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Roberto Rosati, un abruzzese in Guatemala

Era l’agosto del 1975 quando da Roma, dove lavoravo al Ministero dei Trasporti presso la direzione generale delle Ferrovie dello Stato, a domanda fui trasferito temporaneamente a L’Aquila per poter svolgere il mandato di consigliere comunale della città capoluogo d’Abruzzo, dove ero stato eletto per la prima volta tre mesi prima.

Poi sarei stato riconfermato per altre cinque volte, portando così a 28 gli anni al servizio della comunità aquilana, diventandone uno dei più longevi amministratori. Alla stazione dell’Aquila furono anni di riqualificazione e miglioramento di tutti gli uffici e delle strutture, di realizzazione di nuovi fabbricati di servizio – come la caserma e alloggio del comandante della Polizia Ferroviaria e la Mensa del Dopolavoro -, che diedero un nuovo volto alla stazione del capoluogo, il primo rilevante intervento dalla sua ricostruzione alla fine degli anni Quaranta dopo il terribile distruttivo bombardamento alleato dell’8 dicembre 1943. Fece quasi trecento morti e molti feriti quell’atto di guerra, tra ferrovieri, maestranze dell’adiacente Zecca di Stato, tedeschi di guardia all’impianto, civili del quartiere Rivera ma soprattutto circa duecento vittime tra i prigionieri anglo-americani piombati nei carri merci, come lo storico Amedeo Esposito scrisse in un puntuale articolo rievocativo di sei anni fa.

Tra i lavori realizzati, nella seconda metà degli anni Ottanta anche una radicale bonifica dai residuati bellici dell’intero piazzale dei binari di stazione, mai fatta dopo il bombardamento. Portò a rinvenire nel terreno sotto le rotaie dello scalo ben oltre duecento bombe di artiglieria, alcune pesanti più d’un quintale, che il Genio militare prelevava per farle esplodere in sicurezza in cave abbandonate. Proietti di cannone che erano caduti dai carri merci nei crateri prodotti dall’attacco alleato e che furono rapidamente risotterrati dai tedeschi nell’immediato ripristino della stazione, logisticamente strategica per rifornire la linea Gustav. Altri cambiamenti e innovazioni dopo il ’75 furono introdotte nell’organizzazione dei servizi, per viaggiatori e merci, le cui gestioni andai a dirigere, passando poi alla dirigenza del Polo amministrativo, con la gestione del personale impiegato nelle stazioni della linea Sulmona-Terni, tra Pratola Peligna e Antrodoco, allora consistente in circa 200 ferrovieri.

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