Il teatro dell’assurdo globale: quando il ridicolo si fa carne e sangue e la farsa diventa destino dei popoli

​”Il mondo è una commedia per coloro che pensano, una tragedia per coloro che sentono.” — Horace Walpole

Il ridicolo tragico globale del potere: quando la realtà supera la satira

Il quindici gennaio duemilaventisei, nel pieno di quello che ormai appare come il ridicolo tragico globale del potere, rimarrà negli annali come il giorno in cui la realtà ha definitivamente superato la satira più spinta. Nel cuore pulsante della Casa Bianca, una medaglia d’oro — il Premio Nobel per la Pace — è passata dalle mani di Maria Corina Machado a quelle di Donald Trump. Un gesto che, in un’epoca precedente, sarebbe stato considerato il climax di un film di Stanley Kubrick o una pagina dimenticata di Ennio Flaiano, ma che oggi rappresenta la cifra stilistica del nostro tempo: il ridicolo che, per accumulo di potere e assenza totale di contrappesi, trasmuta in tragedia.

Il ridicolo tragico globale e la profezia culturale del potere

​E allora viene in mente un film minimo, forse non del tutto riuscito sotto il profilo filmico ma certamente profetico, che fu l’ultima prova dietro la macchina da presa di Alberto Bevilacqua. Già nel titolo quel lavoro vaticinava lo scenario odierno: Attenti al buffone. In quella pellicola si esplorava la maschera, il potere e la crudeltà del ridicolo; oggi quel monito risuona con una forza devastante. Siamo entrati ufficialmente nell’era in cui tutta la scena internazionale diventa un intreccio tra componenti tragiche, globalità e la percezione di un potere che si trasforma in ridicolo assoluto. Non è più la farsa che segue cronologicamente la tragedia, come profetizzava Marx nei suoi scritti storici, ma una fusione nucleare dei due generi in un unico istante presente.

La trinità del potere nel ridicolo tragico globale

Confronto tra le visioni di Trump, Xi Jinping e Putin

​Per comprendere la portata di questa deriva, è necessario analizzare la statura e il metodo dei tre uomini che oggi stringono le redini del pianeta. Emerge così la centralità del tragico globale, il quale porta a interrogarsi su come il potere assuma tratti grotteschi e pure ridicolamente esasperati nel gioco diplomatico internazionale.

Donald Trump: il ridicolo come arma di distrazione e la realtà parallela

​Trump è l’architetto del ridicolo che si fa istituzione e norma. La scena della medaglia del Nobel consegnata “brevi manu” da una leader d’opposizione, dopo che il Comitato ufficiale di Oslo gliel’aveva negata, è l’apoteosi del suo stile: la creazione sistematica di una realtà parallela attraverso la pura forza della narrazione.

​Il suo “ridicolo” non è mai debolezza, ma una forza d’urto calcolata. Da qui il modo in cui il potere mondiale diventa scenario di un tragico e globale vortice: la sua portata è dirompente: egli non guida il sistema internazionale, lo scuote finché non si incrina, convinto che dalle macerie emergerà solo la sua immagine come unico perno possibile. La tragedia risiede nell’erosione della verità: quando tutto diventa spettacolo, nulla è più sacro.

Vladimir Putin: il ridicolo che si fa cupa paranoia e nostalgia imperiale

​Se Trump è il teatro di Broadway, Putin è il dramma shakespeariano rivisitato da un burocrate del KGB rimasto intrappolato nel secolo scorso. Qui possiamo vedere un simbolo complesso fatto di ridicolo, dramma tragico e globale potere esercitato tra nostalgia e paranoia politica.

​Il ridicolo di Putin è tragico perché è anacronistico. Egli cerca di restaurare un impero del diciannovesimo secolo con i mezzi tecnologici del ventunesimo, trasformando la sua ossessione storica in un massacro senza fine. Mentre il mondo osserva le sue lamentele sui rapporti deteriorati con l’Italia e l’Occidente, si vede un leader che, per il terrore di apparire debole, preferisce essere temuto come un mostro geopolitico, trascinando il suo popolo in un baratro di isolamento.

Xi Jinping: il ridicolo dell’assoluto e l’armonia imposta dal silenzio

​Xi Jinping rappresenta la forma più sottile di ridicolo: quella della perfezione imposta per decreto. In un sistema dove ogni singola voce di dissenso viene sistematicamente “armonizzata”, il ridicolo emerge nell’adorazione quasi religiosa di un leader che si presenta come infallibile, sintesi di potere, portata globale e tragica parodia del consenso.

​La portata di Xi è sistematica. Mentre Trump è il caos creativo e Putin è la nostalgia violenta, Xi è l’ordine algoritmico. Il ridicolo qui risiede nella pretesa di controllare scientificamente il pensiero e le aspirazioni di un miliardo e mezzo di persone. È una tragedia silenziosa, una forma di “pace” che assomiglia a una prigione dorata. Del resto, il connubio tra il potere, la dimensione tragica e il paradosso globale è la sua firma costante. Xi riscrive le regole per rendere sé stesso l’unica regola possibile, trasformando lo Stato in una macchina perfetta che non ammette l’errore umano.

Ridicolo tragico globale e fine della diplomazia

Verso l’orizzonte della storia: l’eclissi della ragione e il peso della coscienza

​Il confronto tra questi tre giganti della scena mondiale rivela una verità amara: la politica internazionale non è più una questione di diplomazia, ma di ego ipertrofici che lottano per uno spazio nella memoria collettiva. Su questo palcoscenico ogni elemento sembra riflettere il ridicolo tragico del potere portato a una scala globale.

​Il caso del Venezuela, che domina le cronache di queste ore, è il laboratorio perfetto di questa sintesi. Si osserva una presidenza ad interim che dichiara di non temere una potenza nucleare mentre il contesto è segnato da blitz militari e colpi di scena. Non sorprende dunque che la medaglia del Nobel, vero simbolo ormai prosciugato, sia trattata proprio nel contesto di una realtà in cui il confine tra ridicolo, potere e tragico globale sfuma costantemente.

Il ridicolo tragico globale come destino dei popoli

​Il ridicolo diventa definitivamente tragico quando le eccentricità dei potenti smettono di essere materiale per la satira e diventano causa diretta di sofferenza. Nell’inflazione che divora il potere d’acquisto. Nella minaccia nucleare che torna a popolare gli incubi collettivi. Nella privazione delle libertà fondamentali. Quando la medaglia di Alfred Nobel diventa un trofeo di scambio politico, il confine tra la realtà dei fatti e la farsa del potere, tra il tragico e la dimensione globale del ridicolo, svanisce.

​In questo scenario di giganti che giocano con il mondo, la vera sfida resta la salvaguardia della dignità. Dopotutto, evitare di essere trascinati nel ridicolo tragico globale che deriva dall’esercizio e dallo spettacolo del potere corrisponde a una forma di resistenza essenziale. Non farsi travolgere dal ridicolo altrui e conservare la capacità di distinguere il vero dal verosimile diventa l’unica forma di resistenza civile possibile. Mentre i padroni del mondo continuano a recitare la loro parte sul palco della storia contemporanea. Sono incuranti del monito di Bevilacqua: attenzione al buffone, perché quando la maschera diventa volto, la tragedia è già compiuta.

​di Carlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
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