di una più laica, sarà contornata da una sorta di spettrale sacralità.

Quest’anno non ci sarà la solita folla a guarnire la sacra storica Piazza Garibaldi a Sulmona, in attesa delle Statue di San Pietro e San Giovanni che vengono portate dalla confraternita di S. Maria di Loreto (i lauretani) a bussare alla porta della Chiesa di San Filippo, dov’è conservata la statua della Madonna.

La statua della Vergine Maria, accompagnata dai due apostoli, con il passo dello “struscio”, non avrà addosso a sé gli occhi di mille e più spettatori accalcati sui balconi e ai bordi del corridoio in cui si avvia al centro della piazza.

Per la prima volta la solita atmosfera tesa che prelude il momento in cui, con un ingegnoso sistema di fili il manto nero ed il fazzoletto cadono, lasciando il posto allo splendido abito verde ricamato d’oro e alla rosa rossa, mentre le dodici colombe si levano in volo, non impregnerà la piazza ed i balconi.

La Madonna sarà si vigorosamente supportata dai suoi portatori mentre percorre quel tratto di strada di corsa, priva, però, del boato della folla e del lungo applauso finale al suo arrivo, che nel vicino passato era libertario poiché, nell’immaginario collettivo, rappresentava la futura prosperità dei raccolti.

Prosperità che non era assicurata, né garantita in caso qualche disattento portatore fosse rovinosamente inciampato su un sampietrino.

Nel 1914 e nel 1940, la statua cadde a causa di un portatore che inciampò, questo portò i sulmonesi a supporre che la caduta fosse un presagio delle successive due Guerre Mondiali.

Eppure, verrebbe da pensare, negli ultimi anni la statua ha percorso quel corridoio, ben salda sulle spalle degli uomini della confraternita, avrebbe meritato la piazza gremita ed il calore della folla.

Nella stessa Chieti, dove da più di cinquecento anni si svolge la processione del Venerdì Santo, rito molto apprezzato, non ci sarà l’atmosfera tipica del centro storico della città tutto addobbato, mentre i membri delle varie confraternite sfileranno per le stradine antiche.

Nel pescarese, non si assisterà al solito scambio di auguri ai bordi delle strade nel mentre si svolgerà la solita Via Crucis tradizionale organizzata spesso da più parrocchie nella stessa città.

Sarà spoglia della solita folla gremita anche la processione del Venerdì Santo a Penne, che, secondo le ricostruzioni storiche, affonda le radici nel Quattrocento e fu istituita in forma solenne nel 1570 e la più recente “Madonna che corre” di Spoltore, animata dall’omonima associazione portata avanti da tre generazioni dalla famiglia De Amicis a seguito di un voto.

A Penne i fedeli non arriveranno, nel giorno di Venerdì santo, da tutto l’Abruzzo, per partecipare alla processione che, dal tramonto, per oltre un’ora percorre le vie del centro storico, facendo risuonare canti e preghiere.

Fra i simboli portati tradizionalmente in processione ricordiamo il gruppo ligneo della Passione, scolpito dall’intagliatore pennese Domenico Viola, e la coltre del Cristo morto, entrambi realizzati a metà dell’Ottocento su un disegno dell’artista abruzzese Salvatore Colapietra.

Gli altri tantissimi appuntamenti che nei giorni del Triduo Pasquale ( dal giovedì al sabato della settimana Santa), sono caratteristici della nostra terra, ognuno particolarmente suggestivo e carico di mistero e fascino, saranno vissuti in una spettrale atmosfera nel più rigoroso rispetto delle restrizioni da Covid 19, ormai parte della nostra quotidianità.

Probabilmente sarà un calore familiare diverso concentrato sulle eccellenze enogastronomiche di questa festività religiosa che ci permetterà di celebrare con serenità una Pasqua unica nel suo genere.

Così compariranno “principi” della festività il fiadone, nella sua versione dolce propria dell’entroterra o in quella salata delle località costiere, il classico agnello o colomba pasquale.

La pupa o il cavallo che, soprattutto le nonne, preparano per i loro nipotini, la pupa (per le bambine) e il cavallo (per i maschietti) come desiderio di buon augurio, con il classico uovo al centro in segno di fertilità , allieteranno il tripudio delle tavole pasquali.

Purtroppo, però il coronavirus “morde” ancora ed una sbirciatina al dpcm sarà d’obbligo per sapere con quanti e quali parenti si potrà condividere la convivialità del pranzo.

In ogni caso, nel più classico stile tipico dell’Abruzzo forte e gentile, con un’occhio al vademecum del Vaticano, le nonne, le mamme ed ogni buon abruzzese il cui cuore palpita per le tradizioni, non faranno mancare il tripudio di bellezza, devozione e creatività della Pasqua che qui raggiunge picchi di straordinaria bellezza.

 

 

 

 

Anna Chiara De Nardis