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Riflessione di Gemma Andreini, Referente Stati Generali Donne dell’Abruzzo, su recenti e tragici fatti di cronaca

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Penso che tutti ricordiamo  quando i nostri genitori ci prendevano in disparte, dopo che avevamo fatto una marachella, per impartirci una lezioncina sul rispetto dell’altro, su come comportarsi a scuola, come rapportarsi con i compagni, come condividere i giochi, come essere attenti al più debole al più bisognoso ecc. In genere, per evitare di essere petulanti e prolissi ,almeno i miei, concludevano con un incisivo:” Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Io ricordo che funzionava! E se adottassimo lo stesso sistema ?

Se invece di continuare a ripetere al mondo maschilista e misogino di abbandonare gli stereotipi commentando in maniera sprezzante, con doppi sensi viscidi, spandendo giudizi un tanto al chilo sull’abbigliamento, ghignando dietro un foglio di giornale quando ci si trova a leggere di una ragazzina violentata da un gruppo, si ponesse loro una semplice domanda “E se fosse tua figlia?”

Per anni abbiamo continuato a richiedere, inutilmente,  al legislatore di dare alle numerose  leggi contro la violenza, contraddittorie tra loro, un assetto coerente affinchè non ci fossero  compartimenti stagni dove si nascondono informazioni fondamentali. Affinchè non succeda di nuovo che un GIp conceda la visita non protetta di un bimbo di 7 anni ad un padre che ha perso  la patria potestà, allontanato  per violenze in famiglia, agli arresti domiciliari per aver tentato di uccidere un collega con una coltellata alle spalle, proviamo a porre al legislatore la domanda   “E se si fosse trattato di tuo nipote?”.

Purtroppo  in vari casi di cronaca nera abbiamo constatato in più occasione che gli organi giudicanti di vari livelli e gradi hanno dato interpretazioni  “superficiali “ su cosa s’intenda, ad esempio,per  “aggravante per aver agito per  motivi  abietti o futili” ( uccidere a colpi di martello la moglie perché la frittata era bruciata) o non ravvisare la crudeltà in 27 coltellate sferrate sul corpo della fidanzata ormai inerme. La stessa superficialità  di giudizio ,Signor Giudice, l’avrebbe  avuta  “se si fosse trattato di sua figlia, sua moglie, sua  sorella…?”

Una responsabilità non meno grave la ravviso nel giornalista che descrive un episodio di stupro di gruppo su una ragazzina, ubriaca, sotto effetto di stupefacenti, non assunti magari per sua volontà, insinuando che sia stata “consenziente” e  “assolve”, con una parola, un gruppo di ragazzetti maniaci ,sadici e voyeurs. E non parlo di un caso di scuola ma di un fatto realmente accaduto a Roma a capodanno.

La ragazza e la sua famiglia sono distrutti e si sentono ancora una volta violentati nei sentimenti. Certamente per loro è stata di conforto la toccante  lettera scritta da una brava  giornalista come  Cristina Obber a nome di tutti Gli Stati Generali e di Alleanza per le donne http://www.donneierioggiedomani.it/9733/Una-lettera-di-noi-donne-alla-vittima-dello-stupro-di-Capodanno

di Gemma Andreini