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TRANSGENDER

Dalle pagine de “La Dolce Vita” abbiamo spesso proposto itinerari tra le bellezze inesplorate d’Abruzzo, ma stavolta vogliamo fare un’eccezione. Proporre per il vostro aprile di ponti e primavera in agguato, un’incursione mirata in una delle cittadine dalla movida più trasgressiva: Amsterdam. E per la nordica città europea, quest’anno sarà davvero un anno speciale. Nella capitale olandese si svolge infatti in aprile una delle feste moderne più colorate e trascinanti: la Festa della Regina… ma la regina l’anno scorso ha ahimè abdicato, per cui quest’anno la festa cambierà genere, diventando, per la prima volta, la Festa del Re!  Che cosa la caratterizza? Fantasia e leggerezza, musica, balli e folli mercatini, azzurro di cieli aperti e canali, e naturalmente l’indossare qualcosa del fresco arancione simbolo della casa reale.  Piazze, vie, stazioni e parchi e canali vengono invasi da una folla aranciata che sembra uscita dal sogno zen di uno Shakespeare attorniato da folletti: l’atmosfera urbana si sintonizza allegra sull’acceso colore verso il quale persino Van Gogh, che a Amsterdam appunto è omaggiato nel celebre, bellissimo museo omonimo, si mostrava timido, e sì che da buon espressionista le tinte cariche lo rispecchiavano parecchio… La data della Festa del Re è tra l’altro nel 2014 ideale per chi volesse parteciparvi, cadendo infatti il 26 aprile di sabato. Ma indaghiamo un po’ più a fondo le motivazioni della fluida politica transgender del macroparty in oggetto. I Paesi Bassi, è noto, sono una monarchia parlamentare. E una monarchia preferibilmente in rosa: i festeggiamenti reali si tennero la prima volta nel 1885 per onorare la nascita della regina Wilhelmina. Saltando però all’oggi, la regina Beatrice d’Orange-Nassau, che reggeva l’Olanda fino all’anno scorso e a cui l’arancione euforia si consacrava ogni aprile, annunciò pubblicamente il 28 gennaio 2013 di voler imprimere un nuovo corso alla storia del suo popolo, maturi ormai i tempi perché mutasse il protagonista della Festa. “E’ giunto il momento di lasciare le responsabilità del Paese a una nuova generazione – dichiarò solenne Beatrice – per questo ho deciso che nel giorno della Regina, nel trentatreesimo anno del mio regno, abdicherò lasciando il trono a mio figlio primogenito Willem Alexander”. Coraggiosa decisione da cui finora sembrerebbe non farsi contagiare affatto la sovrana d’Inghilterra: Elisabetta II pare infatti fatalmente incline a cedere il proprio antico trono più al nipote che al figlio. Ma non dobbiamo giudicare l’oltremanica: i nostri politici trascorrono eoni di tempo al potere passando indifferenti da una carica all’altra con versatilità perenne. Non sono filomonarchica, né soffro di certe nostalgie, dalla Regina che rinuncia agli onori della Festa, imparo però una lezione. C’è il momento dell’ascesa, in cui godere con naturalezza della gloria, e c’è il momento in cui conta semplicemente permettere che ne goda qualcun altro. E se, come dicono in molti, tale scelta fosse stata dettata dalle gravi condizioni del secondogenito di cui la sovrana preferisce ora occuparsi esclusivamente, non si tratterebbe d’un atto meno ammirevole. La nobiltà autentica non circola nel sangue, abita semmai il cuore, come dicevano gli stilnovisti. Il cuore nobile sceglie infatti l’azione giusta per sé solo quando è davvero giusta per un popolo intero.

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