fbpx

Sinistra al Cigno Nero, di Arcadio Damiani

La “Teoria del cigno nero”, sviluppata da Nassim Nicholas, si riferisce unicamente ad
eventi inaspettati di grande portata e grandi conseguenze, e al loro ruolo dominante
nella storia. Tali eventi, considerati estremamente divergenti rispetto alla norma,
giocano collettivamente un ruolo molto più importante della massa degli eventi
ordinari. Talmente evidente! Il “Partito Democratico” di oggi ed i suoi esponenti
meritano solo compassione, come l’utilizzo di farmaci che attenuano solo il dolore
nei malati terminali, non vivendo più come “partito” né la storia del vero socialismo,
non occupandosi più degli ultimi, né come “democrazia” ossia il rispetto di chi pensa
diversamente da te. Tutta la politica e la progettualità del Pd si sintetizza
nell’articolo apparso sul “Corriere della sera” in questi giorni con il segretario
Zingaretti che occupa un’intera pagina per affermare la sua soddisfazione sul
neogoverno "Così possiamo impedire che centrodestra e Renzi prendano il
sopravvento”. Mentre il leader del centrodestra parla di disabili, di turismo ridotto ai
minimi termini e di sostegno alle imprese per aiutarle a ripartire e a rinfocolare
un’economia spenta, mentre il premier si auspica di poter fare delle riforme vitali
per il Paese e per la garanzia dei prestiti europei, il segretario del Pd si occupa di
individuare il nemico da odiare che ovviamente non può essere che la destra o chi
ha scompaginato le uova nel suo paniere che nel frattempo sono divenute marce. E
non ci sarà unità finchè si demonizza la destra. E finchè non si modifica il contesto e
vai col manuale Cencelli non si cambia nulla e si continua ad amministrare un Paese
di feudi amministrativi, magari mettendo alla pubblica gogna il sovranismo e il
populismo che non sono causa ma effetti. Da Draghi mi aspettavo un pizzico di
coraggio in più ma lo giustifico perchè incombono su di lui il disegno di Mattarella
molto di parte sinistra superando perfino i pregressi democristiani da cui si vanta di
provenire come moderato di centro e i diktat dell’industria tedesco-americana. Il
vero sovranismo comunque non è quello salviniano ma quello tossico delle
signorie partitiche che, come si è visto con l’allucinante ed ignobile ricerca dei
“responsabili”, col premio finale di un ministero, continuano ad esistere da decenni
nonostante la scomparsa dei partiti di riferimento. Lo stesso vale per il punto di
vista del “sacro potere dei migliori” in auge in merito al ventennio mussoliniano
non considerato dal punto di vista storico di Renzo De Felice ma è sempre rimasto
quello di Umberto Eco con la sua creazione del “fascismo eterno” in base al quale è
“fascismo” ciò che si decide lo sia, dalle leggende del Graal alle poesie di Ezra Pound
uno dei maggiori poeti del novecento avulso dal premio Nobel. Ci scorniamo tanto
con i nostri cugini d’oltralpe ma bisogna dire che nessun francese si permette di
demonizzare il generale De Gaulle, cattolico e di destra chiamato alla presidenza per
risolvere intricati nodi e le chiusure che strangolavano la quarta repubblica e
ponendo fine alla guerra d’Algeria dandole indipendenza molto rapidamente. Solo
noi non pensiamo liberamente ma “parteggiamo sempre” come se la verità non
avesse contorni indistinti e passibili di revisioni come accade in tutti gli esperimenti
ed accadimenti umani. E la questione che più mi sorprende è la completa cecità nel
vedere i propri vizi e difetti, cecità di cui è stracolma la loro storia, come la
demonizzazione di Bettino Craxi che voleva una vera riforma verso un socialismo più
reale ed al passo con i tempi non più legato ad una nomenklatura da Politburo ma
continuando ad essere foraggiato da madre Mosca e protetto da Kgb come dimostrò
l’insabbiamento giudiziario della verità sul delitto Moro, il famoso dossier Mitrokhin
sulle attività sovietiche in Italia, durante il governo di Romano Prodi non poteva
