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UN SALUTO A MICHELE D’ANDREA

La chiamava la sua «Ferrari», la zona dei Grandi Alberghi di Montesilvano, trovata come una palude e trasformata in un luogo di villeggiatura con le prime case di vacanza al mare. «Peccato che a questa Ferrari hanno preferito montare le ruote di una Cinquecento», si rammaricava recentemente Michele D’Andrea, il grande imprenditore originario di un piccolo paese del Molise ma arrivato a Pescara per lasciare il segno e aiutarla a crescere.Imprenditori in lutto. Se n’è andato a 88 anni, D’Andrea, il costruttore «illuminato», l’uomo «spiritoso», come lo ricordano gli amici, «sempre in affanno a pensare al futuro», uno degli ultimi esponenti di una generazione di costruttori che ha rimesso in piedi la città dopo la guerra. D’Andrea è scomparso ieri intorno alle 19 nell’ospedale di Penne dove era stato ricoverato da quando alcune patologie l’avevano costretto, già prima di Natale, ad andare in ospedale prima a Pescara e quindi a Penne.A piangerlo c’è Rita, l’unica figlia rimasta dopo che una disgrazia colpì nel 1999 l’altro figlio dell’imprenditore, Alberto D’Andrea, morto a 46 anni per un infarto e a cui Montesilvano ha dedicato una via: fu Alberto ad avere l’intuizione di aprire la prima multisala, la Warner di Montesilvano, sconvolgendo l’Abruzzo abituato alle monosale di città. I funerali di Michele D’Andrea dovranno essere ancora fissati ed è probabile che si svolgeranno domani.«Le mie vacanze a Montesilvano».«Venivo qui in vacanza, mi trovavo bene e allora ho deciso di investire in questa zona che non ha niente da invidiare ad altre parti d’Italia», ricordava recentemente D’Andrea riferendosi al suo fiore all’occhiello, allo sviluppo che seppe imprimere a Montesilvano trasformado la zona attorno ai Grandi Alberghi. Accanto alla passione per le case c’era però l’uomo esuberante, pieno di interessi che negli ultimi anni aveva iniziato a suonare il pianoforte e aveva sopperito ai tempi in cui studiare era un lusso prendendo addirittura tre lauree: l’ultima tesi l’aveva dedicata all’arte di Marcel Duchamp. «Era così Michele», lo ricorda l’amico e medico Vincenzo Dogaliche gli è stato vicino in questo periodo, «pensava sempre al futuro, alla sua età non si era stancato di fare programmi e di migliorare la città. Da anni diceva che a Pescara non c’era più il suolo e avrebbe preferito che ci fosse più libertà di recupero e fu uno dei primi a sollecitare una legge regionale per il recupero», dice ancora Dogali.Porto Allegro e il palazzo “grattacielo”. Con la sua impresa di costruzioni, la D’Andrea&D’Andrea (chiamata così per siglare l’intesa con il figlio Alberto), l’imprenditore è riuscito a cambiare il profilo di Montesilvano negli anni del boom economico, realizzando alloggi per le vacanze caratterizzati dal rispetto del verde e dai vivaci contrasti cromatici, colori della pittura dell’artista Franco Summa, agli interventi edilizi di più ampio respiro come Porto Allegro, la rivoluzione del cinema in Abruzzo.A 88 anni su Facebook: «Dottor Michele ci mancherà». Ma se Montesilvano era stata la sua culla di partenza, Pescara era stata l’approdo uscendo poi fuori regione fino a Parma con vecchi terreni acquistati dalla Barilla e donati in parte anche all’ospedale di Parma. Palazzi innovativi, d’impatto come quello sulla riviera di Pescara, come la nuova palazzina in via Trento, il recupero di via Raffaello e le costruzioni in tante altre parti della città. Tra le sue ultime opere ancora in costruzione, il palazzo “grattacielo” in via Carducci. «Ogni cosa», rimarcava il patron dell’azienda, «è stata fatta coniugando lo sviluppo commerciale alla socialità: chi entra dall’asse attrezzato avrà a destra l’edilizia residenziale e, sulla sinistra, i servizi tra cui Porto Allegro. Le infrastrutture e i servizi sono stati fatti per metterli a disposizione della gente», diceva il costruttore scomparso ieri dopo che, lo scorso anno, aveva deciso perfino di iscriversi a Facebook. «Dottor Michele, ci mancherà», è stato uno dei tanti tributi lasciati sulla sua bacheca da amici, dipendenti e imprenditori.

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