REATO D’OPINIONE ATTUALE

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Sarebbe ora di rendersi conto che pian piano siamo scivolati verso una spietata forma di dittatura non tanto strisciante ma abbastanza eloquente e con grande sorpresa molto trascurata dai nostri concittadini affaccendati in ben altre questioni di importanza più spicciola ma vitale come la criminalità e il forte disagio sociale una volta nelle periferie oggi anche nel cuore di grandi città. Oramai le nostre reti RAI sono sotto esclusivo controllo governativo, la gran parte della stampa risulta appecoronata alle istanze dei gran giurì, le nostre più alte cariche dello Stato si esprimono all’unisono secondo il canovaccio del politicamente corretto anche di fronte alla evidenza dei fatti che contraddicono palesemente il loro credo, lo scontro che ha sostituito il confronto, la riforma del vocabolario col prevalente utilizzo di termini poco definiti ma utili ad una condotta perdonistico-conciliante-pseudointegrazionista, e soprattutto non perseguibili legalmente al contrario dei precedenti. Mi ricorda il vecchio logo dei manifesti fascisti “Tacete il nemico vi ascolta”. Forse perché sono nato nel primo dopoguerra che ascoltavo le narrazioni del ventennio con la paura dell’essere spiati e puniti col manganello e olio di ricino, quando andava bene, che comprendo la leggerezza delle nuove generazioni circa il significato dell’espressione “imposta”. Ma credo che la nostra democrazia stia correndo il serio pericolo di un improvvido ricorso storico, ove la “ragione asservita” rappresenta la regola. Ed un importante fondamento del fascismo fu quello di imporre ai giornali il divieto assoluto di pubblicare notizie di cronaca che potessero contraddire la narrazione ufficiale del regime (Mauro Forno “La stampa del ventennio” Ed. Rubettino) specie se riguardavano adulteri e delitti efferati perché la cronaca nera produceva, oltre al disagio sociale, quell’interesse e quella morbosità che allontanava il cittadino dalla politica e dal conseguente protendersi verso gli alti e puri ideali della nazione. Ora vorrei capire la differenza, se c’è, con quanto accade oggi. Verità incontrovertibili con dati statistici alla mano, date per bufale o populistiche nel senso più deleterio del termine, come l’impossibilità di una concreta e fattiva accoglienza delle popolazioni nordafricane migranti, come il fatto che in percentuale la criminalità importata è superiore all’autoctona, come il fatto che le cooperative e le Ong lucrano (v. “Roma capitale” di Salvatore Buzzi che declamava apertamente come il traffico dei migranti era più vantaggioso di quello della droga) sulle disgrazie degli immigrati, come il tenere in trafiletti nascosti ma non in prima pagina stupri inauditi ed esecrabili come quello della signora ottantenne o della coppia polacca da parte di extracomunitari, come il fatto che se la fanno franca i criminali è perché si è consolidata una fitta rete di protezione da parte dei loro connazionali o di altre pseudo organizzazioni umanitarie associata alla incredibile assenza dei poteri di controllo oramai al lumicino con provvedimenti inauditi di evitare luoghi e passeggi a mentire la resa dello Stato e dei diritti. E la chicca finale è quella della “determina dirigenziale” sul tema dell’accoglienza e immigrazione dell’agosto scorso da parte della giunta comunale di Milano, a nome dell’assessore Majorino, che assegnava all’Arci la gestione dei nuovi sportelli “antidiscriminazione” di qualsivoglia natura etnica, religiosa o di nazionalità. In pratica si permette agli immigrati di “denunciare” gli italiani che si oppongono alla prepotenza dei loro usi e costumi come la scelta di una casa non troppo in periferia, di un cibo che se non gradito viene gettato via, della assoluta gratuità delle utenze, delle schede telefoniche, al diritto al lavoro per il relativo permesso di soggiorno, alla fruibilità preferenziale degli alloggi popolari, all’oscuramento dei nostri principi e simbolo religiosi, alle mense scolastiche orientate, alle ribellioni