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Politica ibrida ed orientata

Il significato sincronico della parola “libertà” credo che debba essere rivisto alla luce della sua evoluzione diacronica nel tempo in quanto sembra che l’essenza sia profondamente mutata. Dalla “libertà vò cercando” che Virgilio rivolge a Catone, in un canto del Purgatorio, per fargli conoscere il “ghibellin fuggiasco”, Dante, “che è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta” rivolta invece a Catone per il suo suicidio. Ecco la libertà oggi può essere annientata come sa chi per lei la vita è prioritaria.

Probabilmente è perché siamo anche stufi di essere liberi e senza regole. Abbiamo abusato del sessantottesco “vietato vietare” e ci ritroviamo in balia di un mare burrascoso e senza bussola avendo come unico scopo la sopravvivenza e sempre in preda alla paura di morire. Eroismo, coraggio, lealtà, compassione, coscienza, identità, sono termini quasi scomparsi dal nostro vocabolario.

E la nostra politica lo ha ben compreso, se non atteso, essendo guida di una umanità assoggettata alla tecnica, alla finanza, alle grandi lobbies emanando editti indiscutibili che prevengono qualsiasi dissenso o disapprovazione di un pensiero singolo e diverso. Illuminante il libro di Luigi Iannone, uscito in questi giorni con la prefazione del grande filosofo recentemente scomparso Roger Scruton, “Critica della Ragion Tecnica” che inviterei tutti a leggere anche se con questa “crassa ignoranza” stabilitasi non credo abbia un seguito. Anche il libro di Corrado Ocone “Salute o Libertà.

Un dilemma storico-filosofico” invita a difendere lo Stato liberale mai come oggi minacciato da derive istituzionali molto rigide ed autoritarie. Con l’avvento di Mario Draghi alla guida dell’Italia eravamo fiduciosi che la statura culturale dell’ex direttore della BCE, i suoi rapporti geopolitici, potessero in qualche modo aprire un lumicino di speranza per il futuro del nostro Paese che solo qualche decennio fa era una dei paesi più industrializzati al mondo e che adesso in Europa è sceso dietro la Germania e per alcuni aspetti anche dietro la Francia.

Anche se è di prassi il dover attendere l’ ”execution” di questo nuovo governo, ancora baby, di fatto le premesse non fanno ben sperare, soprattutto per un difetto congenito: è “ibrido”! Da Oxford languages per “ibrido” si intende individuo animale o vegetale proveniente da un incrocio di genitori appartenenti a razze diverse o a specie diverse come un “bardotto” derivante dall’incrocio fra un cavallo e un’asina e non vedo quale successo abbiano avuto i bardotti nel mondo animale o nell’utilizzo umano. Ed è anche epigono di un “Hybris” che nella tragedia e letteratura greca, indica tracotanza, eccesso, superbia, orgoglio, prevaricazione.

Non che potessimo aspettarci qualcosa di diverso, dato che il divieto assoluto del non poter scegliere col voto una diversa compagine governativa imposto dal presidente della Repubblica ovviamente su consiglio di forze sovranazionali, e con una maggioranza parlamentare che ha prodotto sfaceli economico-sanitari-sociali che peraltro hanno condotto alla disgregazione del Conte 1 e 2. Ecco il ricordo della terzina dantesca molto attinente all’oggi “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello”.

Serva Italia” schiava come appare oggi, obiettivo e interesse di Stati ed organizzazioni straniere, preda indifesa per ignavia o, peggio, per la complicità di chi dovrebbe difenderla; “di dolore ostello” dolore come non si soffriva da tanto per i morti della pandemia, dolore per i vivi, ridotti alla fame con un futuro che ha più ombre che luci come mai accaduto, con i figli che per la prima volta non miglioreranno la loro condizione rispetto alla generazione precedente; “nave sanza nocchiere in gran tempesta”, tempesta attesa per assolutismo dei diritti in assenza di doveri, per la crescente spesa in debito, per la crescente ignoranza che non produce un pensiero alto o una guida capace ed autorevole, solo “nerd” alla bisogna ma profondamente disconnessi; “non donna di provincia ma bordello” non più donna di popolo perché le identità e le diversità dei popoli e delle comunità locali sempre più vengono marginalizzate e vilipese in nome di un modello massificante e massificato.