agire diversamente. Pentimento? Revisione della storia dopo la caduta del muro di
Berlino? Manco a pensarlo! Sono ancora lì a negare il triste episodio delle foibe,
l’esilio sbeffeggiato della popolazione istriano dalmata, a rinvigorire la gloriosa
memoria storica del dittatore Tito addirittura con partecipazione accorata al suo
funerale (Sandro Pertini) mentre l’ANPI si oppone alla titolazione di una lapide o di
una via che ricordi Norma Cossetto, la poverina 23enne torturata, stuprata e
infoibata dalle bande di liberazione titine. E lo storico Eric Gobetti nel suo libro “E
allora le foibe?” ove giustifica la persecuzioni degli innocenti istriano dalmati da
parte del maresciallo Tito, con la ridicola “contestualizzazione” si fa specie per aver
ricevuto sui social una marea di insulti specie da quelli suoi connazionali ancora
viventi che hanno vissuto quelle tristi vicissitudini. Sempre pronti a rinvigorire il
ricordo della “shoah” con i milioni di ebrei arsi nei forni crematori dei campi di
concentramento nazisti ma nel contempo ben si guardano dall’avvicinarsi agli ebrei
di oggi circondati e minacciati dal mondo arabo non facendoli neanche partecipare
alla festa della nostra liberazione con la loro brigata ebraica che partecipò ad essa
con onore e sacrificio. L’aveva previsto George Orwell che il comunismo non poteva
che darci dittatori sanguinari come Mao, Stalin, Pol Pot, Che Guevara, Fidel Castro
che sterminava gli omosessuali, e la lista è molto lunga. Ed anche i fratelli Kennedy,
simboli oggi di grande democrazia erano leader disposti a portare gli Usa in guerra
per l’odio contro il comunismo sovietico e cinese (gli stermini che hanno prodotto in
Vietnam), tanto l’amore verso Israele quanto l’odio verso il mondo arabo ed infatti
non dimentichiamo che Robert Kennedy fu il primo morto ammazzato dal
terrorismo islamico in USA per aver affermato che da presidente avrebbe protetto lo
Stato di Israele anche a costo di una guerra. Altro che pacifisti! Mentre in URSS e in
Cina le figure di poliziotto e di soldato venivano beatificate in Occidente sono state
ritenute criminali a prescindere. Basta vedere come sono trattate le nostre forze
dell’ordine con il reato di tortura a loro discapito, il non poter usare neanche il
manganello o il taser pena di essere sottoposti a processo per danno al delinquente.
Famiglia non considerata più un valore e l’aborto un ben assoluto. La supremazia
della sinistra sulla destra si basa sulla indiscussa e indubbia superiorità morale e
cosa sono milioni di morti in cambio dell’irresistibile tentazione di sentirsi superiori?
Superiorità che non si evince dalla difesa degli operai o dei contadini ma
nell’abbattere le frontiere per aprire varchi all’ingresso di merci e prodotti agricoli
forniti da schiavi a prezzi irrisori. Amano i campi rom e centri di accoglienza ma non
tanto da metterli nei loro quartieri come nelle spiagge di Capalbio; i quartieri della
sinistra sono con gli attici e i vialetti puliti; amano la Cina con la via della seta e non
vedono, Vaticano compreso, di quali nefandezze sono capaci gli imperialisti di Xi Jin
Ping come la guerra verso democrazie come quella di Hong Kong, di Taiwan,
l’obbligo dei religiosi di registrarsi ad un database del partito per meglio controllarli
se non addirittura perseguitarli se non ucciderli come ha rivelato il cardinale Zen,
ovviamente non ricevuto dall’attuale nostro Papa, come dimostra l’estremo
controllo dei loro progetti di laboratorio che nemmeno l’OMS è in grado di
conoscere! Padroni del mondo e ladri di diritti umani ed economia ma “moralmente
superiori”! E come fanno a non capire la “transizione” ideologica che la politica sta
subendo? Il governo Ciampi del 1993 fu l’incubatrice del “bipolarismo italiano”. Il
governo Dini del 1995 mise in campo i due duellanti che si sono contesi il potere per
15 anni Berlusconi-Prodi. All’ombra del governo Monti sono nati i soggetti politici
che ci accompagnano da 10 anni, i movimenti “sovranismo”, “grillismo”, renzismo”!