dei controlli validi per noi ma non per loro come il biglietto sul bus o l’esibizione di documenti se intercettati in attività illecite. Ora se si tratta di veri reati questi vanno puniti dalla legge in vigore nel nostro paese e se ne occupano in genere polizia e magistratura e non un esponente dell’Arci sulla cui cultura legale nutrirei qualche dubbio. Se invece si tratta di un “centro d’ascolto” per la risoluzione dei problemi su come ottenere l’asilo dopo che metà delle domande sono state bocciate dalle commissioni prefettizie col ricorso ai tribunali civili allora è un altro discorso. Col nostro sistema giudiziario ormai al collasso già per beghe nazionali il surplus dei gradi di giudizio per gli extracomunitari permette a questi ultimi di prendersela con comodo tanto per anni nessuno li manderà via anche dopo decreto di espulsione con infinite contumacie e latitanze vista anche la difficoltà di identificarli specie se minori che spesso scompaiono magicamente dalle bussole dei controlli, finendo nella prostituzione, nella schiavitù occulta o addirittura in sale operatorie per fornire organi da trapiantare. E di sentenze civili sbalorditive se ne vedono delle belle come quella di un gambiano che è rimasto in Italia perché minacciato di morte dallo zio per aver perso il suo camion, o l’altro il cui padre divenuto cieco non può più pagargli gli studi, o l’altro che afferma di essere gay, o l’altro, un pakistano, che avendo frequentato un scuola coranica è stato minacciato dagli imam per non voler essere radicalizzato, o l’altro fuggito da casa in quanto disertore, o l’altro per colmare l’impostura, quella di un turco condannato in Italia a 7 anni di carcere per terrorismo che ha comunque ottenuto l’asilo. Alcuni studi legali trattano proprio queste problematiche anche per poche centinaia di euro e fomentano la reale possibilità di perdere anni con una pioggia di ricorsi per farsi mantenere dallo Stato e mandare i soldi in patria arrangiandosi poi col lavoro “nero”. In tutto questo bailamme se un qualunque cittadino si azzarda a voler affermare che esiste una notevole disparità fra diritti nostri e loro, che si andrà incontro ad una progressiva pauperizzazione del mondo del lavoro, che se i nostri giovani non amano fare lavori stressanti per uno stipendio da fame, che tutta quest’architettura favorisce solo i grandi poteri economici globalizzanti, che vogliamo continuare ad essere diversi da coloro che considerano la donna un essere inferiore verso la quale è permessa anche la violenza addirittura evocatrice di piacere, ecco che scatta la censura, l’illegale incitamento all’odio razziale, da punire anche penalmente o con esose ammende. E che dire del concerto di Povia a Trezzano sul Naviglio annullato per volere dell’ANPI (visto che i fascisti sono morti com’è che esistono ancora i partigiani?) accusando Povia di essere un neofascista. E già! C’è dittatura e dittatura ma quella del ventennio anche se solo risibilmente vaneggiata, come quella del balneatore di Chioggia, va combattuta con tutti i mezzi anche con leggi come quella proposta dall’onorevole Fiano senza intaccare le gloriose conquiste mai inverate dei seguaci del “sol dell’avvenire”. E mancava anche un Papa la cui cathedra teologica non era sufficiente alla elevazione della sua anima verso l’Altissimo avendo avuto bisogno nel suo sacerdozio di scambiare qualche parola con una psicoanalista ebrea: ma dov’era la sua “dispersione” certamente molto umana ma molto distante dalla personificazione del Sommo Bene sulla terra? Allora siamo un paese ancora libero o in realtà vogliamo un uomo forte, come si evince da un recente sondaggio di preferenza, che finalmente ponga fine a questa “democratura” con un ben evidente nome e cognome: “dittatura strumentale”? Ma non sarebbe ora anche se penso troppo tardi di darci una lucidatina agli occhi? Ma gli occhi del cuore e della mente sono oramai fissi ed inebetiti sullo schermo dello smartphone con risultati orrendi che non tarderanno a realizzarsi.

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