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UNA PASQUA SPECIALE

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Su preghiera di mia figlia per rivedere Padre Attilio, francescano dapprima alla parrocchia di S. Antonio a Pescara e successivamente trasferito al Santuario di Tagliacozzo, nel giorno di Pasqua ci siamo recati in questo piccolo e suggestivo paese fra le nostre montagne per assistere alla messa officiata dal parroco in questione. E devo dire che ho assistito ad una funzione che non aveva nulla da invidiare a quelle solenni nelle grosse cattedrali ma cha racchiudeva il pregio di possedere in sé un’atmosfera celebrativa d’altri tempi. Già lo scenario di un altare sopraelevato di quel bianco petromarmoreo d’epoca medioevale suggeriva rispetto e devozione senza incutere timore, per non parlare di un coro inimmaginabile in un luogo così poco frequentato anche se conserva i resti di un grande teologo e magister ecclesiae, primo biografo di San Francesco, il beato Tommaso da Celano, coro di un’armonia polifonica di raro ascolto. E personaggi dal diacono cantore eccellente fino ai chierichetti nelle loro composite uniformi. E a proposito di questi ultimi mi è tornato in mente un modello educativo dimenticato sebbene estremamente prezioso. Quell’ordine, quella disciplina della compostezza, dell’attesa, della riverenza che forgiano lo spirito e l’anima al rispetto, al sacrificio fin da piccoli come succedeva negli oratori ove oltre lo svago della prima gioventù si elargiva anche il rispetto e la preghiera. Perché questi modelli sono stati abbattuti? Cos’hanno prodotto di così nefasto? Non riesco a rispondermi. So solo che oggi nelle scuole sono stati aboliti anche i banchi perché “coercitivi” e sostituiti da poltrone, giacigli improvvisati nel nome di quella libertà che confonde e non costruisce. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti tranne di quelli che l’hanno voluti. E su tutto l’omelia di questo padre francescano, forte nella sua essenza, semplice, inclusiva e convincente in nome di un amore che unisce e non divide, di un tramonto da trasformare in alba, nel rinfocolare una speranza che tutti stiamo perdendo. Semplicemente una Pasqua diversa, piacevolissima, d’antan.

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