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“Titanic”, di Arcadio Damiani

La somiglianza della condizione del nostro Paese con l’atmosfera del grosso naviglio che sta colando a picco dopo aver urtato un iceberg e l’orchestra che continua, ignara, a far danzare le note di un’armonia del prefinale, non mi sembra tanto peregrina o fuori luogo. Imperfezione degli editti, trascuranza nell’eseguirli, destrezza nell’eluderli dei destinatari è questa la situazione di debolezza del caos che vive il governo in carica come testimonia d’altronde la nomina di un commissario alla sanità in Calabria trasformata in un farsesco psicodramma, come osserva il politologo Alessandro Campi, che non ha la sua causa nelle complicanze della burocrazia o la mancanza di personalità adatte al ruolo bensì solo gli appetiti contrastanti dei decisori politici.

Bruciati otto nomi nell’arco di 15 gironi e con la nomina ultima del prefetto Longo, da curriculum molto ricco per la lotta di cosche, mafie e criminali ma non si comprende bene quanto possa essere utile la sua esperienza in ambito sanitario a meno che in Calabria ci siano medici e paramedici molto sospetti di collusioni con la malavita e non lo credo come non credo che la sanità possa essere migliorata da un prefetto che non può aver avuto le necessarie mani in pasta.

Ma ognuno degli alleati vuole piazzare i propri fedelissimi finendo per generare solo impasse: nonostante l’emergenza pandemica la logica spartitoria partitocratica non è affatto terminata!

Questa è oggi la politica, bellezza!

Una bulimia nell’acquisizione di cariche e poltrone, spesso affidate a loro rappresentanti di modestissimo valore o del tutto inadeguati alla bisogna. Ci sono poi i contrasti ideologici divenuti tragicomici come quello sul MES voluto dalla sinistra, da una fetta della destra ma ostacolata dalla maggioranza grillina. C’è un intero sistema sanitario da ricostruire su basi autenticamente nazionali che necessita di una ridistribuzione di competenze Stato-Regioni e da riprogettare infrastrutture e servizi nei diversi territori.

Per questo servono soldi ma non li si vuole prendere laddove sono nel nome di una sovranità che abbiamo compromesso da tempo. Governo opaco e malato di indecisione che fatica anche a calcolare il numero delle persone che potranno stare a tavola per il cenone natalizio oltre che nel definire gli “affetti primari” se solo in base alla parentela o anche dalle affinità amicali.

E noi cittadini siamo stati soverchiati da montagne di dati illeggibili e inchiodati a seguire talk-show, espressione di pseudo informazione per i pareri contrastanti di troppi esperti oltre che schiacciati da una pioggia di provvedimenti amministrativi (i famigerati DPCM) ma senza che nessuna autorità centrale si sia preso la briga di chiarirli e convertirli, per non dire della segretezza sugli appalti connessi alla pandemia, dei verbali secretati o diffusi in ritardo, dei tanti nomi di consulenti semplicemente “affiliati” e perfettamente sconosciuti dai più.

Per non dire della mancata previsione-pianificazione che è il minimo sindacale di una buona amministrazione: conseguono il flop del tracciamento, le file per farsi tamponi, i malati lasciati a casa senza assistenza, le terapie intensive di nuovo in affanno, gli ospedali senza personale, i medici di base senza direttive, scuole aperte e richiuse avendo solo pensato ai banchi a rotelle, baruffe tra lo Stato e le sue Regioni, i vaccini antiinfluenzali che non si trovano e già si prevede il disagio dell’approvvigionamento dei vaccini anti-Covid.

Siamo il paese dello scempio dei post terremoti come quello dell’Irpinia, del Centro Italia, dove i miliardi per la ricostruzione hanno creato solo cattedrali vuote e sottosviluppo.

Non solo ma anche se le case non ci sono più, i proprietari dovranno pagare l’Imu nel 2021 su una casa ridotta in macerie e non ricostruita. Perché il governo si è dimenticato dei terremotati dell’Italia centrale nel 2016 e non ha ancora prorogato lo stop fiscale per chi ha perso tutto o quasi nel sisma e dovranno versare pure il canone Tv.

Ma stavolta su come impiegare i soldi del “Recovery Fund” ci saranno i controlli dell’Europa che saranno molto attenti visti i nostri pregressi e con un finanziamento a fondo perduto di circa 80 miliardi si rinvigorisce la grossa tentazione per i nostri malaffari fatti di sussidi, provvidenze e debito pubblico crescente senza che vi sia quello scatto di innovazione di cui la nostra economia ha bisogno.

Non mi interessa minimamente di quante libertà in termini economici e sociali godano gli altri Paesi del Vecchio Continente.

