Il nuovo rinvio del trattato Ue-Mercosur: lo stallo che congela l’economia e l’illusione del potere

Il rinvio del trattato Ue Mercosur è un campanello d’allarme per l’economia europea e le sue contraddizioni.

Rinvio trattato Ue Mercosur e le conseguenze

​”Nessuna quantità di prove riuscirà mai a convincere un idiota.” — Mark Twain

Il recente e inaspettato nuovo rinvio deciso dall’Europarlamento segna una ferita profonda nelle dinamiche commerciali del Vecchio Continente. Gettando nel panico interi comparti produttivi che vedono sfumare anni di trattative estenuanti. La decisione di fermare bruscamente la ratifica del trattato con i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e di richiedere un parere legale preventivo alla Corte di giustizia dell’Ue non è solo un atto burocratico. Ma il segnale di una paralisi politica senza precedenti. In un contesto globale che corre alla velocità della luce, dove i dazi americani mordono e i mercati asiatici si riorganizzano, l’Europa sceglie di immobilizzarsi per altri venti mesi. Vittima delle proprie contraddizioni interne e di una leadership che appare sempre più come un castello di carte pronto a crollare al primo soffio di vento.

Rinvio trattato Ue Mercosur: Unione Europea spaccata

Il voto di Strasburgo, passato per una maggioranza risicatissima di appena dieci voti (334 a favore del rinvio, 324 contrari), riflette un’Unione Europea letteralmente spaccata in due. Da una parte troviamo le associazioni agricole come Coldiretti, Cia e Confagricoltura. Che festeggiano lo stop. Per loro, l’accordo firmato in Paraguay è privo di reali garanzie di reciprocità. Il timore, legittimo e concreto, è l’invasione di prodotti agricoli sudamericani. Prodotti che non rispettano i rigidi, costosi e spesso asfissianti standard ambientali e sanitari imposti ai produttori europei. Accettare il trattato così com’è significherebbe, secondo queste sigle, firmare la condanna a morte di migliaia di aziende agricole locali. Sotto il peso di una concorrenza sleale.

Stop trattato Ue Mercosur e allarme dei viticoltori

​Dall’altra parte della barricata, però, c’è la disperazione del settore vitivinicolo. Per il vino italiano ed europeo, il Mercosur rappresentava la “terra promessa” della diversificazione necessaria. Con il mercato statunitense in forte affanno a causa dei dazi imposti dall’amministrazione di Donald Trump, la possibilità di abbattere drasticamente le barriere tariffarie verso un bacino di oltre 250 milioni di potenziali consumatori era vista come l’ultima scialuppa di salvataggio. Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini, è stato categorico: questo è un ritardo che il settore non può assolutamente permettersi. Solo l’anno scorso, i dazi pagati per esportare in quell’area sono ammontati a 43 milioni di euro. Una tassa sulla competitività che continuerà a gravare sulle nostre eccellenze per almeno altri due anni. Mentre i competitor globali ne approfitteranno.

​L’ombra di Ursula: il fallimento della “dittatura burocratica”

​In questo scenario di caos istituzionale, la figura di Ursula von der Leyen emerge in tutta la sua fragilità politica. Per mesi, la presidente della Commissione ha agito con un piglio quasi autoritario, cercando di forzare la mano agli Stati membri per chiudere a ogni costo un accordo che considerava il fiore all’occhiello del suo mandato e il suo principale “lascito” diplomatico. Molti osservatori critici hanno descritto il suo stile come quello di una figura che vorrebbe esercitare un potere quasi dittatoriale sulla politica estera e commerciale dell’Unione, scavalcando i malumori nazionali e le proteste di piazza in nome di un centralismo bruxellese sempre più sordo e distante dalla realtà quotidiana dei campi e delle fabbriche.