L’Italia è oggi “sfinita” e Marcello Veneziani si chiede: ma verso dove ci sta traghettando Mario Draghi? Si esprime in maniera elegante, sobria, rassicurante, con misura e realismo, senza essere narcisista. Però dal Covid ancora se ne esce e sui vaccini si rischia ancora come non si vede una via d’uscita dalla crisi economica con le sue perduranti chiusure. Super Mario che pian piano si riduce al solo “Mario” alla guida di un governo per metà tecnico, per metà politico, per metà pragmatico e per metà sovietico, per metà liberista e per metà statalista, in pratica un “ircocervo” dalle molte teste e poche braccia.

La speranza era che non somigliasse al suo predecessore ma il peggio è che ne prosegue il cammino, allineandosi al volere della UE pur affermando che l’euro ci ha puniti perché dal 1999 ad oggi il nostro Pil è cresciuto molto meno di quello di altri Paesi europei, appoggiandosi a certi suoi ministri difendendone l’operato, addirittura stimandoli, come nel caso di Speranza il dannoso ministro della Salute pubblica. Sappiamo quanto sia difficile in questa tragica evenienza pandemica la “mediazione”. Con un Recovery Plan che si impantana perché la Commissione UE mette i paletti e gli tocca telefonare ad Ursula che però vuole garanzie sulle riforme per scucire il malloppo.

E a molti è sembrato strano che avesse definito “dittatore” il premier turco Erdogan ma non credo sia una gaffe perché nonostante i nostri buoni scambi commerciali import-export con la Turchia, è noto che negli ultimi anni Erdogan ha allargato la sua sfera d’influenza nel Mediterraneo e nel Medioriente creando non pochi problemi all’Europa e agli USA: ricatto sulla UE per i migranti in fuga dalla Siria, navi turche in acque cipriote alla ricerca di gas nonostante i giacimenti siano stati assegnati ad Eni e Total, l’intervento in Libia non richiesto. Ma dietro l’arroganza del despota si cela una fragilità economica turca ovvero una crisi devastante con alta inflazione e svalutazione della lira ed averlo davanti al cortile della nostra casa in Libia per le forniture petrolifere non è certo un piacere.

Lo stop al sultano non dispiace all’America e neppure alla Germania che ha costretto la UE a pagare a lui una vera e propria tangente anti migratoria. Con l’uscita della Merkel con la sua Cdu in discesa nei sondaggi, la Brexit e con un Macron che ha molti guai in casa come gli attentanti di matrice islamista, l’improvvida avversione verso Putin che dovrebbe fornirgli il vaccino “sputnik”, l’Europa resta orfana di una leadership ma Draghi ha un suo carisma e “standing internazionale” che pochi leader europei possono vantare. Ed infatti tace la Merkel sul “dittatore” affibbiato ad Erdogan e Macron rimanda nel nostro Paese i terroristi rossi per decenni protetti dalla dottrina Mitterand contro la loro estradizione nel tentativo di ingraziarsi il nostro leader e dare un messaggio ai francesi di maggior amor patrio utile alla sua rielezione.

Perché se anche l’ultima versione del Pnrr inviata in Parlamento si discosta pochissimo dallo stesso firmato da Giuseppe Conte ed anche dagli altri piani di riforma mandati dall’Italia alla Commissione europea come mai questa volta l’Europa ascolta? Perché come diceva un vecchio slogan pubblicitario “Basta la parola” ma solo quella di Draghi che telefona ad Ursula rassicurandola. E per questo motivo che Mattarella lo ha voluto e il “marchio Draghi” è capace di silenziare qualsiasi altro leader nazionale europeo. Finchè c’è lui al governo è garantita la parola data alla Von Der Leyen ma dopo? Inutile nascondersi, continuare il colloquio e la lealtà all’Europa significa che, dopo il governo, Draghi ha la strada spianata verso il Colle nel ruolo istituzionale di garante per l’eccellenza Italia. Ed anche se questa opportunità saltasse con Macron e Merkel in crisi profonde gli si dispiegherebbe la strada più prossima verso la presidenza del Consiglio Europeo.

