”La salute è un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.” — Articolo 32 della Costituzione Italiana
Sanità pubblica e intramoenia: il diritto alla salute al bivio
Il tema della sanità pubblica e intramoenia torna oggi al centro del dibattito nazionale.
Infatti, il concetto di essere abbonati a un servizio richiama subito piattaforme di streaming, riviste digitali o palestre. Tuttavia, l’ultima novità che arriva dalla Toscana suggerisce che anche l’accesso alle cure mediche stia scivolando verso un modello a sottoscrizione economica. Oppure, peggio ancora, verso una sorta di “pay-per-view” applicato alla diagnostica.
La notizia è di quelle che fanno discutere e dividono l’opinione pubblica: l’assessorato alla Salute della Regione Toscana ha messo a punto un portale unico dedicato esclusivamente all’intramoenia. Un sito internet, una vera e propria vetrina digitale, dove ogni cittadino può consultare l’intera offerta dei medici ospedalieri che operano in regime di libera professione, confrontando tariffe, curriculum e, soprattutto, i tempi di attesa che spesso sono il vero ago della bilancia per chi soffre.
Il paradosso della sanità pubblica e intramoenia tra trasparenza e mercato
La vetrina pubblica per il settore privato e l’efficienza digitale
A prima vista, l’iniziativa potrebbe apparire come un encomiabile sforzo di trasparenza e digitalizzazione avanzata. In fondo, viviamo nell’era della comparazione istantanea: confrontiamo compulsivamente i prezzi dei voli, le recensioni degli hotel e i massimali delle assicurazioni. Perché non dovremmo poter fare lo stesso con una visita cardiologica o una risonanza magnetica urgente? Tuttavia, il cuore del problema risiede nella natura stessa del soggetto che promuove questa piattaforma innovativa. È la Regione — ovvero il garante istituzionale della sanità pubblica — a investire risorse umane, tecniche e tecnologiche per facilitare l’accesso a un’attività che, per definizione, scavalca il sistema pubblico standard.
L’intramoenia (o libera professione intramuraria) permette ai medici di utilizzare le strutture pubbliche al di fuori dell’orario di lavoro contrattuale per effettuare visite private. Il cittadino paga interamente di tasca propria, il medico riceve il compenso e la ASL trattiene una quota per l’uso dei locali, dell’energia elettrica e dei macchinari sofisticati. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole legislativo. La vera rottura simbolica e strutturale sta nel creare un “Amazon della salute” istituzionale che, di fatto, mette il bollino della Regione sulla scorciatoia a pagamento, rendendo la spesa privata non solo accettabile, ma quasi suggerita dalla stessa autorità che dovrebbe garantire la gratuità delle cure.
Sanità pubblica e intramoenia: liste d’attesa e spinta verso il privato
Liste d’attesa e la spinta gentile verso la cassa del professionista
Il tempismo di questa operazione digitale non passa certo inosservato ai critici del sistema. Mentre le liste d’attesa per gli esami istituzionali (quelli erogati con il solo pagamento del ticket, o totalmente gratuiti per gli esenti) continuano a gonfiarsi a causa di tagli e carenze di organico, la creazione di un portale dedicato esclusivamente a chi ha i mezzi per pagare appare come una silenziosa resa delle istituzioni. È una sorta di “spinta gentile” (nudge) verso il settore privato mascherato. Se il portale regionale mi mostra chiaramente che per un’ecografia col sistema pubblico devo attendere otto mesi, ma nella stessa schermata mi informa che lo stesso medico mi riceve dopodomani al costo di 120 euro, la scelta del cittadino che prova dolore non è più libera: è una scelta condizionata dalla necessità e dalla paura di peggiorare.
Si configura così, in modo plastico e digitale, una sanità a due velocità, dove il diritto alla cura si trasforma in una sorta di accesso “premium” per chi può permetterselo finanziariamente. Chi non ha le risorse economiche necessarie resta prigioniero nel limbo di attese infinite, mentre chi ha disponibilità può letteralmente “comprare il tempo”, una risorsa che in medicina fa spesso la differenza tra la guarigione e la cronicità. Questo sistema rischia di incrinare il patto sociale su cui si fonda il nostro Welfare State, trasformando il paziente in cliente.