Trattato Ue Mercosur bloccato e il ruolo di Ursula von der Leyen

​Tuttavia, il voto dell’Europarlamento del 21 gennaio ha svelato una realtà ben diversa: questa presunta “dittatrice” in realtà non conta più nulla. Il suo potere si è infranto contro il muro della democrazia parlamentare e, soprattutto, contro l’incapacità di mediare tra gli interessi divergenti delle grandi potenze agricole come la Francia (ferocemente contraria per motivi di consenso interno) e l’Italia (che ha mostrato una posizione ambivalente e divisa). La von der Leyen ha promesso al mondo un mercato aperto e un’Europa protagonista, ma si ritrova oggi con un pugno di mosche e un trattato congelato in un cassetto polveroso a Lussemburgo, segno che la sua autorevolezza è ormai ai minimi storici.

Trattato Ue Mercosur bloccato: occasione persa o pericolo evitato?

​Il trattato Ue-Mercosur è, per sua natura, un compromesso imperfetto figlio di vent’anni di negoziati. Le mie considerazioni personali portano a una visione profondamente critica della gestione politica dell’intera vicenda. È possibile parlare di “libero scambio” quando le regole del gioco sono così asimmetriche? Gli agricoltori hanno ragione a pretendere che una bistecca argentina segua le stesse norme di una piemontese. Tuttavia, la politica ha il dovere di sintetizzare queste esigenze in soluzioni concrete, non di annullarsi in un eterno nulla di fatto.

Il rinvio alla Corte di giustizia appare chiaramente come un espediente tecnico per nascondere una profonda viltà politica. Non sapendo come gestire il dissenso interno e temendo le proteste dei trattori che assediano Strasburgo e Bruxelles, l’Europarlamento ha scelto la via più facile. Passare la palla ai giudici e lavandosene le mani per i prossimi due anni. Questo atteggiamento è letale per l’immagine dell’Europa sul piano internazionale. Che affidabilità può avere un partner commerciale che firma solennemente un accordo il 17 gennaio e lo sconfessa clamorosamente il 21 dello stesso mese?

Mentre la von der Leyen cercava di imporre la sua linea dall’alto, ignorando i segnali di rivolta delle basi produttive, non si è accorta che il terreno sotto i suoi piedi stava franando. Il risultato è un’Europa che non sa più decidere su nulla. Dove la leadership è diventata un puro simulacro e il potere reale è frammentato in mille veti incrociati.

​Il costo insopportabile dell’incertezza

Il settore del vino, in particolare quello italiano, è la principale vittima sacrificale di questo stallo istituzionale. In un momento in cui l’export verso gli Stati Uniti, nostro mercato di riferimento, segna un calo preoccupante vicino al 9%, perdere il treno del Sudamerica significa condannare molte cantine storiche a una crisi di sovrapproduzione senza via d’uscita. Il “tempo è denaro”, come ricorda giustamente il Ceev. E venti mesi di attesa burocratica sono un’eternità che le medie e piccole imprese non hanno a disposizione. In conclusione, il caso Mercosur rappresenta il manifesto del declino di un certo modo di intendere l’Europa.

Centralista e autoritaria nelle intenzioni, ma debole e impotente nei fatti. La von der Leyen potrà continuare a viaggiare per il mondo annunciando grandi intese strategiche. Ma finché la Commissione resterà arroccata nella sua torre d’avorio, convinta di poter governare tramite diktat senza costruire una reale coesione tra gli Stati e le categorie produttive, l’Unione rimarrà un gigante dai piedi d’argilla. Capace solo di produrre rinvii, carte bollate e una cronica, pericolosa incertezza.

In conclusione, il caso Mercosur rappresenta il manifesto del declino di un certo modo di intendere l’Europa. Centralista e autoritaria nelle intenzioni, ma debole e impotente nei fatti. La von der Leyen potrà continuare a viaggiare per il mondo annunciando grandi intese strategiche. Ma finché la Commissione resterà arroccata nella sua torre d’avorio, convinta di poter governare tramite diktat senza costruire una reale coesione tra gli Stati e le categorie produttive, l’Unione rimarrà un gigante dai piedi d’argilla. Capace solo di produrre rinvii, carte bollate e una cronica, pericolosa incertezza.

di Carlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
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