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SINISTRA E DEMOCRAZIA

E’ certo che questo sia un momento della nostra storia molto delicato in quanto testimone di un profondo cambiamento dell’algoritmo di novecentesca genesi: il dualismo ideologico di una matrice conservatrice-liberale-di destra contro quella liberal-progressista-di sinistra parrebbe non esistere più, quanto meno nelle proprie origini. Infatti se pensiamo a soli 60 anni fa come erano plausibili e giustificabili le azioni, i progetti, le rivoluzioni condotte da una sinistra “illuminata” contro ogni forma di dispotismo da parte dei regimi culturali e di Stato, contro la disuguaglianza rappresentativa, contro le disparità e i pregiudizi di genere, contro l’analfabetismo delle masse popolari, e che avevano le radici antiche della rivoluzione francese, rinverdite dai moti del ’68 con la mitica “Imagine” di John Lennon, non possiamo non condividere lo sforzo, il tentativo di instaurazione di una “democrazia” più ampia e strutturata, non limitata solo ai diritti umani più basilari. E si è fatta portavoce e corifea di un nuovo umanesimo che ha permeato tutti gli ambiti della vita pubblica, dalle istituzioni politiche a quelle artistico-culturali e mediatiche. E non vi è dubbio che molte delle conquiste sociali, dal diritto dei lavoratori a quello del rispetto delle minoranze non abbia sortito che effetti benefici alla vita comune. Nel prosieguo purtroppo questo meccanismo fortemente e beneficamente destabilizzante l’ “ancien regime” si è trasformato in un sistema molto ben oliato, funzionalmente interconnesso e strutturato secondo una gerarchia che non poteva non prevedere le stesse regole di un qualsiasi altro “regime” pena la sua stessa esistenza ed affermazione. Quella stessa democrazia che volevano inverare perdeva man mano la sua essenza divenendo oggi un qualcosa di estremamente diverso, una forma di egemonia culturale che non ammette dissenso o distinguo perpetrando le sue forzature demagogiche nell’ambito di quello che viene definito “pensiero unico politicamente corretto”. In realtà non so in quanta buona o malafede siano stati gli autori di questa spiacevole trasmutazione ma so per certo che quei regimi del “Sol dell’Avvenire”, storicamente parificati di recente ai regimi nazisti dalla Unione Europea, hanno creato le basi di quella incultura e sudditanza su cui oggi basano il loro consenso. Basta vedere la “scuola “ e l’”università” cosa siano diventate oggi con la prima che non insegna e la seconda che non discute e ricerca per comprendere come si è giunti a tanto. Basta vedere un potere indipendente come quello della “magistratura” che in uno Stato di diritto dovrebbe rappresentare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge oggi non è affatto indipendente dalla dominanza politica partigiana come testimoniano le varie correnti verso la profonda avversione del sorteggio per la nomina dei rappresentanti del Consiglio Superiore e la resistenza alla separazione delle carriere giudiziali. Il tutto a tenere sotto stretto controllo quella libertà di espressione, di pensiero, di attività che lo stesso cristianesimo nel suo “libero arbitrio” ha definito come elemento fondante della natura umana. Una “sinistra” che non ha saputo fermarsi ad un certo punto riscrivendo regole diverse e accette dalla maggioranza ma che ha travalicato i confini del “governabile” per quello che Alessandro Barbano definisce “eccesso dei diritti” e che in nome e a difesa delle minoranze non ha fatto altro che imporci una dittatura di queste ultime ed un’anarchia governativa che fanno del nostro Paese, e non solo, un “paese sospeso” ed indefinito. Come conferma un intellettuale di quella obsoleta sinistra illuminata, Federico Rampini, che ha studiato oltreoceano la mutazione genetica della sinistra occidentale iniziata con gli anni ’70 con l’abbraccio sempre più stretto alle èlite e ai ceti benestanti “Ambientalismo, femminismo, diritti dei gay, società multietnica furono i quattro pilastri per la rifondazione della piattaforma democratica”. La