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UNAR E GENDER PARTE 1°

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Non se ne può più di questo “Pensiero unico” che tarda a cedere il passo dopo l’ultima batosta elettorale che ha ben spiegato come l’ideologia dei diritti civili non interessi granché al cittadino alle prese con problemi ben più importanti e quotidiani. E quest’ultimo governo prima di fare le valige ha voluto, con un indesiderabile colpo di coda, “piazzare” gente fidata in posti chiave di Ministeri, Enti controllati, Forze dell’ordine come Consob, carabinieri, esercito e Corte dei conti. E la ciliegina sulla torta, indigesta, è stata la nomina a coordinatore dell’Unar ( Ufficio Nazionale anti discriminazioni razziali ) dell’ex senatore del Pd Luigi Manconi. Tutti ci saremmo aspettati una personalità eticamente al disopra delle parti nel senso di interpretare la discriminazione in senso veramente antropologico ed invece ci troviamo di fronte un personaggio che, al pari della super partes boldriniana, ha un curriculum di tutto rispetto se inserito nella Cuba castrista ma non nel nostro paese. Da non dimenticare che questo inutile quanto anacronistico “Ufficio” è da un anno senza coordinatore in quanto il precedente Francesco Spano si era dimesso per l’inchiesta giornalistica delle “Iene” su un bando di 55.000 euro aggiudicato da un’associazione per i diritti “Lgbt” che si occupava di circoli ricreativi e centri d’ascolto ove si praticavano orge e prostituzione. E mentre la legge del 2003 istitutiva dell’Unar stabiliva che tale ufficio presso la presidenza del Consiglio deve avere il compito di svolgere attività di promozione della parità “in modo autonomo e imparziale”, mister Gentiloni, facendo capire ancora una volta cosa significhi democrazia rappresentativa, nomina appunto Manconi che di imparziale può avere solo un giudizio medico. Infatti il pregevole intellettuale si è battuto per i diritti vivili lungo tutta la sua carriera politica. In gioventù ha aderito a “Lotta Continua” ed è stato molto vicino al Partito Radicale ed in questa legislatura è stato uno dei più grandi sostenitori delle adozioni per le coppie omosessuali, tanto da minacciare di non votare la legge sulle unioni civili senza la “stepchild adoption”, come si registrano dichiarazioni in favore di gestazione per altri ( utero in affitto ); e si esprime sull’”Espresso” contro quelli che definisce “imprenditori della xenofobia” come “Leghisti, fascisti, populisti, razzisti che hanno saputo fare dell’ansia collettiva degli strati più deboli della popolazione, affaticati da una convivenza comunque difficile, una risorsa elettorale” intervenendo anche contro il recente sequestro della nave spagnola Proactiva di Open arms. Quanto possa essere imparziale il giudizio di tale uomo non credo ci sia bisogno di un’accorta esegesi tanto da evocare la richiesta di ritiro della nomina il leader del “Family day” Massimo Gandolfini sostenendo che l’agenzia, al pari dell’ANPI, non ha più ragione di esistere, e niente a che fare col contrasto alle discriminazioni su base razziale etnica e religiosa. Ma non basta! Il “pensiero unico” continua il suo cammino che al pari di Attila distrugge tutto ciò che cresce spontaneo o coltivato. E’ di questi giorni il rinvio a giudizio di Silvana De Mari, scrittrice e columnist della “LaVerità”, querelata per diffamazione dal circolo omosessuale “Mario Mieli”. Ed è questo un gravissimo attacco alla libertà di pensiero garantita dalla nostra Costituzione come ribadito anche dai senatori Malan, Gasparri, Formigoni e Giovanardi. Ma vediamo cosa è successo. La giornalista riporta semplicemente alcune frasi del libro di Mieli “Elementi di critica omosessuale”(Milano Einaudi 1977) ricchissime di giudizi altamente discutibili sia in senso antropologico che filosofico-psicoanalitico. Del tipo “Noi checche rivoluzionarie …possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica”. Ed ancora “La società repressiva e la morale dominante considerano “normale” solo la eterosessualità. La società agisce repressivamente sui bambini tramite l’educastrazione, allo scopo di rimuovere le tendenze sessuali congenite che essa giudica “perverse”. L’educastrazione ha come obiettivo la trasformazione del bimbo, tendenzialmente polimorfo e perverso, in un adulto eterosessuale, eroticamente mutilato ma conforme alla “Norma”. “Per dirla con Jung, il padre diventa per il figlio il modello della persona ma la Persona e un complicato sistema di relazioni fra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve da un lato a fare una determinata impressione sugli altri, dall’altro, a nascondere la vera natura dell’individuo. Tramite l’identificazione col padre, la società costringe il bambino a costruirsi una personalità artificiale, consona alla “Norma” vigente nel mondo esterno e che, nel contempo, si ponga come difesa contro i pericoli del mondo esterno. Il padre quindi si rappresenta