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PROBLEMI AFRICANI…

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Da un illuminante articolo di Luca Ricolfi apparso sul “Messaggero” il sociologo rileva alcune peculiarità del problema migratorio dall’Africa verso l’Europa di cui sono sempre stato convinto ma che non avendo la forza espressiva divulgativa del grande saggista sono sempre stato relegato, al confronto, nell’alveo di un’idea sempre molto personale e soprattutto politicamente scorretta. Si legge che durante l’ultimo periodo Minniti – Salvini gli sbarchi presso i nostri lidi siano drammaticamente diminuiti ma non può essere cantata vittoria perché in realtà la pericolosità dei viaggi è invece aumenta e questa frenata degli arrivi non ha assolutamente inciso su due problemi fondamentali che abbiamo di fronte sia come italiani che con europei. Come italiani il nostro problema non è quello degli sbarchi attuali ma soprattutto quelli passati. Infatti sul nostro territorio si aggirano migliaia di migranti senza averne diritto, massa cui va aggiunto quelli che sono passati in un altro paese europeo e che attualmente specie Austria Francia e Germania hanno intenzione di restituirci. Come europei andiamo veramente male perché noi siamo circa 500 milioni mentre gli africani sono 1 miliardo e 200 milioni che vorrebbero trasferirsi nel Vecchio Continente perché le loro condizioni sociali ed economiche sono assolutamente invivibili fra guerre, dittature, corruzione, fame, siccità, carestie, traffico di esseri umani. Come potremmo risolvere il problema? Una soluzione piuttosto gettonata nel modo progressista risiede nell’ossimoro di una rassegnazione entusiasta nell’idea che le migrazioni siano un fenomeno epocale, che il melting pot fra popoli e culture sia un bene e che si tratti solo di gestire con politiche di accoglienza integrazione le legittime aspirazioni di questi milioni di individui. A questa idea si contrappone un’altra forse un po’ rozza e confusa dell’”Aiutiamoli a casa loro”. Ciò significa un importante trasferimento di risorse verso il governo libico. Ma sappiamo che il governo libico non è unitario, perché abbiamo quello del generale Haftar, quello di Al Serraj a Tripoli e quello di alcune tribù indipendenti. Purtroppo anche questa non può essere una soluzione sia perché i nostri aiuti con motovedette e quant’altro non hanno un unico interlocutore sia perché i legami fra governo del paese nordafricano e milizie e trafficanti sono molto stretti ed ogni giorno alzano la posta pur di ciucciare più risorse possibili a valle di risultati molto scarsi come d’altronde successo con i miliardi europei versati al sultano turco. E nonostante siano stati stilati accordi fra organismi internazionali e dall’ONU con i governi libici specie in merito ai rimpatri e centri di accoglienza la situazione in Libia rimane drammatica perché se alcuni centri sono governativi, altri gestiti dalle Ong, altri sono gestititi dai trafficanti e dove si svolgono le peggiori disumanità come stupri, violenze, estorsioni e ricatti, persino di vendite come schiavi.  Tutto ciò, ricorda Ricolfi, vale oggi come valeva all’epoca di Minniti solo che ieri la stampa progressista chiudeva un occhio mentre oggi con questo governo la demonizzazione della situazione è h24. E come mai , si chiede, noi e l’Europa siamo così timidi quando ci rapportiamo con un paese come la Libia che diversamente da altri paesi africani non ha ancora firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati(1951) e pone non pochi ostacoli alla libera circolazione di osservatori internazionali e di organizzazioni umanitarie? Perché siamo deboli e isolati o perché abbiamo i nostri interessi economici (Eni in Libia)? E Ricolfi cita un bellissimo libro che ho letto qualche anno fa e che consiglieri volentieri a chi ha a cuore il problema “Africa” di una ricercatrice africana trapiantata negli Stati Uniti Dambisa Moyo dal titolo “La carità che uccide. Come gli aiuti dell’Occidente stanno devastando il Terzo mondo”(ed. Rizzoli) ove descrive dell’uso dei fondi che affluiscono in Africa, troppo spesso finiti nel circuito della corruzione dei despoti tribali più che aiutare le popolazioni cui erano destinati. Perché se è vero che aiutarli a casa loro può essere una soluzione questa deve prevedere un maggiore controllo a supporto di un minimo di garanzia sui migranti nonché la possibilità di aprire corridoi legali in territorio