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Referendum, a cura di Arcadio Damiani

Referendum arcadio damiani

Tranne qualche caso come quello della gestione dell’acqua pubblica o della responsabilità civile dei magistrati con scarsa partecipazione e risultati del tutto inascoltati e passati in giudicato, i referendum almeno nel nostro Paese non hanno il significato semplice di risolvere un quesito ma sempre e comunque una forte impronta politica che alla fine sminuisce l’importanza della querelle costituzionale.

L’attuale proposta di ridurre i rappresentanti della camera e del senato nasconde in sé il fine ultimo non della riduzione della spesa che appare del tutto ridicola rispetto ai debiti della nostra P.A. bensì quella del numero dei rappresentanti delle esigenze territoriali più periferiche, maggiore controllo da parte dei partiti sui loro delegati eletti, maggiore controllo del governo sul parlamento.

Prova ne sia che una proposta simile l’avesse fatta, tempo addietro Licio Gelli capo della Loggia massonica P2 che in quanto ad accentramento dei poteri era un grande esperto.

Inoltre una semplicistica riduzione del numero dei parlamentari, passata come maggior efficienza del parlamento stesso non sta né in cielo né in terra se non si cambiano le regole riguardo le commissioni parlamentari o non si vada verso una benefica distinzione, attualmente inesistente, dei ruoli di camera e senato.

Non stupisce l’esigenza di una deriva autoritaria da parte dei pentastellati difficilmente tenuti a bada sia dai vertici del partito che dal governo e dalla piattaforma digitale con le sue anime l’un contro l’ altra armate senza quel nesso di causalità fra idea e realtà.

Ma votare no non significa mandare a casa i followers di Grillo, caso emblematico di dissociazione spazio temporale dal pregresso odio digitale all’attuale gran voglia di rete universale secondo l’imprinting riduzionista, significa essere responsabili e consapevoli che la modifica dell’arco costituzionale necessita di ben altre competenze e volontà ed altri momenti meno tesi e burrascosi.

Questo referendum è la ciliegina sulla torta di un malgoverno a capo di una dittatura di pensiero che promulga la legge contro l’omotransfobia, aborto fai da te e condanna al silenzio tutti quei giornalisti o personaggi in vista che non hanno la vergogna di denunciare la realtà così com’è in piena fase pandemica virale.

Fermiamoli!

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