Tuttavia anche Draghi ha guai seri in casa propria e a forza di mediare speriamo non accada quanto affermato dal politologo Marco Tarchi “Draghi fa il funambolo. Ma ora l’Italia rischia di scoppiargli in mano” perché non poche sono le grane che questa compagine governativa sta producendo. E Sun Tzu nella sua “Arte della guerra” affermava che “La strategia senza tattica è la più lenta strada per raggiungere la vittoria. La tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta”.

Il peso parlamentare dei giallo-rossi è ancora prevalente tanto che nonostante abbia promesso di spendere “bene” i quattrini del Recovery Fund, non si è potuto esimere dal mantenere nella spesa quei bonus inutili come foraggiare ancora i “navigator” o il “reddito di cittadinanza” grande pacchia per i furbi italici finito in gran parte al Sud e fra mafiosi e lavoratori “in nero”, almeno facendo fuori il “cash back” e riducendo le aspettative per la quota 100 delle pensioni e solo in caso di lavori particolarmente logoranti. Non che possa fare miracoli ma manca comunque un idea di un “grande progetto” simbolo di rinascita come il prolungare l’alta velocità fino alla Calabria e costruire per poco più di quattro miliardi il Ponte di Messina. E tra i ministri monta il malumore per alcune nomine di Draghi troppo vicine all’ex premier Gentiloni come il suo amico Antonio Funiciello o di sua cognata Alessandra Del Verme a capo dell’Agenzia del Demanio, o a Draghi stesso come l’ex boiardo di tutte le stagioni Franco Bernabè ad interessarsi dell’Ilva di Taranto. Ma sono i ministri stessi che sono in forte rissosità e dipendenti dai capibastone che agiscono dall’esterno come Renzi, Letta e Salvini con forti disconnessioni fra l’ideologia spinta e gli interessi del Paese. E come afferma l’ex ministro Paola De Micheli “se Draghi non raggiunge una pre-intesa nella maggioranza per le riforme, l’esame parlamentare si trasformerà in un Vietnam”. Basta vedere lo scontro alla camera sul coprifuoco alle ore 22.00 fra destra-renziani e sinistra che peraltro e per assurdo non ha nulla di editto scientifico e non ha nulla di logico.

Illogico” perché nessuno pensa si possa cenare fuori casa dopo aver finito il lavoro che per un esercizio commerciale il “game over” è alle 20.00, fra trasporto, consumazione e ritorno il tempo del “trangugio” si risolve in più o meno una mezz’oretta pervasa dall’ansia della trasgressione e della multa. Impensabile oltre che ridicolo! “Antiscientifico” perché non esiste studio alcuno che denoti l’importanza di questa limitazione temporale nel ridurre il contagio virale.

La vera regione di questo limite temporale è puramente e fortemente ideologica! Come il lockdown da sempre propalato dalla “sinistra scientifica” dagli assoldati virologi da talk show e dai ministri braccati dai loro fallimenti. Lo ha chiarito la dr.ssa Lucia Bisceglia che sarà la nuova presidente della Società di Epidemiologia “introduce a livello psicologico un segnale di allerta ricordando i comportamenti individuali da tenere e che non siamo liberi tutti”. Infatti lo scopo non è quello di prevenire il contagio (un’auspicata solo ora più tarda non fa alcuna differenza) bensì quello di dirigere le psiche delle persone, indirizzare i comportamenti, rammentare il tabù della libertà, in pratica lo stesso linguaggio che avrebbe potuto utilizzare un dirigente della Stasi all’epoca della Ddr. Non a caso il coprifuoco pandemico è l’ultima opportunità che si offre ai sinistri del nuovo millennio per la “costrizione” dei diritti individuali. E non a caso il tardo-leninista Roberto Speranza da micro-partito così descriveva nel suo libro autocelebrativo che si è affrettato a ritirare, dato che a differenza di Verne, Huxley, Orwell che hanno previsto in anticipo di quasi un secolo eventi verificatisi, il tapino della Salute ha toppato anche le previsioni di qualche settimana, “La pandemia è una nuova possibilità per ricostruire un’egemonia culturale” come non ne avessimo già pieni i “cosiddetti”.