Il “socialismo post comunista” non pervenuto! Ed anche sotto il nuovo governo
nasceranno nuovi soggetti politici, nuove alleanze e sicuramente nuovi odi ma è
certo la premessa di un equilibrio diverso che avrà bisogno di quella neutralità ed
efficienza per fare le riforme di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno come
quella di una magistratura “politicizzata” che il dossier Palamara ha evidenziato o
quella della scuola ridotta ai minimi termini ove è vietato ance dire “insufficiente”,
quella della PA che blocca qualsiasi imprenditorialità pubblica o privata. Ma le loro
battaglie sono ancora puramente “ideologiche” e non hanno più alcuna allocazione
nel mosaico della vita che stiamo vivendo con un fascismo morto e sepolto più di
70anni fa, e comunque di mera pertinenza territoriale nostrana, mentre la
globalizzazione ed il futuro digitale nei limiti del “transumano” ci impongono visioni
diverse e concorrenziali se vogliamo sopravvivere. E loro continuano a vivere grazie
ad un moloch burocratico, composto da commissioni, controlli, leggi e leggine
compiacenti, sindacati, che li nutre ma che provoca asfissia e morte delle imprese e
che presto rimarrà anch’esso senza risorse secondo quella che Luca Ricolfi chiama
oggi la nostra società “parassita di massa”. Rinchiusi nel loro orticello ma non sanno
nemmeno come si usa una zappa non avendolo mai fatto. Ma continuano
imperterriti a ravvisare ogni richiesta di rispetto per la tradizione e di qualche
valore come propaganda “fascista” e stai fresco se la UE abbia dichiarato come
uguali le dittature fasciste e comuniste che ne abbiano avuto contezza. La loro è una
dittatura “moralmente superiore” che vince su tutto, proprio come aveva previsto
Orwell, ed imperversa su ogni angolo della nostra vita come il “linguaggio unico
politicamente corretto” che se non osservato si rischiano conseguenze penali ed
isolamento sociale. Dittatura che si fa strada anche nell’alveo della nostra
Costituzione con governi indicati da un presidente della repubblica, ormai di
stampo semipresidenziale, che sempre hanno una maggioranza di ministri ed esperti
di stretta pertinenza “sinistra”, nonostante le loro débâcle elettorali come questo
nuovo governo Draghi che peraltro sortirà loro degli effetti collaterali piuttosto
noiosi come la necessità di abbandonare sussidi a pioggia per aziende decotte
perchè le scorte stanno finendo ed è ora che qualcuno si tiri su le maniche,
abbandoni questa ordalia passatista, ed inizi a lavorare e ad innovarsi invece di
pretendere e basta. Il cigno nero si fa vivo! E ravvisa molto bene il problema
Francesco Grillo in un suo articolo comparso su “Il Messaggero” ove rimarca che la
transizione più urgente è quella dal passato con il comprendere che la madre di
tutte le riforme è quella dello Stato. Ed è questa la modernizzazione da cui dipende,
per intero, la possibilità di salvarci. Riforma di uno Stato concepito nell’ Ottocento
da Max Weber e che poco assomiglia a quello nel quale vivremo quando le
transizioni saranno compiute. L’idea, scrive Grillo, di dover bucare le barriere che
separano le amministrazioni centrali per integrare competenze diverse attorno agli
stessi obiettivi fu per la prima volta perseguita da Tony Blair nel 1998 e ispirata dalla
“London School of Economics” ed oggi nell’agenda delle organizzazioni
internazionali, la necessità di superare strutture organizzative per ambiti verticali è
prioritaria! E sono due i motivi che portano a ritenere urgente una ristrutturazione
del modo stesso di lavorare delle Istituzioni: “cognitivo”, perché continuando ad
affidarci solo sulla somma delle competenze, le iperspecializzazioni che vivono di
luce propria ma che dividono, continua a sfuggirci la natura del problema, come
accaduto in questa emergenza pandemica, e quindi le possibili soluzioni;
“amministrativa”, perché se per fornire un prodotto o un qualsiasi servizio abbiamo
bisogno di cento adempimenti, il tempo finale si allineerà ben oltre i limiti previsti
per una efficace concorrenza ed interscambiabilità. E se l’ ”efficacia” descrive la
qualità che l’intervento possa risolvere il problema, l’ “efficienza”, di cui non si può
più fare a meno in un mondo che corre veloce, è quella qualità che induce a
raggiungere il risultato nel minor tempo possibile. E non dimenticherò mai quando a
scuola più di cinquant’anni fa mi beccai un bel “5” su un compito di matematica pur
avendo ottenuto un risultato esatto: il professore mi redarguì solo perché avevo
scelto una strada di calcolo più lunga! Grande lezione che non ho mai dimenticato.
La transizione digitale ed ecologica sono esempi evidenti di politiche di
trasformazione di un intero sistema economico e politico che non possono
neanche iniziare se rischiano di essere fermate perché si perde un’autorizzazione
lungo la strada. Basti pensare al “potere di veto” che hanno organizzazioni
ambientaliste che nonostante uno studio accurato sull’impatto geologico ed
ambientale per mettere su un’industria o una via di collegamento veloce come la
TAV e creare posti di lavoro, fanno annullare la realizzazione del progetto perché
provoca nocumento di vita alle specie animali e vegetali della zona prescelta. Come
andrebbero eliminati i reati di abuso d’ufficio e traffico di influenze che tanto
hanno occupato la cupola magistraturale in gran parte di chiara impronta sinistra e
che impediscono alle amministrazioni di decidere e alle imprese di operare. Come
riporta l’ex magistrato Carlo Nordio, non è un mistero che sindaci ed assessori
rallentano o rinviano l’approvazione di provvedimenti perché temono di essere
inquisiti per questi reati che creano processi eterni e senza esito, come va rivisto il
codice degli appalti rivelatosi complesso, contraddittorio e incomprensibile. E
rincara la dose il politologo Alessandro Campi "La crisi non è di governo, ma di
sistema. Un avvocato senza curriculum politico, ma solo in virtù di una rete informale
di relazioni, riesce a passare da demiurgo dell’esecutivo e pure del partito unico Pd-
5stelle: è la prova dell’impazzimento istituzionale!”.