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Sinestesia … oltre i confini della mente

Il termine derivato dal greco (percepisco insieme) è usato in medicina per indicare un fenomeno neurologico, automatico e spontaneo, dove stimolazioni provenienti da una via sensoriale o cognitiva inducono un secondo percorso sensoriale o cognitivo: si ha cioè la “fusione” delle percezioni. Il fenomeno prevede la “contaminazione” dei sensi: vista, udito, gusto, olfatto e tatto che mescolati insieme si fondono e si mixano in una percezione simultanea. Inizialmente si era erroneamente stimato riguardasse un soggetto su 250 mila; oggi invece a seguito di screening di massa, il rapporto è sceso a uno su 200. Oltre alla sinestesia “classica” ne sono state individuate delle altre: quella tattile in cui delle persone sono in grado di avvertire il dolore o altre sensazioni provate da altre persone, quella lessicale-gustativa caratterizzata dal fatto che la lettura di determinate parole generi nel sinestetico specifici sapori, spesso molto forti; quella uditivo-movimento che permette di dare suoni a immagini in movimento e quella uditivo-visiva in cui l’esperienza musicale diventa colorata.

Quest’ultima condizione la si può paragonare all’effetto pseudo-sinestetico che si ottiene con l’utilizzo di droghe allucinogene come l’LSD. Una prima diagnosi precoce, molto semplice, la possono effettuare gli insegnanti quando i piccoli alunni riferiscono, durante la lettura di lettere e numeri, di vedere due colori contemporaneamente: il colore reale dell’inchiostro (ad esempio nero) e un ulteriore colore sinestetico; oppure quando i bambini riferiscono di percepire determinati suoni in associazione a specifici colori. Anche se il fenomeno è involontario alcuni soggetti possono “evocarlo” consapevolmente … e trarne beneficio; sono soggetti che riescono a “guidare” la propria mente e in genere si tratta di personaggi “speciali”. Un esempio è il pittore Vasilij Kandinskij, che affermava di poter sentire la voce dei colori, che per lui erano suoni, entità vive e la riportava nelle sue tele con una genialità ed una unicità che non aveva uguali.

Altri personaggi famosi “affetti” da questa “geniale” malattia: il fisico statunitense Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, dichiara che quando legge un equazione lui realmente vede le cifre a colori e questi lo portano più facilmente alla soluzione (sinestesia grafena-colore); Stevie Wonder, leggenda della musica soul, riusciva a comporre i suoi brani … a colori, come il musicista Dike Ellington che diceva di percepire ogni nota con una diversa colorazione variante anche a seconda del componente della band che la stava suonando; l’attrice Marilyn Monroe scrisse che era in grado di “vedere le vibrazioni di un brano rock” e Billy Joel, pianista e cantante americano, ha dichiarato di percepire le lettere più “dure” con colori rossi e aranciati, e le vocali sulle tonalità del blu e del verde.

Capitolo a parte per due grandi illustri della storia: Leonardo da Vinci “affetto” da una forma sinestetica mista che lui stesso si auto-induceva per creare le sue opere e Vincent Van Gogh affetto invece da una sinestesia tecnica-timbro dove associava la tecnica pittorica di artisti da lui conosciuti al timbro più o meno dolce e profondo di altrettanti strumenti musicali, come violini, pianoforti e organi (lo testimonia una parte delle corrispondenze epistolari con il fratello Theo).

Nella letteratura per sinestesia si intende un insieme di retorica (l’arte del dire e del parlare) e di metafora (sovvertimento del significato) dove due parole si uniscono in stretto rapporto anche se si riferiscono a sfere sensoriali diverse. Molto “utilizzato” nella prosa e nella poesia arricchisce e completa un concetto al di là della realtà; migliaia sono gli esempi riportabili: “il silenzio verde” nel sonetto «Il bove» di Carducci, “l’urlo nero” di Quasimodo, “il sol tace” di Dante Alighieri e “fresche le mie parole” di D’Annunzio. Questo “espediente” ha lo scopo di attirare l’attenzione del lettore su una scena particolare o su un elemento specifico e riesce a dare un tocco di colore al testo e ravvivare la narrazione riportando nella mente del lettore una precisa percezione sensoriale anche se essa non esiste nella realtà. Tra i tanti abbinamenti possibili uno a noi … molto vicino … è appunto LA DOLCE VITA.

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