africano per l’ingresso in Europa. A dare manforte al sociologo è intervenuto in questi giorni Emmanuel Tano Zagbla un immigrato un po’ diverso da quelli che ostentano aggressione spicciola nei nostri confronti come se tutto gli si deve avendo pagato il biglietto per la traversata. Ed infatti i suoi studi sul problema migranti ha destato non poche polemiche ed ostilità ni suoi confronti anche da parte del nostro sistema politico allineato. Ed in un’intervista rilasciata alla “La Verità” che riporta Francesco Borgonovo parla dei minori che vengono qui non accompagnati che spariscono nel nulla, delle Ong che dovrebbero aiutare i segregati nelle carceri libiche a tornare indietro altro che dormire lungo le strade o luoghi peggiori di quelli lasciati in Africa.  E ciò non avviene perché c’è un forte disegno politico che vuole sottomettere l’indipendenza africana. Cita a riguardo le ultime elezioni nel suo paese Costa d’Avorio dove la Comunità internazionale ha chiuso un occhio sulla elezione del nuovo presidente Ouattara mentre secondo lui il vincitore era l’ex presidente Laurent Gbagbo ora rinchiuso in  carcere accusato di crimini contro l’umanità. Purtroppo Gbagbo era un sovranista che riteneva la crescita del suo paese in dipendenza dei soldi che venivano dalle materie prime, dalla sua lavorazione con posti di lavoro riducendo la migrazione verso l’Europa e Ouattara invece lavorava per il Fondo monetario internazionale che non aiuta l’Africa facendo parte di un sistema che vuole dominare il continente. E parla del problema che conosciamo tutti del cosiddetto colonialismo francese. In Africa ci sono 14 paesi che sono sottomessi alla volontà della Francia ed in questi paesi non ci sono mai state rivoluzioni perché la Francia ha concesso loro una indipendenza ma dall’alto perché ha costretto questi paesi a firmare patti coloniali capestro tra cui quello che prevede l’utilizzo come moneta del Franco Cfa con il valore di ben il 65% delle esportazioni che finisce nei forzieri del Tesoro francese. A sua detta anche le classi dirigenti africane hanno le loro colpe in quanto corrotte ma è anche vero che se si oppongono o vengono incarcerati o uccisi. E va giù duro sulle Ong perché si chiede come mai si interessano solo dell’Africa quando in Italia ci sono anziani che rovistano nell’immondizia? E non risolvono alcun problema perché guadagnano sull’ignoranza della gente e facendo affari con i clandestini che invece potrebbero aiutare l’Africa con le loro ribellioni invece di percorrere la rassegnazione di un pseudo eldorado. L’Africa non si aiuta con l’impoverirla delle sue migliori risorse. La si sottomette come verremo anche noi sottomessi al dominio di questi pochi ed enormi finanziatori delle Ong. E vorrebbe che non arrivassero più derrate alimentari dall’Occidente per sconfiggere la fame perché in tal modo si crea ancora più dipendenza e scarsa propensione alla rinascita e al lavoro. Perfino il riso grande risorsa del continente viene dall’estero. E vorrebbe che alcune Ong andassero ad insegnare alla gente locale politiche alimentari utili e trattare anche con i governi. Altro che! Ma non è l’unico africano colto e laureato che alza la voce per scoraggiare le partenze dal continente nero e attacca i dirigenti locali che non fanno nulla per contrastare l’esodo. Tra questi il giocatore ivoriano Didier Drogba, il Vescovo di Tshumbe Nicolas DJomo che insieme al Segretario generale della Conferenza episcopale di Africa e Madagascar, Joseph Komakoma, implora le nuove generazioni a non abbandonare il continente perché solo in Africa c’è il futuro viste le ingenti risorse di materie prime di cui è ricca a patto anche che le classi dirigenti facciano il loro ruolo di difesa del territorio. E Borgonovo riporta un articolo del “Guardian”  del 2014 ove la nigeriana Sede Alonge scrisse un articolo molto duro sulle morti del Mediterraneo che non devono pesare sempre e comunque sulla risposta di chiusura europea ma soprattutto sull’Unione Africana e le sue politiche che nulla fanno per migliorare le condizioni dei loro concittadini e nulla importa delle condizioni disumane che trovano oltremare e mai si sono incontrati, come hanno fatti i leader europei, per discutere il problema dell’emigrazione. Ma in tutto questo l’ONU insieme alle altre Mega Assise Umanitarie internazionali dove sono? Al calduccio delle loro tangenti e prebende. Chi vivrà vedrà!

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