Con il coprifuoco, considerato spesso inutile e dannoso da fior di scienziati, come osserva Giovanni Sallusti possono perseverare nella lotta di classe che stanno conducendo da oltre un anno contro ristoratori, albergatori, piccoli e medi imprenditori del turismo, su tutta una filiera di fornitori che vivo attorno ad un comparto decisivo per l’Italia ovviamente considerati sporchi evasori fascistoidi pendenti a destra, utilizzando militari e droni contro i liberi cittadini a passeggio che non hanno neanche la certezza di poter pisciare in un bar a meno di comprovata “urgenza”, la famosa “urge incontinence” degli urologi, ma non contro lo spaccio di droga all’aperto, esercizio “tollerato” delle mafie nigeriane. Ma la cosa più strana, per la mia cultura medica professionale, è che nonostante professori di fama internazionale come Palù, Remuzzi e Cavanna raccolgano prove da oltre un anno che le cure domiciliari precoci e con farmaci efficaci come eparina, antibiotici ed idrossiclorochina riducano drasticamente ricoveri nelle terapie intensive e decessi e soprattutto che le linee guida dell’Aifa prevedano “solo tachipirina e vigile attesa”, entrambi dannosi, appaiono inadeguate, il nostro caro ministro della Salute abbia addirittura fatto ricorso al Consiglio di Stato dopo che il TAR ha accolto la richiesta di modificare il protocollo Aifa con farmaci e misure più efficaci, e che stranamente ha dato ragione al ministro, confermando il dettato Aifa.

Ed il ministro sta preparando una sua bozza tagliando fuori dai lavori sia l’inascoltato viceministro Sileri che il “Comitato cure domiciliari”. Perché questa presa di posizione dannosa, come la tachipirina, ed illogica dato che prima si agisce e meglio è? Approvare le cure domiciliari, prendere ancora tempo, significa perdere il controllo sulla popolazione nonostante il sempre cospicuo numero di decessi giornalieri visto che Remuzzi ha dichiarato che le cure precoci domiciliari riducevano al 13% i ricoveri e del 77% i decessi? Semplicemente inconcepibile se non disgustoso! E non riesco a comprendere le ragioni per cui il nostro premier stimi questo ministro! In pratica l’impatto della pandemia sul Paese sarebbe stato molto diverso e probabilmente oggi non saremmo in questa situazione di perenne arrancante emergenza, condita di provvedimenti demenziali, liberticidi ed inutili come il poter desinare all’aperto sotto minaccia meteorologica mentre nei locali abbondano i distanziamenti dei tavoli e le barriere in plexiglas, solo volti alla capillare distruzione del tessuto sociale ed economico italiano. E poi in parlamento vige il rompicapo del “Decreto sostegni”, ma è sulle “Riforme” che la sfida sarà più complessa. Anche perché si tratta di questioni che tengono banco nel Paese da decenni e su cui si sono cristallizzate posizioni culturali per non dire ideologiche.

Fisco, giustizia e magistratura in preda ad una “questione morale” che la coinvolge e su cui pende il giudizio impietoso del costituzionalista Cassese “CSM fallito: non sa come scegliere i giudici”, burocrazia, green economy, pensioni e lavoro giovanile, tanto cari alla UE ma su cui siamo incerti su tutto: il nostro Pese è troppo indietro per immaginare una “Rivoluzione”, capace solo di creare “Commissioni d’inchiesta” pilotate! Sarebbe auspicabile anche una sola riforma strutturale, quella della “burocrazia” adottando il “Codice europeo” sugli appalti, mettendo da parte tutti gli orpelli che inzeppano il nostro sistema ma da cui si nutrono mafie e centri di potere.

Ora il premier non vuole lasciare nessuno indietro ma non vuole neanche ridurre le ambizioni del suo progetto, oserei dire “di minima”, affermando che bisogna superare l’ “inerzia costituzionale…c’è un nesso tra riforme e politica economica fiscale o altro, perché è l’occasione per dimostrare che si può fare una politica di bilancio non solo aumentando i tassi ma spendendo bene…è necessaria un’ampia intesa e convincere i nostri partner europei che possiamo fare una politica fiscale comune, che possiamo mettere con fiducia i soldi insieme e ciò gioverebbe all’Italia e alla sua fragilità”. Ed è per questi motivi che Draghi è arrivato a Palazzo Chigi! Ci riuscirà? Non lo so ma sicuramente questa è per noi l’ultima chance.