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“SONO RAZZISTA”…

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Non si fa altro che mettere “pezze” ad un vestito talmente logorato, quasi scomparso al cospetto delle prime. Il bello è che ci si domanda anche del perché si è arrivati a tanto. Frutto questo delle scarse connessioni neuronali fra l’immanente e la memoria passata. Com’è che l’assassino non trapela più il senso di colpa? Com’è che quando preso e interrogato non si rende conto della efferatezza del suo atto, quasi a compiacersene? Com’è che siamo arrivati ad un macabro sensazionalismo pur di far sentire la propria esistenza? Non sarà forse quella “deregulation” forzata, voluta, elogiata, gestita che ha invaso tutti gli archetipi istituzionali? La democrazia prima di essere una libertà “tout court” è soprattutto rispetto delle regole di convivenza civile e non anarchia comportamentale. Chi sono i veri criminali consapevoli che hanno prodotto questo “pabulum” ottimale alla crescita di questi poveri cristi che vivono la loro gloria solo nelle cronache nere dei “media”? Cosa alberga nelle mente del ragazzino, forse coadiuvato dal genitore ovviamente, che decide di fracassare il cranio della propria fidanzata? Siamo nell’era della violenza senza confini e fine a se stessa senza il fine logico di machiavellica memoria perché la violenza può essere un mezzo per il raggiungimento del fine. Ma i questi casi l’obiettivo ultimo qual è? Essere attori della forza tribale secondo la legge del più forte relegando il senso della vita non ad un valore sempre difendibile bensì ad un ostacolo facilmente superabile? Non più una conquista di terra o di potere cha ha riempito tutte le pagine della storia ma solo il gusto della soppressione di quel qualcosa non allineato alla nostra “voluntas”. L’egocentrismo antropologico portato all’eccesso! La vita “relativizzata” alla bisogna quando bisogna uccidere per il controllo delle nascite (400 milioni di aborti in Cina!) o per la costosa assistenza delle forme vegetative (eutanasia) o per semplice risposta negativa verso una richiesta violenta o non gradita o inopportuna o per semplice scelta commerciale meno costosa ma più dannosa alla salute. In questo tessuto di abnorme “normalità” ove non fa più specie la morte dei ragazzi massacrati in discoteca, i cristiani massacrati nelle loro chiese o nelle loro comunità, cadaveri lungo le strade per terremoti o inondazioni, che c’è di strano se si uccide colpiti dalla follia amorosa come una volta scusato anche il delitto d’onore? E cosa fa l’uomo di oggi per correre ai ripari? Semplicemente si trasforma in un anomalo “gommista” per mettere “pezze”. La pezza che introduce un corso di etica di comunicazione col paziente in una facoltà di medicina perché il neodottore non sa cosa lo ha condotto alla scelta di questa professione, non ha nell’anima quel senso che lo introduce automaticamente nella prospettiva dei panni dell’altro, chiuso com’è nei suoi e solo un semplice esame lo riconduce alla giusta vita di relazione col paziente. Una pezza che introduce un corso nella scuola riguardo il modo di amare l’altro senza incorrere facilmente ad uno “stupro” . E già ci vogliono professori, docenti, psicologi nella scuola dedicati all’insegnamento corretto dell’affettività come cavallo di Troia per l’introduzione della teoria “gender”, come se questi implumi non sappiano se fanno male a sentirsi naturalmente sessuati o semplicemente “disforici” da costruire. Certo perché l’orientamento sessuale, alla base di tutta la scienza psicoanalitica, è frutto di un condizionamento sociale e se questo porta a delle differenze naturali va combattuto con tutti i mezzi possibili per sostituirlo con un altro condizionamento molto più attinente al controllo del mercato globale. Una pezza che introduce non il rispetto delle regole civili del paese che accoglie l’immigrazione bensì le magli larghe che destabilizzano e distruggono i luoghi e le culture d’approdo con l’aiuto a chi si sente discriminato se non hanno donne da fottere, cibo non consone alla loro fame mirata, tetti rifugio troppo isolati da una vita cittadina più intensa, leggi diverse da quelle che non considerano reato lo stupro o la mutilazione. Una pezza che introduce il lavoro sempre tutelato, asservito, controllato dallo Stato e fortemente penalizza chi il lavoro lo produce con la fuga di chi non vuole essere vittima di una burocrazia intoccabile, inespugnabile, esosa, cannibale, divoratrice di tante risorse che potrebbero veramente essere impegnate alla creazione di opportunità. Uno Stato che di Azienda ha solo il nome ma la cui “governance” è sempre in mano ai pochi anche transnazionali. Usciremo da “impasse”? Ebbene si sono razzista, lo confesso, ma l’oggetto del mio odio viscerale non è verso l’uomo di colore o il musulmano sciita o sunnita o wahabita ma verso coloro che scientemente hanno condotto il genere umano a mentire a se stesso, a spersonalizzarlo, che occupano posti nelle grandi organizzazioni plurinazionali (v. ONU) che nulla hanno fatto per migliorare l’ambiente o diminuire i conflitti, che seduti sulla sedia se la ridono di chi soffre questo stato di cose, me compreso ma sono sempre dell’idea di Bertrand Russel “..Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste al verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai..”.

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