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Penne e la processione più antica d’Abruzzo

La Liturgia del Venerdì Santo Pennese, affonda le sue radici nel Quattrocento ed è sicuramente la processione del Cristo morto più antica d’Abruzzo.

Fu, infatti, istituita ufficialmente a Penne come ricorrenza religiosa nel 1570 dal Cappuccino umbro Padre Girolamo da Montefiore.
Il documento più antico, almeno fino ad oggi, che fa riferimento alla Settimana Santa di Penne è il Codice Catena: locale strumento giuridico del XV secolo.

Sin dal XVIII secolo tale processione è organizzata ed officiata dalla Confraternita del Sacro Monte dei Morti.

Sin dall’epoca percorreva tutte le strade più importanti della Città e un gran numero di fedeli accorreva anche dai paesi limitrofi.
La statua del Cristo morto, adagiata su di una coperta funebre, anticipava la statua della Vergine Addolorata.

Gli altri confratelli, che indossavano la tradizionale tunica con cappuccio di colore scuro, con fiaccole e lumi, precedevano e circondavano il Cristo.

Alla Processione prendevano parte il Clero Secolare e Regolare, i Capitoli della Cattedrale e della Collegiata di San Giovanni Evangelista ed il corpo Municipale.

Le posizioni occupate nella Processione del Venerdì Santo definivano l’importanza dei ruoli di chi vi partecipava e originavano spesso controversie tra il Sacro Monte dei Morti ed i Canonici.
A questi ultimi spettava di precedere la statua del Cristo morto, di contrario avviso erano, però, i confratelli, che rivendicavano il posto più prestigioso.

Nel Venerdì Santo del 1761 la situazione degradò.

Un anziano canonico fu spinto da un confratello sulla gradinata dell’Annunziata e un altro canonico fu invece urtato e fatto cadere in una stalla, nelle vicinanze del Convento di Santa Chiara.

Il Capitolo della Cattedrale, offeso da quanto accaduto, dall’anno successivo iniziò a disertare la Processione.

A differenza i Monaci degli altri monasteri, negli anni successivi, continuarono a partecipare attivamente.

Nel 1768,però, il governo emanò una Disposizione generale che imponeva di far svolgere le processioni non più di sera, ma a mezzogiorno, alla fine delle funzioni religiose, allo scopo di evitare gravi sconcerti e possibili screzi, che potevano, forse, venir facilitati dalla atmosfera delle ore serali.

Le comunità religiose quindi, negli anni successivi, impegnate nelle sacre funzioni, evitarono anch’esse di partecipare alla Processione.

Furono gli stessi cittadini pennesi a richiedere ufficialmente nel 1775, tramite un appello all’autorità regia, di nuovo, la partecipazione del clero.

Il Sovrano dell’epoca, però, Ferdinando II di Borbone, respinse tale appello e prese la decisione di esentare definitivamente il Clero secolare e regolare ed i Capitoli della Cattedrale, occupati nelle funzioni delle loro Chiese dal partecipare alla funzione del Cristo morto.

Da quella data la Processione continuò a svolgersi con l’intervento dei confratelli e di un solo sacerdote, in qualità di cappellano del Sacro Monte dei Morti.

L’importanza e l’originalità dell’ evento di Penne è dato soprattutto dai tre simulacri che la compongono, in particolare dal gruppo ligneo della Passione e dalla coperta funebre sulla quale è adagiato il Cristo morto, denominata “il Copertone”, ricca di ricami in oro e argento e di fili di seta variopinti applicati a una base di velluto nero prezioso, non solo per la sua antichità.

La statua della Vergine Addolorata, ultimo simulacro che compone la processione, è invece una conocchia del XVIII secolo e la memoria popolare ricorda che, nell’800, era scortata da donne e bambine vestite di nero, le “addoloratine”.

La processione si sviluppa, di solito, per le vie più suggestive del centro storico sotto lo sguardo di migliaia di fedeli e cittadini.

Dovremo attendere, però, l’anno venturo per vederla dai bordi delle stradine o per seguirla , come da tradizione, nel mentre attraversa tutto il centro storico, da Colle Sacro a Colle Castello.

L’attesa di vederla nel suo splendore rinvigorirà, se possibile, gli antichi fasti e l’anno venturo si rinnoverà questo evento magico allietato dalla banda musicale e dal coro cittadino con il Miserere.

Si ripeterà la celebrazione dei canti, segno della gioia del cuore, con la loro tipica funzione di favorire l’unione dei fedeli riuniti insieme, si esprimerà nuovamente la coralità della fede, della preghiera e dei sentimenti con la sentita partecipazione attiva del periodo Pasquale e non ultimo, anche a Penne, si oderà nuovamente l’eco degli auguri e si assisterà al rituale degli abbracci e delle strette di mano in segno di vittoria per il Cristo risorto.

Anna Chiara De Nardis