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Perle ridotte in cenere

Incantevoli aree d’Abruzzo a fuoco nella giornata più calda dell’estate. Quasi certa l’origine dolosa, i cittadini chiedono maggiori misure preventive e punitive

Immagini che non si vorrebbero mai vedere. Fiamme che divorano ettari di bosco in luoghi tra i più belli della regione, nella stagione più attesa, quella delle vacanze, del relax e, soprattutto quest’anno, quella del riscatto a troppi mesi di costrizione in casa. La Pineta Dannunziana, Ortona, Fossacesia, la Val di Sangro, Casalbordino sfigurati dal fuoco nella giornata più torrida dell’anno.

Perle della regione private di alberi, piante, rare specie floristiche, danni che solo il tempo, tanto tempo, potrà riparare. Apocalittiche le immagini  di famiglie in fuga dal mare, abitanti in strada a fronteggiare il fuoco con mezzi di fortuna, poi il grande lavoro delle forze dell’ordine con i vigili del fuoco in prima linea, i Canadair condivisi con altre regioni che hanno iniziato ad ardere prima dell’Abruzzo: Sicilia, Sardegna e Molise. Perché in estate i roghi diventano fenomeni da emulare, quasi un rito che fa tendenza. Se tutto fosse dovuto al caso, il bilancio sarebbe meno grave  ma in Abruzzo la matrice dolosa e ‘ quasi certa. Lo hanno lasciato intendere gli investigatori, il governatore Marsilio lo ha dichiarato apertamente.

A Pescara sono stati trovati anche tre inneschi. Perché ? Gli interrogativi affollano i discorsi della gente, i dibattiti sui social e la reazione generale e’ di rabbia ed incomprensione. Le statistiche inducano  che il 98% dei roghi e’ causato dall’uomo. Le sigarette gettate  incautamente accese sull’erba,gli anziani che bruciano i residui vegetali e perdono il controllo delle fiamme o i promani  mentalmente disturbati  sono la classica  spiegazione che non giustifica più un fenomeno in crescita ogni anno (+18% nel 2019). Dietro l’inferno che riduce in cenere i luoghi più preziosi del paese ci sono vendette, ritorsioni, interessi illegali.

Individuare i colpevoli e ‘ quasi utopico in Italia dove le percentuali dei casi   risolti  acciuffati sono sotto il 30 %. Se non si può punire,  si può  prevenire e si possono inasprire le sanzioni  per i responsabili. La legge prevede pene   fino a 15 anni per i piromani ma le cronache insegnano che raramente, nell’applicazione delle norme, si va oltre i cinque. La speranza è che questa nuova, rovente ondata di teppismo e crudeltà
sia un punto di partenza per una nuova politica di prevenzione e di dissuasione. Per far ricrescere un pino occorrono 50 anni, per punire un criminale molto meno.
Mila Cantagallo