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Sesso e … sport

La Medicina dello Sport è una branca relativamente giovane e l’Italia è stata uno dei primi paesi al mondo a capire l’importanza dell’applicazione  delle conoscenze mediche in questo settore. Inizialmente però lo studio era legato più alla prevenzione di malformazioni quali: scogliosi, lordosi, cifosi (forse qualcuno ricorderà la “famosa” ginnastica correttiva!!) e tutto ciò che riguardava la postura e solo molto più tardi, negli anni 80, si iniziò a studiare la fisiologia applicata allo sport. Ed è presso la Libera Università degli Studi di Chieti con la Scuola di Specializzazione in Medicina del Nuoto e delle Attività Subacquee, la prima in Europa, che si  raggiunse l’eccellenza con il fisiologo Piergiorgio Data, tra i primi a studiare il comportamento di un atleta, sia ad alte quote che negli abissi del mare (con il sub Jacques Mayol ed ancor prima con l’italiano Enzo Maiorca). Fu sempre presso l’Università di Chieti che si studiò, per l’addestramento degli astronauti dell’ESA (l’agenzia spaziale europea), il loro comportamento nello spazio e nel 1965, a poco più di trent’anni, il prof. Leonardo Vecchiet diventato il più giovane primario d’Italia “fondò”, sempre presso la Libera Università D’Annunzio, la scuola di specializzazione in Medicina dello Sport.

A lui si “deve” in parte la vittoria dei mondiali di Spagna con l’utilizzo della carnitina (aminoacido che si trova nella carne, soprattutto di pecora) che come scrivevano i giornali del tempo: trasformò i “pecoroni” in maglia azzurra in gazzelle. Ma ancora si era lontani dallo studio biomedico dell’atleta e per anni l’astinenza sessuale prima di ogni attività sportiva era diventata la regola a cui ogni sportivo si doveva attenere. La “bomba” è esplosa negli Stati Uniti quando un gruppo di ricerca, finanziato dalle federazioni di football americano, baseball, hockey sul giaccio e basket, ha depositato i risultati ottenuti testando, con apparecchiature sofisticate, atleti di diverse discipline (sia uomini che donne) prima e dopo un’attività sessuale.

I risultati hanno completamento ribaltato quello che fino ad allora era la “credenza” comune; questi atleti hanno dimostrato che dopo l’attività sessuale l’elevazione del tasso di testosterone, per entrambi i sessi, e delle endorfine (sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante: la loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee) , genera una potenza muscolare superiore del 30%, mantiene il battito cardiaco nei valori normali per l’atleta ed aumenta la velocità di esecuzione del 20%.

Vien da sorridere pensando ai noiosi ritiri e all’assoluta astinenza sessuale che per anni atleti e sportivi di tutto il mondo hanno dovuto rispettare solo perchè non si conoscevano i meccanismi biochimici che “entrano in ballo” dopo un rapporto sessuale.  Sicuramente “sogghigneranno” tutti quelli che non hanno rispettato questa regola imposta e invece “di nascosto” hanno praticato sesso prima di una gara sportiva e magari sono diventati campioni del mondo o hanno vinto una medaglia olimpica…. sfruttando quella potenza in più …ottenuta  “sotto le lenzuola“.

 

 

 

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