fbpx

Spoltore e la Madonna che scappa

Spoltore, memore del privilegio accordatogli da Sulmona, città Peligna, ha voluto anch’essa rappresentare con le dovute modifiche la funzione locale sulmontina denominata “La madonna che scappa in piazza”.

Quest’onore è stato concesso alla città di Spoltore in virtù della comunanza dell’illustre Patrono, San Panfilo Vescovo e Martire, che nacque nel VII secolo in Abruzzo, figlio di un pagano che lo ripudiò quando lui si convertì al Cristianesimo.

La funzione si svolge a Spoltore, nello stesso giorno, ed anche qui una massa imprecisata di fedeli, di ogni ceto, se non fossimo in epoca “Covid 19” e non stessimo vivendo il più imponente attacco virologico su scala mondiale, avrebbe occupato, come da consuetudine la Piazza, le finestre ed i balconi, il lungo parapetto della Guardia e financo i tetti per assistere a questa rappresentazione.

Non sarebbero mancate, a circondare d’affetto le figure sacre ed “in primis” la Madonna, le cineprese, le macchine fotografiche e i binocoli.

La cerimonia si riporta ad alcune pagine del Vangelo e, più precisamente, alla resurrezione di Cristo, però è arricchita dalla fantasia e dalle tradizioni popolari.

Dal 1918 la prerogativa dell’organizzazione della cerimonia è della famiglia De Amicis che, con Paolo e la collaborazione del cugino Andrea, si è assunta, sin da subito, anche l’onere della parte festaiola della manifestazione.

La processione si svolge nella pittoresca Piazza D’Albenzio , le statue del Cristo Risorto e di Maria Maddalena che qui la gente chiama “l’Abbandonata”, poiché, data l’ineguale statura degli antichi portatori, durante la funzione appariva inclinata da una parte, si avviano, partendo dalla Chiesa parrocchiale, ciascuna con un proprio itinerario per convergere, simultaneamente, appunto, nella piazza principale.

Intanto sono state condotte, nello stesso luogo, le altre due statue : quella dell’Addolorata e San Cesidio, che sostituisce San Giovanni Battista, poiché a Spoltore non c’è la statua di San Giovanni.
Dalla salita degli Schiavoni, appare, contemporaneamente, l’Abbandonata che subito si dirige verso il Cristo, quest’anno purtroppo non ci sarà il solito corridoio di gente ad accompagnarla, mentre in prima battuta, il sepolcro del Nazareno è vuoto.

I portatori, in questo rito di una bellezza disarmante, si genuflettono, fanno dietro-front e si dirigono a passo sincrono e veloce verso l’altro gruppo di statue che è dalla parte opposta della piazza.

S’inchinano alla Madonna Addolorata, incredula e a San Cesidio e, immediatamente la Maddalena “l’abbandonata” vuole sincerarsi nuovamente e riparte alla volta del Sepolcro.

La folla, in quel di Spoltore, in questo preciso istante, è solita emanare un’emozione particolare, in quanto sente il momento come fatto inscindibile della propria fede.

I portatori, di nuovo, partono con un passo cadenzato che sembra quasi una danza e conducono l’Abbandonata davanti alla statua del Cristo risorto.

Un altro inchino, l’esplosione di gioia di piazza Sant’Albenzio, che quest’anno sarà purtroppo un “eco lontano” e no, non è stata un’allucinazione : Cristo è veramente risorto!

Ancora un’inversione sul lato opposto per comunicarlo alle altre due statue in sosta e tutte le statue vengono portate a passo lento verso il centro della piazza.

La banda è all’erta all’inizio di Via del Castello, cresce l’emozione generale, mentre i due gruppi di statue procedono l’uno incontro all’altro. La gente applaude ed ha il sorriso sulle labbra, la banda suona melodiosa ed anche se quest’anno a Spoltore questo rito sarà vissuto appieno solo nel cuore di chi lo conosce, il manto nero sarà nuovamente fatto scivolare per coventire la gramaglie in abito da festa.

Anna Chiara De Nardis