L’illusione del decapitare l’Idra

​«È più facile fare la guerra che la pace, ed è più facile uccidere che governare.»— Georges Clemenceau

Strategia eliminazioni mirate in Iran e illusione della guerra risolutiva

La strategia delle eliminazioni mirate in Iran dimostra che non è così semplice far finire una guerra o far cadere un regime, come suggeriva provocatoriamente Fabri Fibra nella canzone “Contrabbando” cantando «Qualcuno vada da Putin e gli spari in faccia». Colpire sistematicamente i vertici politici e militari di uno Stato è una tattica usata raramente perché introduce un livello di imprevedibilità superiore a quello che pretende di risolvere. Gli Stati non sono organismi centrati su un singolo individuo: sono architetture resilienti, progettate per sopravvivere alla perdita dei vertici. Eliminare il capo può cambiare il ritmo delle decisioni, raramente la direzione.

Perché la strategia delle eliminazioni mirate in Iran non cambia la direzione dei regimi

Dopo la strage del 7 ottobre 2023, Israele ha trasformato le eliminazioni mirate in linea operativa centrale. Prima ha colpito Hamas a Gaza. Poi Hezbollah in Libano. Infine l’Iran. Il cambiamento non riguarda solo la quantità delle operazioni. Riguarda soprattutto la qualità della strategia. Israele ha esteso questa logica da attori non statali a uno Stato strutturato.

Dalla tattica militare alla strategia delle eliminazioni mirate in Iran su scala statale

Il 28 febbraio Israele ha colpito direttamente il vertice dello Stato iraniano. L’operazione ha preso di mira figure chiave della linea politica e militare. Sono stati bersagliati Ali Khamenei, Mohammad Pakpour, Aziz Nasirzadeh, Abdolrahim Mousavi e Ali Shamkhani. L’attacco ha coinvolto simultaneamente politica, esercito e sicurezza strategica.

Strategia delle eliminazioni mirate in Iran contro i vertici dello Stato

Il 17 marzo la strategia si è spostata sul livello operativo del sistema. Israele ha colpito figure centrali per la gestione quotidiana del potere.

Ali Larijani è stato ucciso a Teheran insieme a Gholamreza Soleimani, comandante della Basij. Successivamente Israele ha annunciato l’eliminazione del ministro dell’Intelligence Esmail Khatib.

Parallelamente sono proseguiti gli attacchi contro basi missilistiche, depositi sotterranei e centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie.

Il precedente Hezbollah e la logica della pressione cumulativa

Esiste un precedente che sostiene questa strategia. L’eliminazione di Hassan Nasrallah nel 2024 ha indebolito Hezbollah, spingendolo verso un cessate il fuoco.

Una parte dell’establishment israeliano ritiene che una pressione cumulativa possa costringere anche l’Iran a rivedere le proprie ambizioni regionali.

L’obiettivo politico dichiarato e la realtà operativa

Il governo Netanyahu dichiara di voler creare condizioni favorevoli a una rivolta interna iraniana. Il premier ha affermato che la pressione permetterà agli iraniani di decidere il proprio destino. Tuttavia, la valutazione interna appare più pessimistica. Le forze di sicurezza israeliane prevedono una repressione brutale di eventuali proteste. Guardie Rivoluzionarie e Basij controllano il territorio. Possono reprimere rapidamente ogni mobilitazione.

Il risultato realistico: indebolire senza abbattere

L’obiettivo più realistico per Israele sembra diverso. Gerusalemme punta al progressivo indebolimento del regime iraniano e alla riduzione delle sue capacità militari. Israele mira anche a contenere il rischio nucleare. Lasciare l’Iran in piedi, ma più fragile e isolato, potrebbe risultare sufficiente.

La resilienza del sistema politico iraniano

La strategia eliminazioni mirate Iran presenta limiti strutturali difficili da superare. Dopo la morte di Khamenei, la transizione al figlio Mojtaba è avvenuta senza segnali evidenti di collasso. Mojtaba non è ancora apparso pubblicamente. Restano ignote le sue condizioni reali e la sua posizione. La perdita dei vertici ha rallentato alcune decisioni. Tuttavia, il sistema ha dimostrato una notevole capacità di sostituzione e continuità operativa.

Il rischio più sottile della strategia: rompere gli equilibri interni

Eliminare Ali Larijani ha prodotto effetti più complessi della semplice rimozione di un leader. Larijani rappresentava un ponte tra Pasdaran e clero. Era un mediatore strutturale capace di muoversi tra apparato militare, istituzioni e comunicazione politica internazionale. La sua assenza altera gli equilibri interni del potere.

Il potere militare e il nodo nucleare nella strategia delle eliminazioni mirate in Iran

Il baricentro del potere si è spostato ulteriormente verso l’apparato militare. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rafforzato il controllo operativo del conflitto. Se il regime sopravvive, il parametro decisivo non sarà il numero di leader eliminati. Sarà il destino dei circa 440 chilogrammi di uranio arricchito presenti nel Paese. Un sistema colpito ma ancora capace di controllare quel materiale potrebbe scegliere di accelerare il programma nucleare invece di arretrare.

diCarlo Di Stanislao

La Redazione de La Dolce Vita
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