California ha fatto da guida e dopo qualche decennio l’aggiornamento dell’ “hardware” si è completato anche da noi, con l’aggiunta del quinto pilastro l’“Europeismo” inteso come culto fideistico degli “Stati Uniti d’Europa”. Temi questi che sembrano essere estratti da un decalogo salvifico ed evangelico ma che in realtà sottendono un imponente dominio culturale e mercantile su ogni attività, a meno di essere esclusi dal giro di una sinistra che ha rimpiazzato le catene di montaggio con i mercati finanziari, si è infervorata per il riscaldamento globale, la UE, i diritti civili e che ha i suoi sostenitori non più nelle periferie disagiate ma nei centri urbani “Ztl”. In questo, molto poco avveduta nel considerare il grande svantaggio che ne scaturisce: la diseguaglianza di ricchezza che volevano combattere ha prodotto esattamente l’opposto con una incredibile accentramento di ricchezza nelle mani di pochi a scapito di una base popolare sempre più ampia ma priva di una decenza economica, come testimonia la scomparsa del ceto medio e dell’ascensore sociale. Ed è proprio questa base ampia che gli ha voltato le spalle e che fino a quando potrà esprimere il suo voto, ed in tal senso si sta facendo di tutto per delegittimare questo “noioso strumento”, la punirà nell’urna rivolgendosi altrove verso una destra più social-popolare, verso una compagine politica anti establishment ma sempre più consociata ad esso o verso la delegittimazione di qualsiasi scelta con una fronda astensionista elettoralmente sempre più nutrita. Per questo la sinistra in tutto il mondo è in via di estinzione: in Italia col mesto rito delle sardine che non impedisce al rosso umbro di votare centrodestra e vedremo quel che succederà fra poco in Emilia, in Spagna dove crolla a ripetizione, nel Regno Unito dove le zone operaie votano Boris Johnson ma che comunque col nostro sistema elettorale non avrebbe mai vinto, in America dove una sinistra democratica, alla canna del gas, non sa più cosa inventarsi per architettare un “impeachment” contro Donald Trump sorpresa ed esterrefatta da un’economia americana mai andata tanto forte, con la disoccuazione al 3,5 ed una comunità afroamericana mai così rispettata, ricca e felice. La sinistra non si è accorta che le classi operaie oggi “pensano” come ceto medio, certamente meno ignoranti rispetto al passato ove solo per appartenere ad un sinistra rivoluzionaria erano moralmente e culturalmente superiori, ma sotto quelle esiste ancora una frangia di “lumpen-proletariat”, ossia quel “sottoproletariato” nelle moderne società industriali che rappresenta la classe sociale più degradata dal punto di vista economico e culturale, priva di fonti di reddito stabili e coscienza di classe nutrita dalla speranza dello “sbafo di Stato” e che punta i piedi non per produrre ricchezza ma solo per consumarla: questa è la nuova linea di confine fra chi produce e chi vuole consumare la ricchezza altrui; questa è la nuova polarizzazione dove non esiste più una destra aristocratica e reazionaria ma semplicemente più popolare. E la sinistra continua a non capirlo ma inizia a realizzare che in una prossima carestia non gli rimane che sfamarsi aprendo una scatola di sardine. Infatti il regime sovietico è morto, il PCI non esiste più ma il “sistema” messo in piedi dalla sinistra è ancora vivo e vegeto, un sistema che viene da lontano, organizzato nei minimi dettagli, ampiamente sperimentato e che consiste nel controllo dell’informazione ed in genere della cultura italiana, monopolizzando scuola, università, mondo dell’arte e dell’editoria. Tutto ciò che non ha impronta “sinistra” viene osteggiato, messo all’angolo, considerato come antidemocratico e fascista. Bisognava avere il patentino di appartenenza alla “gauche” per pubblicaare un libro, per fare carriera universitaria, persino per essere accettato nei salotti “buoni”. In caso contrario, nessun diritto di parola, nessuna possibilità di farsi sentire. Perché la sinistra viene ancora dipinta come salvatrice degli uomini, l’unica ideologia in grado di salvare il mondo e che