Sta di fatto che le nostre libertà, purtroppo eccessive, hanno prodotto non un progresso socio-economico bensì il suo esatto contrario: spaventosa decrescita economica con le nostre migliori aziende, porti ed aeroporti in mani straniere per sopravvivere, perdita su tutti i fronti in politica estera: EMA agenzia europea per i medicinali con sede in Olanda; ESA Agenzia spaziale europea con sede in Austria come se non avessimo farmaci o tecnologie aerospaziali superiori a questi Paesi; pescatori rapiti in Libia e presi come ostaggio per liberare quattro loro connazionali condannati dalla nostre parti da una sentenza della Cassazione per traffico illecito di migranti; e perdita del controllo sulle acque del Mediterraneo oramai mari di conquista Turco-Cinese; mancata difesa della metà greca di Cipro ove la nostra ENI lavora e continuamente minacciata dal sultano Erdogan; ma siamo però in grado di pagare lauti riscatti, anche con la vita (evento Calipari), per i rapiti e per foraggiare le risorse armamentari dei poveri terroristi; e siamo sotto scacco anche per il passaggio della cima del Monte Bianco in mani francesi; l’ulteriore stretta durante le feste comporterà il dimezzamento del fatturato di bar e ristoranti, una perdita di 41 miliardi nel 2020 con intere famiglie alla disperazione ma i nostri “intellò” come Roberto Saviano, Sandro Veronesi, Luigi Manconi hanno deciso di aderire allo sciopero della fame sollecitato dalla radicale Rita Bernardini, dall’associazione “Nessuno tocchi Caino” e praticato da centinaia di detenuti.

Certo chi sta in carcere ha diritto ad essere trattato con umanità e con rispetto che a nessuno si nega ma non solo per loro vorremmo la stessa vibrante ed emotiva protesta a difendere quei cittadini che non hanno commesso alcun crimine eppure da settimane subiscono pesanti limitazioni della libertà personale, vengono da più tempo ingiustamente accusati e trattati da nemici del popolo sabotatori ed evasori e per alcuni di loro senza prove, senza processo, e senza ragione è già stata decretata la condanna a morte. E sono questi gestori di discoteche, balere, pub, bar e ristoranti che devono rimanere chiusi anche nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno.

Ennesima mazzata! C’è chi fa lo sciopero della fame e chi non volendo fa la fame!

Ovviamente c’è chi protesta e c’è anche chi nei mesi passati è sceso in piazza ma in questo siamo profondamente diversi dagli inglesi che hanno portato avanti una rivolta controllo il lockdown e sono stati arrestati in 60 e siamo diversi dai francesi che in quanto a rivoluzioni sono dei veri e propri maestri: quella di gilet gialli contro il governo per l’adeguamento dei compensi e quello ultimo della cittadinanza e dei giornalisti contro una proposta di legge di liberticida che vieta la registrazione pubblica o privata delle forze di polizia nell’atto delle loro azioni nell’intento di difendere le forze dell’ordine con botte da orbi da ambo le parti.

Qui da noi le proteste incendiarie e distruttrici sono ammesse e protette dalla polizia solo se condotte dai centri sociali “et similia” nell’intento talora di bloccare anche le costruzioni di utili opere pubbliche.

A Roma ad esempio in questi ultimi giorni si è proceduto allo sgombero, per ordine della sindaca Raggi, di due strutture comunali di San Lorenzo e di San Giovanni occupati abusivamente da anni.

Con una differenza per lo sfratto: mentre quella di San Giovanni era la sede di “Forza Nuova” il cui leader Stefano Schiavulli, denunciato per occupazione di edifici pubblici, ha consegnato le chiavi ai poliziotti senza cortei o reazioni, a San Lorenzo, la sede del Nuovo cinema Palazzo definito dagli ultrà di sinistra “uno spazio per tutti quanti non avevano uno spazio in città” ci sono volute alcune ore per sedare la rivolta che la propaganda a sinistra definisce “resistenza” con arresti e feriti. In pratica se di destra l’occupazione è fascista se di sinistra la rivolta è “resistenza”.

Ovviamente al coro di protesta non poteva mancare l’appoggio dell’Anpi che si è complimentata per lo sgombero dei fascisti ma si è dichiarata sconcertata per quello del cinema né quello delle “sardine”.

E la sindaca con repentina inversione ad “U”, essendosi ricordata dell’afflato elettorale ricevuto dagli occupanti il cinema, ha annunciato un tavolo istituzionale per “salvaguardare l’esperienza di importante valore sociale e culturale per il quartiere nata con il Nuovo cinema Palazzo”. Come al solito viviamo la perenne dicotomia fra il “pensiero alto” che si nutre di un odio divenuto ridicolo e retro-storico verso chi non può avere che “pensiero basso” semplicemente diverso ma bellicoso, violento e guerrafondaio anche se il novero dei danni a strutture pubbliche, gli scontri, i feriti e la guerriglia appartiene in gran maggioranza ai detentori del “pensiero alto”.

Ma questa è “resistenza” da stabilire però contro chi se loro stessi sono la legge “illegale”, sono loro i principali oppositori alle libertà costituzionali!

Riproposta ma mai sopita celebrazione del “terrorismo rosso” impersonato solo da “compagni che sbagliano” e non da autentici criminali finiti oggi nei Rotary club perché sempre di alti intellettuali parliamo. Basta leggere il libro di Pansa per rivedere la Storia della Resistenza con occhi del tutto diversi, meno “sovietici”.

Non ne possiamo più! Vogliamo un “commissariamento” della democrazia che di questi tempi va tanto di moda. Ahinoi!

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