Levittime minorenni della mafiatornano a parlare attraverso un libro scritto dagli studenti, che restituisce voce e dignità a bambini e ragazzi uccisi dalla criminalità organizzata. È un’opera potente, nata nelle scuole, che trasforma la memoria in responsabilità civile e impegno collettivo.
«Ciao, io sono Cocò e oggi vi racconterò la mia storia». Così si apre uno dei racconti più toccanti del volume. Nicola “Cocò” Campolongo aveva tre anni quando la ’ndrangheta lo uccise nell’esplosione dell’auto del nonno. Oggi, a scrivere quelle parole, sono ragazzi e ragazze delle scuole secondarie dell’Altomilanese, che hanno scelto di farsi carico di una memoria scomoda e dolorosa.
Dal 1945 a oggi, in Italia, la criminalità organizzata ha ucciso 117 bambini e adolescenti. Da questa ferita collettiva nasceLa mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole, volume appena arrivato nelle librerie.
Le vittime minorenni di mafia al centro del progetto RicordaTela
Il libro nasce dal progettoRicordaTelaed è sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. È pubblicato da In Dialogo, marchio editoriale di ITL Libri, ed è stato presentato a Rescaldina nel corso di una conferenza stampa.
Al centro ci sono trentuno storie diverse per epoca, luogo e contesto. Tuttavia, tutte condividono lo stesso destino. Bambini e adolescenti uccisi perché “nel posto sbagliato al momento sbagliato”, oppure perché figli, nipoti o parenti di persone coinvolte in dinamiche criminali.
Le storie dellevittime minorenni di mafiavengono raccontate attraverso testi narrativi, fumetti e rielaborazioni grafiche, nati dal lavoro di ricerca e rielaborazione degli studenti.
Raccontare le vittime minorenni della mafia con testi e fumetti
Levittime minorenni della mafiavengono raccontate attraverso testi narrativi, fumetti e rielaborazioni grafiche. Non si tratta di semplici esercizi scolastici. Al contrario, è un lavoro profondo di comprensione, restituzione e dignità.
Gli studenti non spiegano la mafia in astratto. Raccontano vite reali, mettendo al centro l’innocenza spezzata e il dovere della memoria. Ogni pagina diventa così un atto di responsabilità verso chi non ha potuto raccontarsi.
Le vittime minorenni di mafia: le scuole coinvolte nel progetto RicordaTela
Il volume è il frutto del concorsoRicordaTela. Storie di mafia e ingiustizia, promosso dalla cooperativa sociale La Tela di Rescaldina, in collaborazione con Libera. Hanno partecipato numerosi istituti del territorio, tra cui scuole di Legnano, Parabiago, Rescaldina, Inveruno e Castellanza.
Gli studenti hanno lavorato su archivi, fonti storiche, libri e siti di documentazione. Successivamente, hanno trasformato le informazioni in racconti, fumetti e illustrazioni. In alcuni casi, questo lavoro ha permesso di riportare all’attenzione pubblica storie dimenticate.
La prefazione e la postfazione: parole che pesano
Alessandra Dolci, procuratrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano, firma la prefazione del volume. Con chiarezza, smonta uno dei miti più diffusi: l’idea che la mafia non uccida i bambini. I numeri e le storie dellevittime minorenni di mafiadimostrano il contrario.
Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, cura la postfazione del volume. Secondo Ciotti, questo libro va letto perché c’è molto da imparare dalle storie dellevittime innocenti della mafia. La memoria, sottolinea, ha senso solo se diventa impegno. Altrimenti rischia di restare semplice commemorazione.
La Tela: da bene confiscato a presidio di legalità
Al centro del progetto c’è La Tela, cooperativa sociale che gestisce l’Osteria Sociale La Tela, un bene che lo Stato ha sottratto alla criminalità organizzata. Oggi è un ristorante, un centro culturale e un presidio di legalità impegnato anche nella memoria dellevittime minorenni di mafia.
Come spiega il presidente Giovanni Arzuffi, il libro nasce dallo stesso principio che anima La Tela. Un bene strappato alla mafia torna a essere bene comune solo se genera cultura, partecipazione e coscienza civile, soprattutto nel ricordo deibambini uccisi dalla mafia.
Un progetto di comunità con valore nazionale
Il progetto è stato sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Il presidente Roberto Scazzosi sottolinea come la legalità sia anche cura dei legami e costruzione di futuro.
Il progetto ha destinato le prime copie del libro al Presidente della Repubblica, a Papa Leone XIV e all’Arcivescovo di Milano. Un gesto simbolico che riconosce il valore nazionale di un lavoro nato dal territorio.
Il volume rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra scuola, terzo settore, istituzioni e mondo cooperativo. Un modo efficace per trasformare la memoria in uno strumento vivo, capace di parlare all’Italia intera.


