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UTERO ARTIFICIALE

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Nei laboratori del “Children Hospital” di Philadelphia Alan Flake, chirurgo neonatale, ha condotto una ricerca sperimentale pubblicata su “Nature Comunications” i cui risvolti se da un lato mentiscono la creatività e lo sforzo dell’uomo nel migliorare le sue condizioni di vita, dall’altro ingenerano notevole sconcerto e preoccupazione sugli utilizzi possibili in mani umane di quanto scoperto. Infatti lo scienziato ha fatto nascere 8 piccoli agnelli all’interno di sacche di plastica definite “biobag” a ricreare un ambiente extrauterino atto alla crescita del feto. Il motivo etico della ricerca era di aiutare a migliore la prognosi di sopravvivenza dei neonati nati prematuramente a 23-24 settimane. Di qui il passo verso la sperimentazione umana sarà breve e non si può non pensare alla ripercussione che avrà sul futuro delle gravidanze e sulla nascita dei bambini da sacchi di plastica in vece del grembo materno. C’era d’aspettarselo visto il continuo perfezionamento degli strumenti di controllo della vita extracorporea in termini di nutrizione, temperatura, difesa immunologica. Già abbiamo una fecondazione in vitro se si arriva ad una gestazione in plastica il cerchio è chiuso. Da un punto di vista machista e goliardico non mi dispiace perché le donne per anni hanno vantato la loro unica possibilità di portare la vita in grembo (“l’utero è mio e lo gestisco io” di sessantottesca memoria) relegandoci a semplici donatori e con quel rapporto materno filiale così intenso da porre in second’ordine quello maritale. Ora che i conti sono alla pari vorrei vedere quante donne se ne avvantaggeranno specie quelle in carriera che non dovranno sopportare sovrappesi e turbe metaboliche ma solo controllare in laboratorio il proprio bambino che cresce insonorizzato artificialmente col battito cardiaco umano o con la musica degli Intillimani o di Mozart. Aspettano solo la possibilità di una modifica genetica degli ovuli che si potranno connettere a generare una vita nuova senza l’utilizzo dello spermatozoo. Quindi il segreto della vita umana, del bambino sotto il cavolo o portato dalla cicogna è scomparso con tutte le possibilità aperte: dalle banche supermarket dello sperma e degli ovuli alla scelta del laboratorio migliore dove farlo crescere mentre noi continuiamo indisturbati le nostre faccende estremamente importanti più della vita stessa chiusi in quel profondo egoismo, nutriti da un improvvido diritto alla felicità che ha già trasformato l’uomo in un “bot”(abbr. di robot) senza che ci sia più bisogno di “chipparlo” per asservirlo. Uno scenario apocalittico della realizzazione dell’”Homo deus” che come prevedeva nel 1932 Huxley nel suo “mondo nuovo” vedrà pochissimi soggetti ai vertici mondiali e noi abbiamo già un George Soros con le sue multinazionali e Ong che detta le sue leggi mondialiste e globalizzanti. Ma cosa ha condotto il pensiero dell’uomo e della donna a desiderare la scomparsa dei loro ruoli?

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