La frase chiave “Zanardi equestre di Andrea Pazienza” apre una vicenda complessa, che unisce arte, memoria e diritto, diventata oggi un vero caso giudiziario. L’opera, gettata nell’immondizia e poi recuperata, solleva una domanda centrale: a chi appartiene un lavoro d’arte salvato dalla distruzione?
Attualmente, il Zanardi equestre di Andrea Pazienza è esposto al MAXXI L’Aquila, all’interno della mostra La matematica del segno. L’esposizione, visitabile fino ad aprile 2026, ripercorre il lavoro e il processo creativo di Andrea Pazienza.
Andrea Pazienza e la commissione dello Zanardi equestre nel 1985
Lo Zanardi equestre di Andrea Pazienza nasce nel 1985. Il Comune di Cesena commissionò l’opera per decorare i pannelli in legno che coprivano i lavori di restauro della fontana cinquecentesca del Masini, in piazza del Popolo.
Il progetto ebbe un carattere collettivo. Infatti, coinvolse anche i fumettisti Ugo Bertotti e Giorgio Carpinteri. Tuttavia, nessuno ha mai ritrovato le loro opere.
Al termine dei lavori, però, si verificò l’imprevisto. Gli addetti smontarono i pannelli dipinti e li abbandonarono in una discarica, senza alcuna tutela.
Lo Zanardi equestre recuperato dalla discarica
In quel momento entra in scena Riccardo Pieri. Il giovane recuperò lo Zanardi equestre di Andrea Pazienza dalla discarica, ricompose i pannelli e fece restaurare l’opera, anche se alcune parti mancavano.
Da allora, Pieri ha custodito il dipinto per quasi quarant’anni. Inoltre, lo ha prestato gratuitamente per diverse mostre a Torino, Bologna, Milano, Roma e oggi a L’Aquila. Grazie a questa scelta, Pieri ha salvato un’opera destinata alla distruzione.
Senza quel recupero, infatti, lo Zanardi equestre di Andrea Pazienza sarebbe andato irrimediabilmente perduto.
L’indagine giudiziaria
La vicenda ha assunto anche un risvolto giudiziario. I carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale hanno avviato un’indagine e hanno ipotizzato un’appropriazione indebita da parte di Pieri.
Successivamente, l’autorità giudiziaria ha archiviato il caso. La motivazione è chiara: senza il recupero, l’opera sarebbe stata distrutta. Di conseguenza, gli inquirenti non hanno ritenuto il gesto penalmente rilevante.
La rivendicazione del Comune dello Zanardi equestre di Andrea Pazienza
La questione non si è chiusa. L’ex senatore dei Verdi ed ex funzionario comunale Sandro Turroni ha presentato ricorso e ha riaperto il dibattito sulla titolarità dell’opera.
Secondo Turroni, lo Zanardi equestre appartiene al Comune di Cesena. A suo giudizio, il Comune commissionò e pagò l’opera. Di conseguenza, la distruzione materiale compiuta dagli operai non ne ha modificato la proprietà.
Il nodo resta quindi aperto. Da un lato emerge il valore del recupero e della tutela dell’arte. Dall’altro, prevale il principio giuridico della proprietà pubblica. Nel frattempo, l’opera continua a raccontare la sua storia, sospesa tra salvezza artistica e diritto conteso.