come persona decisamente eterosessuale e rifiuta contatti erotici aperti con il figlio il quale invece desidera indifferenziatamente e quindi desidera anche il padre così come gli altri maschi adulti in forza del tabù antipederasta, rifiutando rapporti sessuali con il bambino. La lotta omosessuale rivoluzionaria propone il riconoscersi erotico e affettivo di ogni essere umano nella comunità nel mondo: ognuno di noi di prisma, e spera, e mobile, e, al di sotto al di là delle contraddizioni attuali che ci oppongono che ci negano, ciascuno potenzialmente combacia con ogni altro, in una geometria reale fantasiosa e libera”. Ma “la morale sessuale coercitiva reprime il piacere scatologico infantile e piega i bambini al modello prestabilito dalla società la cui struttura economica e sublimazione angosciate coatta dell’eros in generale e della coprofilia in particolare. L’educastrazione provoca in noi il disgusto per ciò che in tenera età suscitava grande piacere e interesse”. E spiega la giornalista che quello di Mieli e un monito a tenere bene a mente la vitale, originarie prorompente sessualità infantile, in modo da non imbrigliarla nelle coercizioni della “Norma”, che genera inevitabilmente repressione, omofobia, violenza, discriminazione. Sono questi i veri spunti di riflessione sulla genitorialità gay e in generale sulle famiglie alternative a quella tradizionale. Alla “norma” Mieli contrappone l’assunzione e la pratica di tutte le perversioni, che restituiscono agli individui la condizione originaria di transessualità, ovvero la libera e gioiosa espressione della pluralità delle tendenze dell’Eros. E se le perversioni sono tappe inevitabili lungo il cammino dell’eros e dell’emancipazione per la rottura di ogni tabù, in quest’ottica va letta quella che forse a tutt’oggi la più indigesta delle provocazioni di Mario Mieli: la trasformazione della rivendicazione del piacere anale in elogio della coprofagia, che è sia provocazione di ordine estetico, declinata in forma di performance teatrale, sia momento privato di esplorazione del desiderio. Ora che tutto questo si altamente opinabile e discutibile sembra sia ovvio anche perché le “perversioni” delle prime età della vita sono alla base di tutta la disciplina psicoanalitica dal suo Fondatore Sigmund Freud in poi ma che questa abbia incoraggiato i bambini ad essere felici mangiando cacca o distrutto l’attrattività eterosessuale non mi sembra sia stato il suo finalismo storico. E si può rinviare a giudizio una scrittrice per il suo dissenso verso affermazioni che circolano liberamente nei vari siti del web? Perché non possiamo avere la libertà di essere contraltari di questa pseudo-moralità che non ci fa più liberi ma solo più confusi? Perché è così disdicevole avere punti di riferimento evolutivi quando sappiamo benissimo che neurofisiologicamente i nostri neuroni rispondono alla legge del “tutto o nulla” cioè si accendono e meno a seconda di una scelta. Vietare il riferimento vuol dire rendere impossibile la “scelta”! L’uomo nel deserto senza la bussola rischia la sua estinzione come accaduto all’asino di Buridano. Va be che il concetto cardine della natura è l’Entropia e non sappiamo quanto questo “Kaos” sarà controllato o meno ma di certo sappiamo e viviamo in un “casino” etico per il quale sarebbe meglio una sincera discussione e presa di posizione. Sveglia! Migliaia di persone saranno silenziate dall’intolleranza di chi si professa laico e progressista! Questo è il trionfo delle lobby “LGBT”! Le nuove regole mettendo insieme norme antifasciste e disposizioni contro l’omofobia, il razzismo, riducono pesantemente il campo d’azione di molte associazioni impegnate nella difesa della famiglia naturale. Nuove regole liberticide pure e semplici espressioni di una mentalità nazicomunista che deve reprimere il pensiero non allineato. Ed associazioni di genitori e docenti continueranno a lottare in favore della libertà educativa dei bambini e ragazzi e rispettarli nel loro sviluppo psicofisico come garantisce l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Filippo Savarese portavoce di “Generazione Famiglia” afferma “Stiamo assistendo alla erosione delle libertà civili fondamentali conquistate negli ultimi secoli, e paradossalmente per colpa dell’intolleranza di chi si professa laico, relativista, democratico e progressista. Già oggi sulla base di alcune di queste delibere, la nostra associazione subisce pesanti limitazioni al diritto di parola ed espressione. I diritti costituzionali di chi come noi crede che si nasca uomo e donna, oggi dipendono dall’umore di questo o quel sindaco, consigliere o parlamentare.” E bisogna lottare soprattutto nelle scuole dove i genitori dovranno continuare ad esercitare il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli. Ma l’”ovvio” non ha più diritto di cittadinanza a quanto pare!
Pescara li 24-3-2018 F.to Arcadio Damiani

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