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Same but different …

La vitiligine ( termine che deriva dalle parole latine: vitium, che significa difetto, o vitulus, in riferimento alle chiazze bianche del vitello), è una malattia autoimmune ( il sistema immunitario attacca il proprio organismo ) di origine sconosciuta; ad essere “attaccati” infatti sono i melanociti, le cellule deputate a sintetizzare la melanina che determina la colorazione della pelle. Si manifesta con chiazze biancastre diffuse su tutto il corpo, spesso in modo simmetrico, iniziando intorno agli occhi, ai genitali e sulle dita in prossimità delle unghie, con margini ben delineati e piuttosto scuri. La pelle delle zone colpite tuttavia, a parte la modificazione cromatica, è normale e solo nelle zone ricoperte da peli sovente se ne registra una parziale caduta. Colpisce l’1% della popolazione, solitamente nella seconda decade di vita, senza distinzione di sesso; generalmente non da sintomi né causa dolori o febbre, e non è assolutamente contagiosa o infettiva ma non per questo meno “invalidante” in quanto interessa l’estetica del corpo. La mancanza di una terapia efficace disorienta chi ne è affetto e lo porta spesso a sottoporsi a cure, anche costose, senza risultati soddisfacenti; basta pensare che personaggi di fama internazionale come Michael Jackson e Andy Warhol o personaggi a noi più vicini come l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e Mara Maionchi non sono riusciti, e non per mancanza di mezzi economici, a sconfiggere questa malattia; addirittura per M. Jackson, secondo indiscrezioni successivamente confermate, proprio la sua “caparbietà” a voler a tutti i costi “correggere” questo inestetismo è stata la causa scatenante dei suoi problemi fisici che gioco-forza lo hanno portato in un vortice senza ritorno.

Il detto “solo chi ha la vitiligine teme la vitiligine” è quanto mai veritiero, e le terapie, per il momento solo parzialmente efficaci, si orientano a consentire una buona convivenza con il problema estetico. L’utilizzo di creme protettive (fattore di protezione 40) preserva le zone colpite da scottature ed eritemi ed allontana i rischi di melanomi. La cura della vitiligine è complessa e di esclusiva competenza del dermatologo. Bisogna comunque sapere che non esistono cure definitive e rapide e solo affidandosi a medici specialisti è possibile scegliere le cure più adatte oggi disponibili in relazione ai diversi casi. Esistono infatti 2 tipi fondamentali di vitiligine: la vitiligine bilaterale (90% dei casi) e la vitiligine segmentale. La differenza è determinata dalla distribuzione delle chiazze acromiche. Esiste una terza possibilità, piuttosto rara, denominata vitiligine perinevica quando parte da un neo e forma un alone bianco intorno ad esso. Nel corso degli anni sono state proposte ”cure miracolose” della vitiligine, che facilmente hanno attratto le persone che ne erano colpite, mentre oggi il “pericolo” maggiore viene da internet dove molto spesso personaggi a dir poco equivoci “spacciano” per definitive cure che risultano a volte dannose oltre che costose, facendo leva su evidenti ragioni psicologiche che affliggono il paziente. Dermatologi di tutto il mondo hanno constatato con certezza il fallimento di tutte le “monoterapie”, cioè le terapie che si avvalgono di un unico presidio o farmaco per tutta la cura.

La vitiligine è una malattia autoimmune e come tale va incontro a momenti di peggioramento, momenti stazionari e momenti di miglioramento, anche spontanei. Una unica terapia potrebbe essere corretta in una di queste fasi e completamente sbagliata o addirittura dannosa nelle altre fasi. Per meglio capire come si “brancoli” nel buio, da un paio di anni si sente parlare di una “nuova” crema a base di piperina che darebbe ottimi risultati estetici al problema; a ben vedere invece nulla di nuovo: questa sostanza è utilizzata in medicina da oltre un secolo: è un alcaloide e si trova nel pepe nero; è stato “spacciato” qualche anno fa come crema anticellulite e oggi viene “miracolosamente” riclicato (visto l’insucceso per la cura della cellulite) come trattamento delle discromie cutanee. Dalla lontana India abbiamo invece una ricerca effettuata dal prof. Yamini Tripathi, del BHU’s Medicinal Chemistry Department (non ancora pubblicata) sulla terapia della vitiligine con un unguento a base di ceci ed altre erbe non menzionate. La sperimentazione è stata compiuta su 50 pazienti che hanno applicato l’unguento in questione tutti i giorni e, secondo il prof. Tripathi, tutti i pazienti hanno “found their normal skin pigmentation had returned” cioè hanno ricolorato completamente le aree affette da vitiligine in 20-90 giorni di terapia.

In questo paese infatti la vitiligine assume un peso ancora più rilevante di quanto non avvenga da noi, in quanto il colore della pelle è fondamentale per l’appartenenza ad una casta. Una delle riviste dermatologiche più prestigiose al mondo (forse la prima) il Journal of American Academy of Dermatology ha pubblicato uno studio preliminare dei livelli di vitamina D nel sangue dei pazienti affetti da vitiligine e sulla sua attività nella regolazione del sistema immunitario; sono ancora molto cauti ma danno a questa vitamina molta importanza…E’ prematuro, hanno scritto, “cantare” vittoria ma intanto sappiamo che il mondo medico scientifico è mobilitato…anche per l’1%.

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