Il dilemma della sanità pubblica e intramoenia tra disdette e gestione del sistema
Le disdette e la logica del mercato applicata alla salute
Un altro punto critico sollevato dal nuovo portale riguarda la gestione complessa delle prenotazioni. Nel regime istituzionale classico, chi non si presenta a una visita senza disdire con il preavviso necessario viene sanzionato con il pagamento del ticket (il cosiddetto “malum”). Nel portale dell’intramoenia, questo meccanismo punitivo salta completamente. Poiché si tratta di un rapporto di libera professione regolato dal diritto privato, non è possibile per l’amministrazione pubblica applicare sanzioni amministrative a chi prenota e poi semplicemente decide di non presentarsi.
Questo crea un paradosso gestionale frustrante: il servizio pubblico investe denaro dei contribuenti per creare e mantenere la piattaforma, ma non ha strumenti legali per tutelare l’efficienza del sistema dalle disdette “selvagge”. Il danno ricade sul professionista, che perde l’ora di lavoro programmata, ma anche sulla collettività in senso lato, poiché quelle ore di ambulatorio e l’uso dei macchinari rimangono inutilizzati invece di essere messi a disposizione per smaltire il carico di pazienti che attendono mesi. È la dimostrazione lampante di come l’innesto forzato di logiche puramente privatistiche in un corpo pubblico generi spesso rigetti sistemici difficili da sanare.
Sanità pubblica e intramoenia: il laboratorio toscano e il futuro del sistema sanitario
La Toscana come laboratorio nazionale o monito per il futuro
La Toscana è spesso stata considerata una regione pioniera e un laboratorio di eccellenza nelle politiche sanitarie nazionali. Tuttavia, questo primato digitale solleva oggi interrogativi etici e politici profondi che superano i confini regionali. Se altre Regioni dovessero decidere di seguire questo esempio, il rischio concreto è quello di una normalizzazione definitiva del concetto del “pagare per non aspettare”. Invece di investire ogni singola energia politica e finanziaria nell’abbattimento strutturale delle liste d’attesa ordinarie attraverso l’assunzione di nuovo personale e l’ottimizzazione dei turni macchina, l’istituzione sembra concentrarsi eccessivamente sul rendere più fluida la transazione economica diretta tra medico e paziente.
C’è poi l’immensa questione dell’equità sociale nell’accesso alle tecnologie. Un portale unico regionale rende l’offerta più accessibile tecnicamente per chi possiede uno smartphone di ultima generazione, ma non la rende più democratica nella sostanza. Anzi, rischia di esacerbare le differenze già esistenti: il cittadino giovane, digitalmente alfabetizzato e con carta di credito alla mano navigherà agilmente tra le opzioni migliori per la sua salute, mentre l’anziano solo, o il cittadino fragile e tecnologicamente escluso, rimarranno ancorati a un CUP (Centro Unico di Prenotazione) tradizionale che risponde troppo spesso con date remote nel tempo o con la voce metallica di un disco registrato.
Il valore della sanità pubblica e intramoenia nel futuro del welfare
Conclusioni: il valore inestimabile del servizio sanitario pubblico universale
In un’epoca storica in cui tutto sembra diventare una commodity, cioè un semplice bene di consumo acquistabile con un clic o una sottoscrizione. La salute dovrebbe invece rimanere l’ultimo baluardo dell’uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani. Facilitare tecnicamente l’intramoenia può essere utile per rimpinguare le casse delle ASL. Inoltre, può gratificare economicamente i medici più richiesti. Tuttavia, questo meccanismo non risolve la patologia cronica e degenerativa del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Il vero problema resta infatti il cronico sottofinanziamento del regime ordinario.
Il portale toscano è lo specchio fedele dei nostri tempi.
È efficiente, visivamente accattivante ed estremamente facile da usare. Tuttavia, forse è privo di quell’anima solidaristica che dovrebbe animare ogni azione di un assessorato alla Salute che si rispetti. La sfida del prossimo decennio non sarà creare siti web più belli o app più veloci. Piuttosto, sarà garantire che la prima frase detta a un paziente non riguardi il pagamento. Entrando in un ospedale pubblico, un cittadino non dovrebbe sentirsi chiedere quanto può pagare per passare avanti. Dovrebbe invece sentirsi dire semplicemente: “come possiamo aiutarla oggi”. Solo così potremo evitare che la salute diventi un bene riservato a pochi eletti, abbonati alla fortuna e al portafoglio gonfio.