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Youngtimer

La definizione di Youngtimer è recente, coniata probabilmente nel Nord Europa, e racchiude quelle auto che vanno dagli anni ’80 al 2000 ma è una classificazione vaga a causa dei frequenti sconfinamenti negli anni ’70 e fino al 2010. Non c’è una traduzione precisa in italiano, potremmo definirle “giovani datate”.

Non essendo auto storiche a tutti gli effetti, possono essere considerate come il primo gradino del collezionismo ma il fenomeno è recentemente esploso al di fuori dei ristretti circoli degli specialisti per ragioni soprattutto economiche ed emozionali.

Sono modelli che hanno terminato la parabola discendente del valore e anzi, in alcuni casi sono in netta risalita ma comunque alla portata di molte tasche. È proprio per questo che interessano acquirenti di età disparata, compresi i giovani che con pochi soldi possono entrare in possesso di un’auto di tendenza, per distinguersi dalla massa senza spendere un patrimonio. I cinquantenni invece, sono più sentimentalisti perché le hanno sognate quando erano ragazzi squattrinati e ora riescono a comprarle a prezzi accessibili. Basta frequentare i saloni specializzati per rendersi conto di come appassionati di ogni età restino incantati davanti ad una Golf GTI, Lancia Delta, Fiat Uno Turbo o Subaru Impreza.

Ma perché riescono a suscitare tali emozioni? Oggi le auto sono “perfettine” ma fredde come un frigorifero, imbottite di giochini elettronici ma asettiche, super sicure ma incapaci di trasmettere il vero piacere della guida, sono mosce, soporifere e frigide. Per non parlare delle forme, ormai tutte geometricamente identiche come le scatole delle scarpe. Le auto fascinose oggi sono inarrivabili, astronavi dai costi stratosferici, parliamo di Ferrari, Aston Martin, Jaguar, Mc Laren, Lamborghini, quindi relegate solo al mondo dei sogni.
Chiediamo perdono agli ambientalisti e ai fanatici della sicurezza, ma le Young sono ancora auto umane, dirette, analogiche o con pochissima elettronica, ignoranti e comunicative, con un’anima immutata nel tempo, caratteristiche tecniche di rilievo, stili personali e ancora affascinanti, affidabili e confortevoli, usabili quotidianamente ma soprattutto E M O Z I O N A N T I.

È questa la differenza.

Come dicono i Giapponesi, rappresentano ancora il concetto di Jinba Ittai, la fusione perfetta tra cavallo e cavaliere, leggendaria e ancestrale relazione fatta di armonia fisica e di complicità mentale che si instaura da secoli tra cavallo e cavaliere, tra pilota e auto nel nostro caso.

Provate a sdraiarvi dentro una Mazda MX5, sentire il clock della corta leva del cambio, strizzarsi di paura e godimento alla prima rotonda fatta sul bagnato. Provate il sibilo della Fiat Uno Turbo. Oppure l’andamento aristocratico di una Mercedes S500, la rabbia feroce e indomabile di una Sierra Cosworth, la gioia meccanica di una Delta Integrale a 4 ruote motrici, il controsterzo obbligatorio sulle BMW serie E30/E36, il brontolio profondo di un bialbero Alfa. Robe da lacrime agli occhi, godimento puro e insostituibile.
Tranquilli, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, dalle utilitarie alle supersportive, dalla Panda 4×4 alla Bentley, dalla berlina alla spider. Certo, le sportive di piccola o grossa cilindrata e i modelli particolari, sono già schizzati su quotazioni elevate ma il panorama è ampio. Considerate che al costo di una moderna edulcorata e anonima avete ancora un’ampia scelta per godervi una bella quattro ruote con cui andare al lavoro o scorrazzare la Domenica… moglie gelosa permettendo, ovviamente.