La perduta calligrafia, un’arte che educa (e ci rende più umani)

Scuola e scrittura a Mano

A settembre ricomincia la scuola, mentre i bambini scelgono quaderni, astucci e penne glitterate, noi adulti potremmo fare un piccolo gesto rivoluzionario: fermarci a riflettere su una cosa che rischia di sparire nell’era dei tablet e delle tastiere, la scrittura a mano. E con lei, il caro vecchio modello calligrafico.

Scuola e scrittura a Mano

Il modello grafico, più bussola che imposizione

Scrivere bene non significa avere una grafia da concorso di bella scrittura. Anzi, dietro una grafia “troppo perfetta” a volte si nascondono rigidità e nevrosi (un po’ come quelle case sempre in ordine che fanno paura a entrarci).

un esempio di grafia rigida e molto controllata

La scrittura autentica nasce in realtà da un gesto appreso e poi liberato, non da un’ossessione estetica. Il modello grafico serve come guida – come un genitore che ti accompagna per mano e ti dà le regole, ma anche la sicurezza per fare i tuoi passi. L’idea che i bambini si esprimano meglio se lasciati liberi di inventarsi le lettere è una dolce illusione. Senza una base tecnica, il gesto non diventa mai sciolto e armonioso. Scrivere è un atto complesso che coinvolge corpo, mente e persino psiche, non basta buttare giù segni, bisogna imparare a danzare con le lettere.

Corsivo vs stampatello, sfida di movimento

Stampatello o corsivo? Il primo è più semplice e rassicurante (niente legature, niente discese e risalite), ma è come fare sempre jogging su un tapis roulant, non alleni davvero l’agilità. Il corsivo, invece, è un piccolo yoga della mano che richiede movimenti fluidi, collegando le lettere e creando un ritmo personale. Soppiantarlo significa perdere un linguaggio simbolico e profondo. Non a caso, chi scrive solo in stampatello spesso sviluppa meno padronanza del gesto e rischia una regressione del grafismo. E poi, diciamolo, il corsivo è il luogo dove pensieri ed emozioni scivolano in un segno irripetibile.

Esempio di script, stampatello minuscolo

La grafia come selfie dell’anima (senza filtri)

La nostra scrittura è un ritratto inconscio, racconta chi siamo molto più delle foto in posa. Ogni epoca ha avuto il suo modello, e non è un caso. Nicole Boille ed Eric Singer hanno messo in luce il legame tra grafologia e architettura: gli stili grafici cambiano come cambiano le città. Già nell’Ottocento, Alberto Vitet notava come la scrittura di un’epoca riflettesse l’architettura contemporanea: gotica, barocca o minimal, la penna fa sempre da specchio al tempo (fonte: https://www.nicoloditoma.com/grafologia-e-architettura-pensieri-modelli-calligrafici/).

Dalla gloria passata al futuro: la scuola e la scrittura a mano

Fino agli anni ’60, in Italia la calligrafia era una materia seria. Manuali, eserciziari, premi ai più bravi. Non era solo un vezzo. ma formava mano e mente. Antonio Agostini, nel 1903, scrisse un Metodo teorico-pratico che diventò un best seller dell’epoca. Nicola D’Urso, a soli 22 anni, insegnava calligrafia, incisione e miniatura a Roma, un influencer ante litteram dell’arte del segno.

Nicola D’Urso

Scuola e scrittura a Mano

Poi arrivò il digitale, e la scrittura a mano fu relegata in panchina. Ma attenzione: in Germania e in altri paesi europei continua a essere parte integrante dei programmi scolastici. E in Italia resistono iniziative preziose come il progetto Scrittura Corsiva di Monica Dengo e SMED, che riportano l’attenzione sul gesto manuale come strumento educativo e identitario.

E non finisce qui, la scrittura a mano è viva anche nei festival medievali, dove calligrafi e miniatori riportano in vita gli scriptoria. Guardarli all’opera è ipnotico. Più di una serie Netflix. (fonte: https://bit.ly/ScriptoriumGubbio2022)

Scuola e scrittura a Mano

Una grafia identitaria non è un vezzo vintage, ma un rito che educa al pensiero e all’espressione autentica. Non si tratta di fare tutti lettere da copertina, ma di imparare a lasciare una traccia unica e nostra. Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei.

Monica Ferri – Grafologa & Perito Grafico Giudiziario

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