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“Un’ottima annata”, il consiglio dell’enologo Vittorio Festa

Ad agosto, avevo ipotizzato una vendemmia ottimale: grazie al clima, perché a un inverno mite e secco è seguita una primavera fresca, con poche precipitazioni piovose, a carattere torrentizio tra fine marzo e aprile e meno intense tra maggio e giugno.

Lo sviluppo delle piante è stato dunque regolare, con vigneti meno vigorosi, ma naturalmente equilibrati dal punto di vista fitosanitario.
Il risultato? grappoli perfetti. Ma, come sappiamo, la natura da e toglie.

E, a distanza di un mese, mi trovo a modificare in parte il mio pensiero a causa della mancanza di acqua che ha rallentato la maturazione delle uve specie in alcune zone dove non è stato possibile intervenire con l’irrigazione di soccorso.

I danni dovuti alla mancanza di acqua sono più evidenti tra i filari, mentre nella pergola abruzzese la pianta si è difesa meglio.

Le uve bianche precoci, traminer, riesling, pinot grigio e chardonnay sono già state raccolte, alcune aziende bio puntano molto su questi vitigni non tipici ma che danno comunque ottimi risultati sia dal punto di vista qualitativo che dal riscontro del mercato.

I vitigni precoci hanno avuto un’ottima allegagione, con una rapidissima moltiplicazione cellulare e distensione che ha causato uno sviluppo velocissimo.

Conclusa la raccolta del pecorino si è passati al trebbiano, lasciato per ultimo per le via delle quantità.

I vitigni tardivi, ovvero quelli di quarta epoca di maturazione, in modo particolare il Montepulciano d’Abruzzo, hanno avuto delle fasi fenologiche un po’ dilatate e in ritardo rispetto alla media del periodo.

Abbiamo riscontrato che in alcune zone dove era stata prevista una resa minore e quindi con meno grappoli, i danni sono stati minimi perché la pianta ha saputo e potuto difendersi meglio.

Quindi con una gestione mirata già in vigna, durante tutte le fasi della crescita della pianta, i risultati anche in condizioni di difficoltà o condizioni climatiche avverse, possono essere ottimali.

La vendemmia di quest’anno si attesta ad un meno 1% rispetto allo scorso anno.

Tuttavia la vendemmia di quest’anno risente della congiuntura economica e della conseguente misura di riduzione volontaria delle rese messa in campo dal Governo, oltre a quelle operate da molti Consorzi di tutela.

Una quantità che dovrebbe consentire all’Italia di rimanere il principale produttore mondiale di vino. Il settore vitivinicolo italiano ha dato prova di una straordinaria capacità di ripresa e resilienza, riuscendo a reggere l’urto di questa crisi senza precedenti che si è abbattuta sul sistema produttivo globale.

Dopo la vendemmia l’obiettivo sarà quello di gestire i mercati in maniera equilibrata e sarà necessario riprendere l’export per far fronte ai danni causati dal duro periodo della pandemia, che vede il nostro mercato chiaramente influenzato anche dallo stock di cantina.

Nonostante tutto, penso che in questa vendemmia la qualità, pur avendo differenze sostanziali date dalla trasversalità climatica dei diversi territori, sarà sicuramente buona, con delle punte ottime ed eccezionali che aiuteranno sicuramente il vino a superare la tremenda crisi del settore alimentare.

In un momento delicato per tutti, l’intera filiera deve essere più che mai unita e compatta e i Consorzi che hanno il potere politico ed economico dovrebbero avere una gestione attenta anche a tutto ciò che circonda le cantine occupandosi delle strutture ricettive affinché il nostro territorio diventi più accogliente.

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