fbpx

PESCARA HA MEMORIA

Oggi la città commemora le vittime dei bombardamenti. Parte stamattina alle 9 dalla visita al Sacrario la cerimonia in memoria delle vittime dei bombardamenti che 73 anni fa colpirono Pescara.

Era il 31 agosto il giorno del primo bombardamento. Giorno che ha segnato la storia della città, motivo per cui nella commemorazione odierna sono stati coinvolti insegnanti e alunni, tornati sui banchi da pochi giorni. E i ragazzi sono parte attiva del programma, studiato anche con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani di Pescara).

Il Programma 

Visita al Sacrario, accolto al cimitero Colli Madonna, per deporre la corona di alloro in memoria delle vittime dei bombardamenti.

Alle 21 invece la manifestazione prenderà il via dai resti del muro della stazione, con il saluto istituzionale del sindaco e l’inizio di un percorso che si snoderà in altre tre tappe con la voce narrante degli attori del Florian Metateatro.

La seconda tappa è su Corso Vittorio Emanuele angolo via Trieste.

Si  conclude  a Piazza della Rinascita con la proiezione di un video del regista Stefano Falco e il microfono aperto ai cittadini per testimonianze su quei giorni.

La Storia

“Il primo bombardamento – ricorda il presidente del Consiglio Antonio Blasioli – colpì Pescara alle 13.20 circa del 31 agosto. Fino ad allora la guerra aveva avuto un impatto indiretto sulla città: dalla sera stessa del 31 agosto molti pescaresi iniziarono ad andarsene per il timore di nuove incursioni aeree. In un giorno solo, infatti, 20 mila dei 54 mila abitanti si allontanarono.

Molti fecero ritorno a casa l’8 settembre all’annuncio dell’armistizio, Pescara, però, fu presa dai tedeschi che la occuparono il 12 settembre senza incontrare resistenza. La notizia dell’armistizio aveva portato un clima di speranza e, soprattutto, la convinzione che non ci sarebbero più state incursioni aree. Infatti, il 14 settembre la gente avvistò uno stormo di una trentina di B-24 Liberator e molti corsero in strada sventolando fazzoletti, come per salutare dei soldati ormai amici. Invece le bombe che vennero sganciate subito dopo non ricambiarono questi sentimenti. La strage più grave si verificò alla stazione ferroviaria dove la folla stava saccheggiando dei vagoni carichi di merci. Le bombe che caddero lì vicino provocarono tra i 600 e i 900 morti, nel raggio di centinaia di metri. Il risultato di questa nuova incursione, oltre alle migliaia di morti, fu quello di convincere l’80% dei pescaresi ad andarsene di nuovo. Si trasferirono fuori città anche gli uffici pubblici: ad esempio, il Comune fu trasferito a Spoltore.

Pescara divenne una città deserta.

Quando gli Alleati entrarono a Pescara, nel giugno 1944 trovarono una città divisa in due tronconi, come altre volte nella sua storia. Si stimano mila  vittime e una distruzione degli edifici assolutamente rilevante anche su scala nazionale.

La Ripresa

Il Comitato di liberazione nazionale nominò Italo Giovannucci Commissario della città e nelle elezioni del 31 marzo 1946 questi fu eletto Sindaco dal Consiglio comunale con due compiti importanti da svolgere: rimuovere con pochi soldi le macerie dei bombardamenti e dei combattimenti, e ricostruire una comunità che aveva perduto tutto.

Un compito non diverso da quello che devono affrontare oggi i Sindaci dei comuni colpiti dal terremoto. Questa ricostruzione però favorì anche l’arrivo in città di molti abitanti da tutto l’Abruzzo.

E nel 1936 la città contava 52 mila abitanti. Nel 1968, con la guerra alle spalle, gli abitanti divennero 68 mila ma la rinascita non si accompagnò ad un’altrettanto sviluppo della qualità della vita.

La Risposta della città 

“Pescara ha uno spirito di ripresa fortissimo, ma risollevarsi da quelle macerie fu forse la sua rinascita più importante – aggiunge il sindaco Marco Alessandrini – Una rinascita a cui tutti presero parte e che aveva come orizzonte la città che sarebbe divenuta poco dopo, snodo del commercio e traino dell’economia e dei servizi dell’intera regione. Nelle precedenti edizioni di Pescara ha memoria abbiamo ascoltato il racconto di tante persone, gente che ha conservato documenti, che ha cercato foto, che ha fatto di tutto per aggiungere la sua voce alle voci dei sopravvissuti, di quanti si corciarono le maniche per ricostruire. Racconti anche toccanti, perché ogni pescarese ha perso qualcosa sotto quel cielo del 1943: un parente, un amico, una casa, una città dov’era cresciuto. La cosa davvero impressionante, però è stata la partecipazione a questa opera necessaria di costruzione della nostra memoria da parte di questi interpreti che non chiedevano altro che di riconsegnarci la loro Pescara attraverso i ricordi pur brutti della guerra e di quelle bombe. Noi continueremo a raccoglierli, a metterli insieme e ad aggiungerli al bagaglio dei nostri ragazzi, a maggior ragione adesso che la città si appresta a compiere 90 anni, in nome di un futuro nuovo e capiente che dovremo costruirle per una nuova rinascita di cui Pescara ha bisogno per crescere ancora e realizzare i sogni di tutti i suoi figli”.

hqdefault bombardamenti_pescara1

ANCORA NESSUN COMMENTO

I commenti sono chiusi