si è concessa all’aberrante sposalizio con una Chiesa futurista, laicizzata, secolarizzata e politicamente corretta che omette la sacralità dello Spirito in cambio del rispetto di forme di idolatria pagana. Tutto il resto è male! In realtà ad avre problemi con la democrazia è proprio la “nuova sinistra” che nonostante i numerosi scranni istituzionali occupati, stranamente continua a pardere terreno ma non ci stà nella parte del cigno che invoca il suo ultimo canto non riuscendo più a convivere col suo tratto anticamente distintivo delle libere scelte dei popoli che si autodeterminano. Ed allora in questo stato allucinatorio-dissociativo permanente che ha sostituito il pubblico dibattito ecco elevarsi l’allarme: il “rischio fascismo” sempre dietro l’angolo. Ma è la cronaca di quesi ultimi tempi che ci viene incontro a smontare questo “tarocco ideologico” che svela dove alligna veramente il fastidio se non l’esplicito disprezzo per la sovranità popolare. Basta vedere la più grande liberaldemocrazia mondiale, gli Stati Uniti d’America , ove stiamo assistendo alla corrida per incornare l’attuale presidente, che la stessa ultra-liberal Michelle Obama ha definito “surreale” perché colui che sarebbe stato oggetto di indebite pressioni da parte della “White House”, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nega che queste sian mai avvenute. I democratici, immersi nei riti cavillosi del “Deep State” sbobinando solo telefonate apparentemente compromettenti dell’attuale leader, non hanno uno straccio di ricetta da contrapporre all’efficacissimo ibrido trumpiano col taglio liberista delle tasse e interventismo governativo nelle grandi opere. A casa nostra il discorso appare identico. Una frangia di magistrati chiaramente spinta da preoccupazioni che hanno molto più a che fare con l’ideologia (tutti iscritti a “Magistratura democratica”) e i sondaggi che con il diritto, vuole l’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini sul caso della nave “Gregoretti”, addirittura contro il parere della Procura di Catania che ne aveva chiesto l’archiviazione. Se Salvini mangia la Nutella gli lanciano le pietre specie se dice che le nocciole utilizzate sono un po’ turche, se gira troppo scatta l’inchiesta sugli aerei, se dorme in aereo gli fanno il dito medio, se respinge immigati si ritrova ONU, Chiesa, Di Maio e magistrati col sasso in mano. Alain Deneault ha scritto un bel libro “L’economia dell’odio” ove il vecchio odio che alla fine dell’incubo sfociava in amore non c’è più. L’odio della nostra epoca, neoliberista e tecnocratica, ha a che fare con la “governance”, col sistema e con l’organizzazione sociale. La discussione sul merito delle idee politiche appartiene al Novecento. La parola “organizzazione” ha sostituito nel dibattito pubblico la parola “politica”. Il nuovo odio ha bisogno di un destinatario ossessivo, anche un sembiante più che una persona reale può bastare. Ed in questo nel cospetto di una sinistra antropologicamente violenta, dal dopoguerra in poi, Salvini è il “segno ideale”, non l’artefice bensì la vittima. Come le donne meritevoli o meno di essere difese a seconda del “segno monattico” loro impresso: Nibras Asfa sul palco delle sardine riunite ha ricevuto da loro ovazioni per il grido di propaganda della sua condizione nel mondo musulmano ma nulla dicono o criticano per quelle donne come Atussa Tabrizi, arrestata in Iran per aver dimenticato di corpirsi il capo e che accusa il movimento ittico azzurro anti-Salvini di far propaganda all’Islam più reazionario e liberticida. Ma come sempre nella fattoria orwelliana ci sono sempre animali più uguali degli altri ed in questo la sinistra è imbattibile ma non perché altre dittature di destra non lo facciano ma perché per queste sono decisioni da rispettare a prescindere, per quelle hanno solo un effeto benefico e salvifico per proteggere la democrazia. Che facce toste! Alla fine continuassero a nuoatre in branchi prima o poi dovranno accorgersi che l’acqua non c’è più. Speriamo presto!

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